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Scritture brevi, dalla citazione alla scrittura creativa

di Francesca Chiusaroli*

 

Il presente contributo ha lo scopo di illustrare l’esperienza di Scritture Brevi in Twitter, in particolare rilevandone le applicazioni relative alla dimensione testuale e letteraria.

Nato nell’anno accademico 2010-11 come progetto universitario della Linguistica e dell’Ingegneria informatica (F. Chiusaroli e F. M. Zanzotto), “scritture brevi” definisce in quest’ambito una categoria metalinguistica volta a comprendere fenomeni della scrittura e del testo scritto entro il diasistema della brevità, nelle epoche che vanno dalle origini dei più antichi sistemi grafici fino agli attualissimi ambienti digitali, radunando le fenomenologie collegabili alle espressioni della sintesi, dell’abbreviazione, della riduzione in elementi minimi significativi, in tutti i casi in cui la rappresentazione in scrittura risulti condizionata dal supporto e dai contesti, e anche influenzata dall’adesione a generi e tipi testuali.

Va collegata a questa base, e alla dimensione più sperimentale della ricerca, la nascita del blog Scritture Brevi - www.scritturebrevi.it - così come, contestualmente, si inserisce nella dichiarata prospettiva laboratoriale il lancio e la diffusione dell’hashtag di Twitter #scritturebrevi, a partire dall’anno 2012.

 

Esperimenti su Twitter

 

Oltre a fornire un contributo alla costruzione del catalogo delle “scritture brevi” di tutti i tempi, attraverso la segnalazione di forme e temi dedicati, rintracciabili attraverso la rete, l’hashtag si configura come un elemento aggregatore capace di dare vita a una comunità di utenti attivamente impegnata con proposte ed esperimenti sui segni (rubrica “Che carattere”), sulle parole (“Giochi di scritture”) e sui testi (“Microstorie”), nelle condizioni dettate dal limite del numero massimo dei caratteri - centoquaranta - quale è la peculiarità di Twitter.

La versatilità dell’etichetta e le stesse regole del social network determinano, in modo naturale, l’applicazione del tag #scritturebrevi a tipologie testuali tradizionali, che trovano occasione di riproposizione e, in certo modo, di rivitalizzazione innanzi tutto attraverso l’espediente della citazione.

 

Dagli aforismi alle verbografie

 

Si tratta di generi di scrittura breve in prosa e in versi, già accolti e sperimentati nel canone letterario di tutte le epoche, dalle massime, agli aforismi, ai proverbi, dagli epigrammi, alle filastrocche, ai limerick, e, sempre per ricordare le tradizioni più celebri, testi brevi e creazioni verbografiche ispirati alle avanguardie storiche.

L’esilità della forma mette in risalto la dimensione grafica quantitativa, oltre all’aspetto linguistico, da cui l’occorrenza, tra le #scritturebrevi rappresentate, di costruzioni ritmiche basate sulla dimensione concreta sillabica, come gli haiku dalla tradizione giapponese, o sulla metrica e sul suono, come i versi allitteranti e le rime.

 

Come favorire identificazione e attribuzione

 

Lo spazio del tweet diventa il contesto in cui il processo di adattamento testuale si realizza attraverso l’applicazione di specifiche tecniche di scrittura, possibilmente elaborate attraverso elementi che possano favorire l’identificazione e l’attribuzione. Lì dove non fosse dichiarato il genere o l’autore, eventuale, della citazione, il riconoscimento può dunque risultare da espedienti grafici di tipo tradizionale – come ad esempio, per la poesia, gli accapo, gli slash, i trattini, le maiuscole a capoverso. Soprattutto in occasioni celebrative si verifica il riconoscimento della categoria attraverso l’hashtag, che, insieme a #scritturebrevi, potrà contenere, o evocare, il nome dell’autore (#celebratingSvevo, #emilyinme, #becomingJane, #JulietWills), oppure il genere del verso (#haiku).

Nei casi di fonti lunghe, la citazione è necessariamente predisposta per allinearsi alla dimensione dei centoquaranta caratteri, da cui la soluzione del testo tagliato, con estrapolazione di parti significative, per lo più con valore di senso compiuto, con hashtag anche in versione personalizzata (dedicata).

 

Nel mezzo del cammin

 

Si inseriscono in tale prospettiva i tweet realizzati con porzioni di testo come gli incipit, gli explicit, caratteristici e riconoscibili per la significatività della collocazione e per il rimando spesso immediato all’ispirazione originale (“Nel mezzo del cammin di nostra vita”), e, nel caso di fonti poetiche, versi significativi e ampiamente noti (“M’illumino d’immenso”). A un ambito più personalizzato si collegano esperimenti di fruizione e riscrittura di testi o fonti artistiche e iconografiche varie, di stampo didascalico o generalmente commentativo (#TwImago, #narrArte).

Insieme alle versioni citative o di commento, di riproposizione e rimaneggiamento, fanno poi capo a #scritturebrevi molti esperimenti di composizione che partono dai canonici modelli letterari o testuali per verificarne le potenzialità in senso creativo.

