Le Parole Valgono

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In questa sezione abbiamo selezionato per voi le canzoni italiane condivise sulla nostra pagina facebook che hanno avuto più successo nel 2018. Per ogni brano, troverete i link alla nostra playlist di Spotify, "Le parole delle canzoni", e alle nostre piattaforme social, dove abbiamo descritto in breve il testo a partire dall'analisi di una parola particolarmente significativa all'interno della canzone.
🎤 SÌ, NON SONO UNA SANTA MA ERANO ALTRI TEMPI GLI ANNI '90 DI VODKA NEL CUORE NE HO VERSATA TANTA LA VITA OGGI È DURA PER UNA DONNA CHE CONTA

SANTA È UN AGGETTIVO E SOSTANTIVO CHE VIENE DAL LATINO "SANCTUS", PARTICIPIO PASSATO DI "SANCIRE" (RENDERE SACRO). INDICA QUALCOSA CHE APPARTIENE ALLA SFERA DEL SACRO, ALLA DIVINITÀ O ALLE SUE MANIFESTAZIONI, QUALCOSA DI CONFORME ALLE LEGGI MORALI E RELIGIOSE, E QUINDI QUALCOSA DI GIUSTO, PIO, RETTO, PURO.
"NON ESSERE UN/A SANTO/A" È UN'ESPRESSIONE USATA PER DESCRIVERE UNA PERSONA DAL COMPORTAMENTO SPREGIUDICATO.

NEL BRIDGE DELLA CANZONE "UNA DONNA CHE CONTA", MYSS KETA POTREBBE CITARE "SONO UNA DONNA NON SONO UNA SANTA" CANTATA DA ROSANNA FRATELLO (E SCRITTA DA EROS SCIORILLI E ALBERTO TESTA), CON LA VOLONTÀ DI SUPERARE LA SITUAZIONE DESCRITTA NEL PEZZO DEL 1971 E RACCONTARE LA STORIA DI UNA DONNA CHE ATTRAVERSA GLI ANNI '80, '90 E DUEMILA CON UNO STILE DI VITA CHE È SEMPRE STATO SOCIALMENTE ACCETTATO SOLO SE PRATICATO DA UOMINI.

M¥SS KETA È UNA CANTANTE ED È ANCHE UN PROGETTO COLLETTIVO (DI MOTEL FORLANINI): QUESTA NATURA MOLTEPLICE È ESPRESSA CHIARAMENTE DALLA SCELTA DI M¥SS KETA DI INDOSSARE SEMPRE UNA MASCHERA. IL DETTAGLIO È PARTICOLARMENTE INTERESSANTE SE SI RISALE ALLE ORIGINI DELLA PAROLA "MASCHERA": NELL’ETIMOLOGIA LATINA INFATTI, ERA IL TERMINE PERSONA A INDICARE LA MASCHERA TEATRALE INDOSSATA DAGLI ATTORI PER INTENSIFICARE LA LORO VOCE, FACENDOLA PER-SONARE, PER FARSI ASCOLTARE ANCHE DAGLI SPETTATORI PIÙ LONTANI. LA STESSA M¥SS KETA HA MESSO IN RELAZIONE QUESTA SCELTA CON IL RUOLO DELL'ATTORE NEL TEATRO CLASSICO: COME SE SOLO ATTRAVERSO LA FINZIONE GARANTITA DALLA MASCHERA, L'ATTORE (M¥SS KETA IN QUESTO CASO) POSSA DIRE LA VERITÀ SULL'ESPERIENZA UMANA.

SE ANCHE IL VOSTRO FINE SETTIMANA È STATO IN CAPS LOCK, ASCOLTATE LA NOSTRA PLAYLIST SU Spotify: bit.ly/TreccaniPlaylist

🎤 Perché adesso la notte è finita e la luce è accesa E mi sveglio in un posto qualunque alle sette di sera Le gengive, la serotonina, tornare a casa Nel crepuscolo nero di tram e anziani in chiesa

La serotonina è un neurotrasmettitore sintetizzato nelle cellule del sistema nervoso e nel tubo gastrointestinale ed è abbondante anche nelle piastrine, sulle quali svolge un’azione aggregante. La serotonina svolge un ampio spettro di funzioni, sia nel sistema nervoso centrale sia in quello neurovegetativo, che derivano dalla sua capacità di agire simultaneamente da ormone e da neurotrasmettitore. Alterazioni della trasmissione serotoninergica sono presenti nella depressione, nell’ansia, nel disturbo bipolare e in alcune forme di demenza.

