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I ragazzi e le ragazze vogliono le storie, con la rete e senza

di Emilia Zazza*

 

Web e letteratura non sembrano andare d'accordo, a meno che non si tratti di comunicazione e promozione. La lettura, la scrittura, richiedono tempi lunghi, concentrazione, pause di riflessione, silenzi. La rete è invece veloce, attiva, crossmediale e interattiva, fatta più di spot che di pensieri articolati. In un'intervista alla «Repubblica» di qualche tempo fa Nick Hornby, uno dei più popolari scrittori inglesi della sua generazione (Alta Fedeltà e Febbre a 90°, tra gli altri), ha detto: «Non dipende solo da internet, ma indubbiamente il digitale ha accelerato la nostra esistenza. Veniamo continuamente interrotti o sollecitati da qualcosa che ci distrae. (...) I libri di 600 o 800 pagine non si possono leggere al ritmo di due-tre pagine per sera …». E le conseguenze di queste nuove abitudini sulla didattica sembrano apocalittiche.

 

I lesson plan di Rai Scuola

 

Ma è davvero così? La rete è continuamente nuova e il 2.0 è relativamente recente, la diffusione dei device tra i ragazzi è sempre più massiccia e si grida all'allarme per l'analfabetismo di ritorno. In realtà non è esattamente così. Come sempre non è un fatto di strumenti, ma (soprattutto) di persone. La rete è lì, demonizzarla non ha senso. La letteratura, le storie, hanno resistito a ben altro e anche le orecchie pronte ad ascoltarle sono sempre lì. Basta dare un'occhiata a quello che succede sulla rete, esempi virtuosi che vanno seguiti, studiati, approfonditi: progetti che integrano la didattica, la lettura, la scrittura e la rete. E questa complessità e apparente frammentarietà può divenire anche una risorsa. Rai Scuola, ad esempio, ha messo a disposizione, sul proprio portale, i lesson plan, uno strumento dedicato a tutti gli insegnanti per facilitare una costruzione organizzata di contenuti: schede, video, testi e immagini compongono un percorso didattico e l’insegnante può condividerlo su Facebook con i propri studenti.

 

Imparare a usare con lentezza

 

Ma blog, social network (Twitter in particolare) e siti web sono mezzi diversi e richiedono linguaggi diversi. Il blog è uno spazio di condivisione aperto al confronto: si creano gruppi di lettura, si commenta, ci si scambiano i materiali. Spesso le case editrici hanno attinto dai blog per trovare nuovi best seller. Per la scuola quello del blog potrebbe essere un ottimo strumento. Sicuramente saranno fin da giovanissimi in grado di aprire un blog, chattare su messenger e pubblicare su Twitter. Ma come si scrive un post, un articolo, come si verifica una notizia, come si ricerca nelle fonti, come si gestisce il flusso di informazioni, come si mettono in relazione tra loro, questi sono aspetti complessi che vanno acquisiti con tempo e conoscenza. I ragazzi devono imparare a essere utenti attivi e non passivi. Non tutti diventeranno creatori di contenuti, ma tutti ne saranno fruitori. Ecco dunque che lavorare con la rete e sulla rete per chi si occupa di materie umanistiche diventa importante.

 

Unblogdiclasse nel Pistoiese

 

Uno degli esempi più illuminati di come la didattica tradizionale, frontale, si può incontrare virtuosamente con la rete è data dal lavoro di Unblogdiclasse dell'Istituto San Marcello Pistoiese. Guidati dalla professoressa Elisa Lucchesi i ragazzi del liceo vengono introdotti in una redazione web, nei primi anni imparano cos'è, ne conoscono il funzionamento, per poi passare alla vera e propria redazione dei contenuti negli ultimi anni di liceo. Vengono riproposte riletture dei classici, anche attraverso Twitter, interviste ad autori contemporanei, approfondimenti filosofici. Tutto questo lavoro però evidentemente non può prescindere da una lettura attenta e approfondita dei testi, che è la premessa per fare una qualunque delle attività elencate, che siano di Catullo o di Sandro Veronesi.