 

Creando con la grammatica

 

Riconoscibili attraverso hashtag dedicati, gli esercizi riguardano ad esempio la composizione a partire da un inizio dato (#incipitEpoi), oppure la scrittura del verso (#adottaunarima), e i componimenti “condizionati”, come acrostici e lipogrammi (#liposcrivilo), fino alle più varie e sintetiche espressioni in microtesti o microstorie, dove l’ispirazione è fornita dal singolo elemento linguistico (“C’era una volta un re”), che concretamente fornisce il cotesto e vincola la struttura (#leparoletranoi, #hashtagmix). Anche i sintagmi e nessi, o le singole parole, possono essere oggetto dell’esperimento creativo, consentendo di verificare il peso della sintassi nel testo (#inversioni), il ruolo dei segni di interpunzione e dell’ordine degli elementi sul significato (#adottaunsegno, #fatespazio), le collocazioni nel lessico (il fortunatissimo #imperfetti), la portata evocativa della semantica (#cifratonda).

 

Tradurre in emoji

 

Vi è infine uno spazio dedicato a occasioni più sperimentali della scrittura, a partire dalle prove di scrittura tramite emoticon e emoji (#inEmoticon e l’annesso progetto didattico Figuriamoci!), per illustrare le potenzialità dell’espressione linguistica per immagini – pittogrammi, logogrammi – e la capacità delle figure di accogliere e trasferire i valori rappresentati linguisticamente attraverso le grafie alfabetiche. La traduzione di testi in emoji è utile al recupero della dimensione “parlata” sottesa alla lingua scritta e delle componenti prosodiche altrimenti inespresse, ma altrettanto significativamente tale esercizio può guidare le riflessioni teoriche sulla possibilità della costituzione di un repertorio convenzionale e comune nella direzione della comunicazione universale.

 

L'errore innovativo

 

Entrano inoltre nella prospettiva del limite creativo alcuni esperimenti di scrittura tramite compilatore automatico, come #iOS8scrivo (nato in occasione del rilascio del sistema operativo iOS8) o #refusando, sulla capacità creativa dell’errore di digitazione. I procedimenti dei sistemi predittivi, già funzionali per la comoda predisposizione di frasi standardizzate, formulari, modelli di testo fissi e stereotipati, mostrano in questo caso di aprirsi a interessanti applicazioni in direzione della scrittura originale, attraverso il ricercato distanziamento dalle vie compositive più prevedibili, allo scopo della scrittura inedita o curiosa, così che, scegliendo (tra quelle date) la parola meno attesa, meno opportuna, il testo si sottrae alle regole e alle ordinarie combinazioni, potenzia l’effetto sorpresa, va nella direzione del “non noto”, del “nuovo”.

 

Resistenza al correttore automatico

 

Il confronto con gli strumenti di scrittura offerti dal dispositivo può infine percorrere anche i sentieri contrari rispetto allo standard linguistico, come mostrano le prove di scrittura dialettale (#dialettitradotti) e gli esperimenti di riproduzione della letteratura, non solo italiana, delle origini (#linguamadre, dedicata al Cantico delle Creature; #twittoBeowulf sul poema inglese antico): l’adozione di grafie non convenzionali o arcaiche, resa difficile dalla normalizzazione grafica promossa dallo strumento digitale, equivale così a un esercizio di “resistenza” (“Contro lo strapotere del correttore automatico twitta in #linguamadre!”) e in generale opera nel senso di favorire la consapevolezza della posizione o azione dell’uomo rispetto alla macchina. Ancora un’occasione per riflettere sul potere della tecnologia, senza mai rinunciarvi.

 

Il sito: http://www.scritturebrevi.it/scritture-brevi-cosa/

 

*Francesca Chiusaroli, laureata all’Università di Macerata, ha conseguito il dottorato di ricerca in Linguistica all’Università di Pisa e il post-dottorato all’Università di Napoli L’Orientale. È stata ricercatrice presso l’Università di Udine, professoressa associata all’Università di Roma “Tor Vergata”, quindi trasferita all'Università di Macerata, settore Glottologia e Linguistica. Dall'anno accademico 2013-14 è coordinatrice del LaFoS, Laboratorio di Fonetica e Scrittura dell'Università di Macerata (www.unimc.it/lafos). È componente del consiglio direttivo della Società Italiana di Glottologia per il triennio 2014-16. Ambiti di ricerca: Processi della letteraturizzazione dell’inglese della fase antica, etnografia della scrittura; problematiche della linguistica del Seicento, teoresi della lingua perfetta. Dall’anno accademico 2010-11 ha avviato il progetto di ricerca interdisciplinare Scritture Brevi con Fabio Massimo Zanzotto (Ingegneria informatica, Roma “Tor Vergata”). Il progetto si è concretizzato nella realizzazione, nell’anno 2011, di una serie di workshop sull’argomento in chiave teorica e applicata, nella sincronia e nella diacronia linguistica, e prosegue con interventi a convegni, pubblicazioni, attività con le scuole e iniziative culturali dedicate. Tutte le iniziative sono ora legate al blog Scritture Brevi (www.scritturebrevi.it) che dirige con Fabio Massimo Zanzotto.

 


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