"Il posto più freddo" descrive una sensazione che, purtroppo, in tanti hanno provato nel corso della vita: una solitudine lancinante causata e acuita dalla rottura di una relazione amorosa. Il racconto si sviluppa nella tensione tra la consapevolezza dell'irreversibilità della fine dell'amore e la richiesta da parte del narratore di un gesto d'affetto, che sia "parlare con qualcuno di gentile" o un abbraccio che lo strappi a quella solitudine dalla quale sa non esserci scampo. Il disagio e la disperazione del protagonista si percepiscono ancora più nettamente nel ritornello, dove si fa cenno proprio a un'alterazione della serotonina, forse purtroppo acuita dall'uso di sostanze stupefacenti (deduzione possibile visto il riferimento al fastidio gengivale).

È domenica sera e siamo tutti le creature più sole su questo pianeta. Quindi facciamoci compagnia con la nostra playlist su Spotify: bit.ly/TreccaniPlaylist

🎤 Voglio triplicare 'sti stipendi Karate flow coi carati nei denti Centomila la taglia sulla nostra testa Cavallini col cavallino sulla maglietta

Il cavallo è un mammifero ungulato perissodattilo, erbivoro, della famiglia degli equidi, già presente con i suoi più antichi antenati nell’eocene inferiore d’Europa e America settentrionale; è diffuso attualmente in tutti i continenti, quasi ovunque allo stato domestico.

Ma i cavalli a cui si riferisce la Dark Polo Gang sono un po' diversi. Con la parola "cavallini", infatti, nel gergo della criminalità organizzata si indicano i corrieri che si occupano della distribuzione di sostanze stupefacenti sul territorio. La canzone racconta che i cavallini, grazie ai proventi delle loro attività illecite, riescono a condurre uno standard di vita alto, simboleggiato dalle polo di un noto marchio di moda il cui logo è proprio un cavallo.

Nella nostra playlist su Spotify ci finisce dritta dritta anche "Cavallini" della Dark Polo Gang feat. Sfera Ebbasta: bit.ly/TreccaniPlaylist

🎤 Mettimi sotto il cuscino un alveare Tanto quello che voglio da te Quello che voglio da te È farmi pungicare

A volte l’amore può esprimersi usando forme arcaiche della nostra lingua. È il caso di "pungicare" (o "puncicare"), un termine desueto (pensate che lo usava Carlo Goldoni) rimasto però nel dialetto romanesco. Il significato è quello che state immaginando: pungere, punzecchiare, anche in senso figurato. 
In "Kiwi" di Calcutta, l’uso figurato è rafforzato dalla metafora dell’alveare sotto il cuscino, che introduce i versi in cui il narratore dichiara all’amata di essere disposto a farsi punzecchiare e, più avanti nel testo, a subire dispetti ben più pesanti.

Una piccola curiosità sul titolo del pezzo. Calcutta è originario di Latina, dove il kiwi è coltivatissimo, tant’è che nel 2004 il Kiwi di Latina è stato registrato tra i prodotti a indicazione geografica protetta (IGP), come vi abbiamo raccontato qualche mese fa (bit.ly/FBKiwiLatinaIGP).

Ah, mondo cane! Il fine settimana volge tristemente al termine, struggiamoci con l’amore tormentato di Calcutta, che entra nella nostra playlist su Spotify: bit.ly/TreccaniPlaylist

 

🎤 Ho chiuso il cielo nella stanza, ho le pareti blu Ho perso la ragione, la ragione sei tu Che mi fai andare fuori, Tu mi fai andare fuori

"Cielo" viene dal latino "caelum" (in grafia tarda "coelum") e indica la volta emisferica che sembra limitare verso l’alto la nostra visione e la cui base circolare sembra posare sull’orizzonte.

