Le Parole Valgono

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L'archivio dei contenuti social pubblicati nel 2019 dedicati alle "parole nuove" e relativi alla sezione "Neologismi" del Portale Treccani. La classifica, ordinata secondo il successo ottenuto sui social da ogni parola, si chiuderà a fine anno.

«"Scrauso" significa propriamente "di scarso valore" ed è attestato per la prima volta nel 1527 nella confessione autografa di una strega del contado romano, Bellezze Ursini da Collevecchio. Solo da pochi anni questo termine è riemerso nell'uso dei "coatti" della periferia romana.»

Nel 1992 l'Accademia degli Scrausi, un gruppo di giovani linguisti della Sapienza Università di Roma, ricostruiva così la storia del termine "scrauso", antica voce d'area romanesca. Proprio in quegli anni la parola aveva ripreso a circolare nel linguaggio giovanile a Roma, e negli anni successivi il suo uso (in contesti colloquiali e familiari) si è esteso anche fuori della Capitale.
Definizione ed esempi d'uso di "scrauso" li trovate qui: bit.ly/ScrausoTreccani

"La lingua tanto più è ricca quanto più accoglie. Cosi dovrebbe essere anche la Patria. Come la Patria non è un mezzo, uno strumento a nostra disposizione per perseguire i nostri, particolari fini, cosi non è un mezzo la lingua per informarci di questo o di quello. È pensiero, storia, cultura, e noi dobbiamo essere coloro che la trasformano custodendola. La lingua è Matria, però, assai più che Patria; la lingua è materna. Dire che la nostra autentica Patria è la lingua significa affermare che nessuna Patria dovrà più essere a immagine del Padre Potente, della civiltà dominata dalla figura dell'onnipotenza del Padre Padrone. Sì, nella lingua è possibile dimora anche allorché naufraga la Patria."

Le critiche al concetto di "patria" e alle atrocità commesse in suo nome non sono nuove; tra chi immagina forme alternative di costruzione di un'appartenenza comune, negli ultimi anni, ha avuto una qualche fortuna il termine "matria".

Per esempio, la citazione in apertura è tratta da un articolo di Massimo Cacciari su la Repubblica. La trovate anche nella voce dedicata a "matria" nella sezione del nostro sito dedicata ai neologismi: bit.ly/MatriaTreccani

Se l'orientamento sessuale è questione di sfumature, riconoscersi vicini a uno dei tre "poli" (etero, omo, bisessualità) della Scala Kinsey non esclude la possibilità di visitare gli altri due, anche solo nella fantasia.

La disponibilità a farlo si dice "bicuriosità".

PS. La definizione di "bicuriosità" non comprende necessariamente una scenata di gelosia come quella della ragazza sulla destra; ma sapete benissimo che è una citazione.

"I grandi amori si annunziano in un modo solo": con la coniazione spontanea di un neologismo, che a un certo punto si diffonde tanto da attirare l'attenzione dei linguisti. Franca Leosini conduce Storie Maledette dal 1994, ma solo negli ultimi anni le possibilità di condivisione offerte dai social network hanno rivelato una comunità di veri e propri appassionati del programma, che qualcuno a un certo punto ha iniziato a definire "leosiner".

Per leggere alcuni esempi d'uso e i dettagli sulla formazione del sostantivo, potete cliccare qui: bit.ly/LeosinerTreccani

Il video trasmesso pochi giorni fa da Striscia la notizia con un finto fuori onda di Matteo Renzi sta facendo discutere. È forse la prima volta che una trasmissione tanto seguita usa un video "deepfake" di un politico tanto noto. Il problema, ovviamente, non è tanto l'utilizzo a fini comici e più o meno trasparenti di questa tecnologia, quanto la miriade di pericoli connessi alla manipolazione di frammenti audiovisivi che permette di creare dei falsi relativamente credibili. Per rovinare una vita, lo sappiamo, può essere sufficiente far circolare un'intercettazione falsa o un finto video porno: le conseguenze tendono a verificarsi molto prima che i diretti interessati possano dimostrare la propria totale estraneità a quei prodotti.

Se vi è capitato di chiedervi "sì, ma cos'è un deepfake?", avevamo registrato già da qualche tempo il neologismo sul nostro sito. Ne trovate la definizione e alcune occorrenze tratte da giornali e libri a questo link: bit.ly/DeepfakeTreccani

Non c'è un gesto che non riveli un sistema di valori, consapevole o inconsapevole. Trattare gli animali peggio di come tratteremmo gli esseri umani traduce in pratica una convinzione filosofica che si definisce "specismo". La convinzione opposta, secondo cui l'essere umano non può disporre della vita e della libertà di esseri appartenenti a un'altra specie, si chiama "antispecismo".

Ai due link qui di seguito trovate definizioni e esempi d'uso per entrambi i termini: specismo (bit.ly/SpecismoTreccani) e antispecismo (bit.ly/AntispecismoTreccani).

Torniamo a fare chiarezza sulla questione dei neologismi.

Un paio di settimane fa, un post dedicato al neologismo "matria" ha suscitato un piccolo vespaio. Normale così, in un certo senso, perché il termine contiene almeno in potenza un'intenzione politica e ha suscitato la reazione altrettanto politica di chi ritiene che "matria" vada rifiutato o snobbato. Il linguaggio è spesso un campo di battaglia.

