26 gennaio 2016

Il ruolo della grammatica nell'educazione linguistica prima e dopo le Dieci tesi

di Matteo Viale*

 

Nella loro serrata critica contro la “pedagogia linguistica tradizionale”, le Dieci tesi prendono di mira tra le altre cose le pratiche di insegnamento grammaticale all’epoca ricorrenti. L’innovativa e ricca concezione dell’educazione linguistica che emerge dal documento mina alle fondamenta la fiducia della scuola nella grammatica, ridotta all’analisi grammaticale e logica e alla memorizzazione di regole sintattiche.

 

Un insegnamento parziale, inutile e nocivo

 

L’attacco esplicito è affidato alla Tesi VII, nella quale l’insegnamento grammaticale tradizionale è visto come parziale, inutile e in ultima analisi nocivo.

Nell’ottica delle Dieci tesi, la grammatica proposta a scuola ha l’enorme limite di dare una visione parziale della lingua, concentrata com’è solo su pochi aspetti del sistema: ingessando la lingua in dubbie regole e tassonomie, dimentica la vitalità dei fatti linguistici, il cambiamento nel tempo e nello spazio, il rapporto che si instaura tra lingua e vicende storico-culturali, gli aspetti sociologici e psicologici del linguaggio, tutti ambiti di studio che in quegli anni si andavano imponendo nelle scienze del linguaggio.

Questa visione limitata rende la grammatica uno strumento inutile per la formazione linguistica degli studenti: «pensare che lo studio riflesso di una regola grammaticale ne agevoli il rispetto effettivo è, più o meno, come pensare che chi meglio conosce l'anatomia delle gambe corre più svelto, chi sa meglio l'ottica vede più lontano, ecc.».

Inutilità aggravata dal fatto che si tratta di una riflessione sul linguaggio scollegata da qualsiasi impostazione scientifica, ferma nella prassi scolastica a teorie linguistiche antiquate e frutto di una inerziale sedimentazione storica («un Aristotele assai mal capito», chiosano icasticamente le Dieci tesi). Un problema accentuato dall’assenza in quegli anni di descrizioni sistematiche e scientificamente fondate del sistema grammaticale italiano, che portava la grammatica scolastica a proporre «cose teoricamente sgangherate e fattualmente non adeguate o senz'altro false». Una lacuna destinata a risolversi solo nei decenni successivi con la pubblicazione di lavori approfonditi di descrizione grammaticale come la Grammatica italiana di Luca Serianni (1988) o la Grande grammatica italiana di consultazione, lavoro d’équipe di impianto specialistico coordinato da Lorenzo Renzi, Giampaolo Salvi e Anna Cardinaletti, apparso tra il 1988 e il 1995.

 

Critiche alla grammatica prima delle Dieci tesi

 

La questione non era nuova nel dibattito scolastico, come si deduce dai continui tentennamenti sul ruolo della grammatica nei programmi postunitari, in cui si passa nel giro di pochi anni dalla sottolineatura dell’assoluta centralità della grammatica al suo ridimensionamento, al punto che nei programmi del 1888 si arriva a dire che «l’analisi logica va assolutamente bandita, essendo certissimo che gli alunni, nulla intendendone, non ne traggono altro frutto che quello di perdere l’amore allo studio». Ma si pensi anche all’ironia sull’analisi logica di Ermenegildo Pistelli nei primi decenni del Novecento, all’impostazione pedagogico-linguistica di un precursore come Giuseppe Lombardo Radice, alle considerazioni di don Lorenzo Milani su lingua e scuola, che per molti versi anticipano quanto messo in evidenza dalle Dieci tesi.

Un giovane Bruno Migliorini, già nel 1921 (cinquant’anni prima delle Dieci tesi), evidenziava il divario tra la grammatica scolastica e gli sviluppi della linguistica moderna, sottolineando che «i metodi grammaticali che ancor oggi imperano nelle scuole non servono affatto ad approfondire la conoscenza della lingua negli alunni, ma solo ad annoiarli terribilmente» e che «se invece che imbottire di regole più o meno artificiose ed astratte la testa degli scolari, si fortificasse con adatti esercizi la loro capacità di espressione, tutta la loro educazione ne avrebbe grande vantaggio». Considerazioni non molto diverse da quelle avanzate qualche decennio dopo da pionieri come Giorgio Pasquali e Giacomo Devoto.