Ne "IL CIELO NELLA STANZA" Salmo racconta l'amore per la fidanzata citando "Il cielo in una stanza", canzone scritta da Gino Paoli e interpretata da Mina. Nel pezzo del 1960 l'amore è un'esperienza concreta e carnale che conduce gli innamorati a esperire l'infinito. Così succede per Salmo: pur non essendo abituato a scrivere canzoni d'amore ("I versi d'amore mi fanno sentire uno stupido"), il rapper sardo lascia che questo sentimento riempia la sua vita e le dia senso ("Fai sembrare tutta questa merda meno triste"), gli faccia addirittura perdere il lume della ragione e lo porti a chiudere il cielo nella stanza in cui questo amore viene consumato. 
"Il cielo in una stanza" di Gino Paoli non è l'unica citazione presente nella canzone di Salmo: viene menzionato Fabrizio De André nel verso "Chiedono del nostro amore, De André", un riferimento alla canzone "Verranno a chiederti del nostro amore" del cantautore genovese. Nei versi finali ("Senti come fa, senti come fa / La canzone che ho scritto per te / Non te l'aspettavi invece eccola qua") potrebbero risuonare "Una canzone per te" di Vasco Rossi ("Una canzone per te / non te l'aspettavi eh / invece eccola qua") "La canzone che scrivo per te" dei Marlene Kuntz ("Questa è la canzone che scrivo per te / l'ho promessa ed eccola").

Il fine settimana volge al termine e ci sentiamo un po' sentimentali. Chiudiamoci in una stanza sotto la volta celeste e ascoltiamo la nostra playlist su Spotify: bit.ly/TreccaniPlaylist

🎤 Io sono un missile Ho sfiorato più di mille volte l'atmosfera Ed ora sono inutile

"Atmosfera" è un sostantivo femminile composto del greco "ἀτμός" (vapore) e -sfera. Indica l'involucro gassoso che circonda o sovrasta un corpo solido o fluido. Quando si parla di atmosfera terrestre si intende il miscuglio di gas che avvolge la Terra, detto comunemente aria nei suoi strati più bassi, nei quali è presente l’umidità e avvengono i fenomeni biologici e meteorologici. L'uso figurato di "atmosfera" è un calco del francese "atmosphère": definisce la condizione, il modo d’essere di un determinato ambiente, in relazione ai sentimenti o alle reazioni che può suscitare, ai rapporti umani, o sociali, o culturali che vi si stabiliscono tra individuo e individuo.

In "Io centro con i missili", Pop X usa "atmosfera" in senso letterale e racconta la storia di un missile che, dopo essersi spinto spesso a sfiorare l'atmosfera nel corso della sua esistenza, adesso si sente inutile e vicino alla fine, come confessa nel bridge ("Morirò/In mezzo a miliardi di stelle io starò/In un tempo infinito per sempre/Morirò"). Il senso della canzone, come ha dichiarato lo stesso Davide Panizza, è l'espressione di una sensazione di impotenza.

Sentiamoci tutti meno inutili (e meno missili) con la nostra playlist su Spotify: bit.ly/TreccaniPlaylist

🎤 Ti dico ciao sopra ad un Ciao

"Ciao" deriva dal veneziano "s-ciao", "s-ciavo" (schiavo), un saluto cerimonioso (schiavo vostro). All'inizio usato solo nell'Italia settentrionale, ciao è poi diventato la formula di saluto confidenziale per eccellenza, diffusa non solo in tutt’Italia ma addirittura esportata all’estero come fortunatissimo italianismo. Proprio per la sua stessa ampia diffusione, se ne riconoscono oggi diverse varianti marcate diatopicamente o diastraticamente: sciao, ciau, cià.

In "Fotografia" di Carl Brave featuring Francesca Michielin e Fabri Fibra abbiamo addirittura un doppio ciao: il saluto viene pronunciato in sella al mitico Ciao, popolarissimo ciclomotore prodotto da Piaggio dal 1967 al 2006.

Qui potete dare un'occhiata alla voce dedicata alle formule di saluto nella nostra Enciclopedia dell'Italiano: bit.ly/SalutiTreccani

Qui invece trovate la nostra playlist: bit.ly/TreccaniPlaylist

🎤 Ué deficiente!

"Deficiènte" è un aggettivo e sostantivo che viene dal latino "deficiens, -entis", participio presente di "deficĕre" (mancare). L'aggettivo significa "che viene meno, mancante o anche insufficiente al bisogno". Il sostantivo indicava una persona totalmente o parzialmente minorata nella sua attività intellettuale; la parola, estranea oggi al linguaggio medico, rimane tuttavia nell’uso comune, sia in frasi di compatimento, sia, soprattutto, come epiteto offensivo. Ed è proprio in questa accezione che compare in "Pesto" di Calcutta pagina di. La potete ascoltare qui: bit.ly/TreccaniPlaylist

Anche "ué" merita un approfondimento! Si tratta di una voce onomatopeica utilizzata in alcune parti d'Italia per richiamare l'attenzione di qualcuno (es. "ué, dico a te!"). I suoi sinonimi sono: ahò, ehi, ehilà, ohè, ohilà.