Ci teniamo però a sottolineare qual è il ruolo dei lessicografi su quel campo di battaglia: l'equivalente dei reporter di guerra.
Per citare ciò che la nostra redazione rispondeva a un lettore qualche tempo fa, la registrazione di un neologismo «non implica alcun gradimento o sdoganamento morale, politico, ideologico, religioso, ecc. di chi usa la parola, né significa che la Treccani "autorizza" l'uso della parola, perché l'autorizzazione se l'è già data chi la parola la adopera, chi la legge e la commenta (riadoperandola per conto proprio, quindi): la parola viene da noi registrata come fenomeno linguistico esistente e in quanto tale descritta secondo gli stessi criteri scientifici adoperati per altre parole nuove lemmatizzate dalla nostra redazione».

Così come tra i neologismi abbiamo registrato "cyberpirata" senza esprimere sugli hacker un'opinione positiva o negativa (e nel dibattito pubblico esistono entrambe), registriamo "matria", "specismo" e "antispecismo", "guacamole", "sarrismo" e "leosiner" senza voler per questo fare opera di propaganda. Piuttosto, il censimento di questi termini testimonia che la lingua è viva e, nel caso di quelli con una connotazione politica, che c'è un dibattito in corso.

Per esempio, a testimonianza ulteriore del dibattito in corso sul concetto di "patria", riportiamo oggi un altro neologismo registrato nello stesso mese di "matria", e cioè "fratria".
Trovate definizione ed esempi d'uso a questo link: bit.ly/Fratria_2_Treccani
È un termine che a qualcuno non suonerà nuovo: compariva già nel nostro Vocabolario con tre altre accezioni che rimandano all'antichità classica, all'etnologia e alla genetica: bit.ly/Fratria_1_Treccani
Neologismo, infatti, può essere tanto una parola nuova quanto un nuovo significato attribuito a una parola vecchia: sono quelle che Tullio De Mauro nominò – con un neologismo – "neosemie". Ecco un link per approfondire il tema: bit.ly/NeosemiaTreccani

"Be that guy."

L'invito a essere "quello lì" in genere si accompagna a immagini in cui tutti compiono lo stesso gesto tranne uno, che mostra di non volersi conformare. L'immagine a cui più spesso è stata associata la didascalia, probabilmente, è quella risalente al 1936 in cui un folto gruppo di persone fa il saluto nazista, tranne una. Secondo le ricostruzioni, quella persona era August Landmesser, e purtroppo pagò cara la propria opposizione al regime.

Oggi, e non da oggi, la massa viene guardata con sospetto. Viene da chiedersi se siamo alla fine della cosiddetta "società di massa", o se siamo solo entrati in una nuova fase in cui è la personalizzazione stessa, a essere diventata di massa. Non dobbiamo rispondere noi né adesso a questa domanda, ma segnaliamo il neologismo "demassificazione" che si riferisce in qualche modo proprio alla mutazione ideologica (perché sempre di ideologie si parla) che ci porta a preferire l'individuale al collettivo: bit.ly/DemassificazioneTreccani

Proprio poche settimane fa, una lettrice ci chiedeva se "guacamole" fosse maschile o femminile. Molti penseranno d'impulso «maschile, ovvio!», altri si diranno «femminile, come la maionese, perché sottintende "salsa"». La nostra redazione le ha risposto così, cogliendo l'occasione per parlare anche di mango (o di manghi?) e più in generale di come funziona l'"importazione" di parole straniere in italiano:

«I nomi esotici talvolta creano problemi, se di recente introduzione in italiano, come nel caso di "guacamole". "Guacamole" è il nome di una salsa a base di avocado: la voce proviene dallo spagnolo del Messico, che, a sua volta, ha adattato una parola indigena, "ahuacamolli", indicante la salsa di avocado. Proprio "avocado" - ma anche "mango" - suscita discussioni: ha il plurale di tutti i nomi italiani maschili in -o (avocadi)? Oppure resta invariabile (avocado)? Non sempre si hanno risposte definitive, gli usi possono oscillare. Per esempio, "avocado" tende a rimanere invariato al plurale, mentre "mango" al plurale più spesso si flette in "manghi". Stabilito che "guacamole" resta invariato al plurale, notiamo che pochi dizionari della lingua italiana ammettono per il nome sia il genere maschile sia quello femminile (per esempio, Garzanti on line); per i più il nome è solo di genere maschile (Sabatini-Coletti on line, Gabrielli on line, GDLI on line – Supplemento 2004, GRADIT). L'oscillazione ha un riscontro empirico nella ricerca tramite Google: al 20 maggio 2019, "il guacamole" ha quasi 46.000 occorrenze, "la guacamole" 31.300. Quindi, in attesa che vi sia un assestamento definitivo, sarà consigliabile seguire la via prevalente (maschile), ma con la coscienza che attualmente "guacamole" femminile è accettabile, anche perché spesso nei ricettari l'esotismo si combina con il nome femminile "salsa": "la salsa guacamole".»

A questo link trovate definizione ed esempi d'uso di "guacamole": bit.ly/GuacamoleTreccani

Ti mando un vocale
di dieci minuti
soltanto per dirti
quanto sono felice

La lingua italiana conosce da molto tempo "vocale" come sostantivo femminile e come aggettivo, ma la diffusione del sostantivo maschile "vocale" nel senso di "messaggio vocale" è una novità relativamente recente: se Tommaso Paradiso dei Thegiornalisti avesse cantato "ti mando un vocale" qualche anno fa, non avremmo capito a cosa si riferiva.

Per i neologismi segnalati dalla redazione questa settimana, potete cliccare qui: bit.ly/TreccaniNeologismi

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