 

L'ora di twitteratura

 

Leggermente diverso è il lavoro che si fa direttamente su Twitter. Accanto a scambi promozionali, giochi di # e citazioni, passatempi che indicano, però, l'attenzione che la rete dedica alla narrativa, ci sono attività di approfondimento e (ri)scrittura che prevedono finalmente un rapporto diverso con il testo. Se è vero che la lettura di un testo di narrativa è lineare e va da “C'era una volta” a “E vissero tutti felici e contenti” e va fatta da soli, in silenzio, è anche vero che un testo di narrativa apre a mille altri testi e mille e più canzoni, quadri, poesie, storie, dati e metadati. E qui sta la vera rivoluzione dell'ebook, del libro elettronico, che permette la presenza di questi link direttamente nel testo, ma è anche vero che questa è la peculiarità assoluta della rete, il suo bene e il suo male: essere multitasking, aprire continuamente finestre sul mondo. Ed è così che su Twitter funziona la twitteratura. Il progetto è partito da Pierluigi Vaccaneo, Paolo Costa e Edoardo Montenegro ed è stato subito contagioso. Pavese, Calvino, Pinocchio, letti, riletti, riscritti dai ragazzi e dalle ragazze delle scuole d'Italia in 140 caratteri. Lavori che, anche in questo caso, non possono prescindere da un attento approfondimento del testo classico e della cultura (sì, anche quella pop) che ci gira intorno. I libri, le storie, sono materiale vivo che resta immutato eppure si trasforma nel tempo, modifica la sua eco, risuona a ogni orecchio e in ogni epoca differentemente.

 

Pottermore

 

E di questa realtà aumentata, approfondita, multimediale possiamo portare un esempio su tutti: www.pottermore.com. Pottermore è il mondo in rete di Harry Potter, il luogo in cui tutto ancora può succede e tutto deve succedere. È un progetto commerciale, certo, ma esprime molte delle potenzialità della rete per quello che riguarda la narrativa. La realtà del web, così come quella della fantasia, non è lineare: ci sono salti avanti, passi indietro, pezzi ritrovati, ma per giocare con Pottermore devi esserti letto tutti i capitoli della saga dall'inizio alla fine, da “Cera una volta” a “E vissero tutti felici e contenti”, quasi 4mila pagine nell'edizione italiana.

 

Tribù di lettori

 

Non credo che i ragazzi non leggano perché c'è internet, penso piuttosto che il problema sia nelle storie. E i ragazzi e le ragazze cercano queste storie, le vogliono sentire raccontare, ne vogliono parlare, che sia sulla rete o a voce. Molti sono i progetti che con successo portano nelle scuole un approccio alla lettura più tradizionale. Il progetto Xanadou del gruppo Hamelin che ha visto tra i vincitori libri come Noi, i ragazzi dello Zoo di Berlino di Christiane F. e Il buio oltre la siepe di Harper Lee, o Scelte di Classe, il progetto di promozione della lettura di Tribù dei lettori, o i Piccoli Maestri, scrittori che vanno nelle scuole a leggere libri con un un'unica regola: che non siano libri di chi fa parte dei PM e che contano più di 100 incontri l'anno. Alla fine quello che conta sono le (belle) storie: i ragazzi le leggeranno su un libro, le approfondiranno su un blog e le analizzeranno via Twitter. Con la benedizione di Calvino, Pavese, Virginia Woolf che, se non lo sapete, hanno un account Twitter.

 

Sitografia essenziale

 

https://it.wikipedia.org/wiki/Blog

http://www.iocsanmarcello.gov.it/

http://www.iocsanmarcello.gov.it/blog/

http://www.raiscuola.rai.it/startLezioni.aspx?crea=1

http://www.twletteratura.org/

www.pottermore.com

http://progettoxanadu.it/

http://hamelin.net/

https://piccolimaestri.wordpress.com/

 

*Emilia Zazza scrive per la tv, per il web e si occupa di social network e letteratura per la RAI (RAI Cultura, RAI 3 - Pane Quotidiano). Collabora con giornali e riviste tra cui «LaRicerca» (www.laricerca.loescher.it) e Corriere.it. È autrice e regista del documentario Termini Underground (2011) presentato al Festival del Cinema di Roma – Alice nella Città e selezionato in diversi festival internazionali. Ha pubblicato racconti in antologie e riviste e il romanzo Si sta facendo notte (peQuod Italic, 2011).


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