 

🎤 La fine dei vent'anni È un po' come essere in ritardo Non devi sbagliare strada Non farti del male E trovare parcheggio

"Fine" è un sostantivo femminile che deriva dal latino "finis" (limite, confine, cessazione) e indica lo stadio terminale di un evento o il momento preciso in cui l’evento termina.

"La fine dei vent'anni" di Motta racconta le sensazioni provate alla fine dell'adolescenza. Riprendendo l'origine latina della parola "fine", qui ci troviamo proprio ai confini di una stagione della vita: siamo alle soglie dell'età adulta, un momento dell'esistenza in cui si provano sentimenti contrastanti come paura, nostalgia, eccitazione. 
Nei versi citati in apertura, il narratore paragona la fine dei vent'anni all'essere in ritardo, e pone così l'accento su quella strana fretta di crescere e sulla sensazione che il tempo non sia mai abbastanza e che mentre ci si libera dei fantasmi dell'adolescenza si stia perdendo qualcosa di importante, come le amicizie e gli amori.

Per tutti quelli e quelle che stasera si trovano alla fine dei vent'anni (o, semplicemente, alla fine del weekend), ecco la nostra playlist su Spotify: bit.ly/TreccaniPlaylist

🎤 Il primo Natale che tornai a Roma in anticipo Non ero preparato alle tue zie di Firenze Mi ritrovai a pranzo che avevo già mangiato E i cugini avevano i nomi fuori moda dei nonni

"Pranzo" deriva dal latino "prandium", e indica il pasto di mezzogiorno, in contrapposizione a "cena", il pasto della sera. Se leggendo una vecchia traduzione di un classico della letteratura avete avuto qualche dubbio circa le abitudini alimentari dei protagonisti, sì, avevate ragione a essere confusi. Nell’uso elevato, di tradizione letteraria, si preferiva infatti chiamare "colazione" il pasto del mezzogiorno, riservando "pranzo" al pasto della sera. Tra i vari tipi di pranzo, si annoverano: il pranzo di gala, di cerimonia, di beneficenza; il pranzo di fidanzamento, di nozze; il pranzo d’onore, organizzato per festeggiare una persona; il pranzo ufficiale, in senso stretto quello offerto da un’autorità o da un pubblico rappresentante; il pranzo in piedi, a buffet; eccetera.

Il pranzo raccontato da Niccolò Contessa de I Cani non lascia spazio a dubbi: è un vero e proprio pasto di mezzogiorno e non è ufficiale in senso stretto (a meno che non si vogliano intendere i parenti di Claudia, la fidanzata del protagonista, come il corrispettivo di un'autorità), ma rappresenta comunque un momento importante nella vita del narratore ovvero il primo incontro con la famiglia della fidanzata. 
Il desiderio di fare una buona impressione è reciproco: se infatti il protagonista si sottopone "docile a una curiosità sincera e minuziosa, per quanto benevola"; poco dopo apprendiamo che la nonna di Claudia è entrata in camera della nipote interrompendo un momento di intimità e che la sua faccia era "di scusa più che imbarazzo", come a dire la consapevolezza di qualcosa che non doveva essere visto. Ed è a questo punto che l’autore ci fa fare uno scarto significativo: trasferisce infatti la faccia di scuse dalla nonna a un lui stesso più vecchio di quattro anni immortalato nell'atto di sorprendere Claudia, con cui la relazione è ormai terminata, insieme al suo "primo nuovo ragazzo".

Si può avere una faccia di scuse per molti motivi diversi. Il desiderio di fare una buona impressione può insomma nascondere abissi.

Se anche voi avete in programma un pranzo con la famiglia della vostra nuova ragazza o del vostro nuovo ragazzo (o se ieri sera avete visto qualcuno che non avreste voluto vedere), preparatevi a fare una buona impressione ascoltando la nostra playlist su Spotifybit.ly/TreccaniPlaylist

 
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