Le Dieci tesi si collocano in questa corrente e nascono in un momento storico più maturo perché la classe insegnante e il dibattito pubblico possano iniziare ad accogliere considerazioni così innovative.

 

Un nuovo modo di insegnarla

 

Sarebbe tuttavia sbagliato pensare che le Dieci tesi auspichino la soppressione della grammatica dai programmi scolastici. La proposta avanzata (Tesi VIII) è quella di inserire la grammatica a scuola nella più ampia cornice dell’educazione linguistica, esercizio di riflessione sul sistema linguistico a partire dall’osservazione e dall’analisi della realtà linguistica dell’alunno, con percorsi per scoperta più che di semplice memorizzazione e applicazione meccanica di schemi rigidi calati dall’alto. Un lavoro sulla grammatica che si inserisca nel più ampio sviluppo delle abilità linguistiche, che non dimentichi il patrimonio lessicale e tenga conto del plurilinguismo italiano, delle lingue straniere studiate, dell’italiano alla base delle discipline scolastiche. Proposte ancora vitali e prolifiche dal punto di vista didattico.

 

Echi nei documenti ufficiali

 

Queste idee trovarono spazio a distanza di pochi anni nei programmi scolastici per la scuola media statale del 1979 e per la scuola elementare del 1981, che vedevano la riflessione grammaticale non come studio formale ma come un mezzo fondamentale per lo sviluppo delle abilità linguistiche   degli alunni. L’eco delle Dieci tesi è del resto ben presente anche nelle recenti Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione (2012) per le quali la “grammatica esplicita” è solo uno fra gli obiettivi di apprendimento per lo sviluppo delle competenze linguistiche e comunicative nella madrelingua.

 

Eccessi e riflussi

 

Eppure, a fronte di eccellenti sperimentazioni, nel periodo immediatamente successivo alla diffusione delle Dieci tesi non mancarono fraintendimenti e radicalizzazioni, che portarono in alcuni casi all’eccesso di un rifiuto complessivo della grammatica a scuola. Rifiuto al quale è seguito in tempi più recenti un riflusso, che ha visto un acritico ritorno alle confortanti certezze della tradizione, con tutte le sue incongruenze.

 

Sfide per la scuola di oggi

 

Il messaggio delle Dieci tesi sull’insegnamento grammaticale risulta ancora clamorosamente attuale nella scuola di oggi, in cui l’incancrenimento delle pratiche didattiche attorno alla grammatica tradizionale è andato di pari passo con una perdita di competenze linguistiche, denunciata da tutte le indagini internazionali.

È ancora necessario, quindi, un rinnovamento delle pratiche didattiche da promuovere in concreto, senza l’illusione che qualche innovazione terminologica rappresenti di per sé un cambiamento dei contenuti linguistici profondi. La scuola deve saper accogliere gli stimoli didattici provenienti dalla ricerca linguistica, senza ad esempio le diffidenze che si percepiscono nei confronti dell’approccio valenziale, che pure potrebbe facilmente consentire di superare non poche incongruenze della grammatica di impostazione tradizionale.

Nella complessa società di oggi è necessario più che mai un insegnamento della madrelingua che rappresenti un vero sviluppo delle competenze linguistiche, da realizzarsi come esercizio di intelligenza e non inteso come ottusa classificazione tassonomica. È ancora doveroso promuovere – anche con libri di testo adeguati e coraggiosi – un’educazione linguistica che non si riduca al programma di grammatica, ma sappia partire dall’esperienza dei testi per dar vita a una vera riflessione metalinguistica utile allo sviluppo delle abilità linguistiche.

La speranza è che la scuola di oggi sappia ancora raccogliere con entusiasmo tutte queste sfide pubblicamente lanciate ormai quarant’anni fa dalle Dieci tesi.

 

*Matteo Viale è professore associato di Linguistica italiana all’Università di Bologna. Si interessa di lingue speciali dell’italiano (in particolare lingua della scienza e dell’amministrazione), di evoluzione del sistema grammaticale e di problemi legati all’educazione linguistica. Ulteriori informazion i: www.matteoviale.it.

 

Immagine: Composizione X (1939)

 

Crediti immagine: Wassily Kandinski [Public domain]


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