Le Parole Valgono

Scopri tutte le liste #leparolevalgono

Torna alle liste
In questa sezione abbiamo selezionato per voi alcune canzoni del Festival di Sanremo 2019. Per ogni brano, troverete i link alla nostra playlist di Spotify, "Le parole delle canzoni", e alle nostre piattaforme social, dove abbiamo descritto in breve il testo a partire dall'analisi di una parola particolarmente significativa all'interno della canzone.
🎤 Rose viola Stese sulle lenzuola Come tutte le notti in cui Te ne stai da sola

Il viola, a differenza del violetto (che è un colore puro identificabile nello spettro elettromagnetico della luce visibile), è un colore fra il turchino e il rosso, con varie sfumature, e descrive il colore dei petali del fiore omonimo.

Il viola è stato in passato il colore dei re e dei principi, ma anche dei paramenti dei ministri del culto cattolico durante l'Avvento e la Quaresima. In particolare, nel Medioevo, le autorità ecclesiastiche interrompevano proprio nel periodo quaresimale le rappresentazioni teatrali, causando mancati guadagni alle compagnie. Col tempo, quindi, il viola è diventato il colore più inviso ai teatranti, bandito dalle scene per superstizione.

È con un certo sprezzo del pericolo quindi che Ghemon ha portato sul palco del Festival di Sanremo le sue "Rose viola", fiori che pare testimonino un innamoramento immediato e travolgente. Una donna racconta la sua passione amorosa totalizzante e tormentata. È interessante il cambio di punto di vista nel ritornello, dove la sofferenza della protagonista viene raccontata da un narratore che sembra osservarla, muto, nella fragilità e nell'intimità del suo dolore.

Se stasera vi attende un letto cosparso di rose viola, preparatevi ascoltando la nostra playlist su Spotify: bit.ly/TreccaniPlaylist.

🎤 Dov’è l’Italia amore mio? Mi sono perso Dov’è l’Italia amore mio? Mi sono perso anch’io

L'Italia è un Paese dell'Europa meridionale, una delle regioni naturali europee meglio individuate, data la nettezza dei confini marittimi e di quello terrestre, la catena alpina, con la quale si collega all’Europa centrale.

La domanda che si pone Francesco Motta in questo pezzo non riguarda la geografia; più probabilmente, l'Italia di cui parla è la sua cittadinanza e l'insieme di valori che ne definirebbe l'identità. Il narratore racconta una comunità nazionale divisa e preda dell’insicurezza generalizzata ("tra chi vince e chi perde / e chi non se la sente"), un'incertezza che lo riguarda in prima persona ("mi sono perso anch’io").
Come ha spiegato lo stesso Motta, la canzone nasce dal racconto di Enzo, un marinaio conosciuto a Lampedusa, il quale gli ha detto che durante una battuta di pesca notturna, a un certo punto, ha sentito dei suoni: «pensava fosse una radio, in realtà era un barcone di questa povera gente che stava urlando e chiedendo: "Dov'è l'Italia?". È una domanda a cui non ho saputo rispondere nemmeno io».

Se vi sentite persi anche voi, recuperiamo un po' di senso di comunità ascoltando insieme la nostra playlist su Spotifybit.ly/TreccaniPlaylist.

🎤 Non è follia ma è solo vivere Non sono stato me stesso mai No, non c’è niente da capire

"Follia" è un sostantivo femminile che indica uno stato di alienazione, di grave malattia mentale (sinonimo, quindi, di pazzia). In senso più ampio denota mancanza di senno, stoltezza, orgogliosa o leggera sconsideratezza.

E sarebbe stata proprio una follia non dedicare uno speciale del nostro "Le parole delle canzoni" al Festival di Sanremo. Cominciamo quindi con "Rolls Royce" di Achille Lauro, un inno a uno stile di vita da rockstar (quella per il rock'n'roll è una fascinazione non nuova nell'ambiente della trap). Da Amy Winehouse ai The Rolling Stones, da ELVIS PRESLEY a Jimi Hendrix, da Marilyn Monroe a Paul Gascoigne, nel testo vengono citati musicisti, artisti e personalità sopra le righe, incarnazioni di uno stile di vita fatto di eccessi e sregolatezza. Nel primo verso del bridge il narratore ribalta il senso comune, affermando che vivere da rockstar non è l'eccezione a una vita normale, quindi una follia, bensì l'unico modo, per lui, di sentirsi se stesso. Come confermato dal ritornello, il narratore è consapevole che questo stile di vita potrebbe condurre a un finale prematuro: nei versi "voglio una vita così / voglio una fine così / c'est la vie" riecheggia forse un motivo della tradizione poetica, l'invito a godere la vita nella sua pienezza, consapevoli della sua fugacità ("Quant’è bella giovinezza / che si fugge tuttavia! / chi vuol esser lieto, sia, / di doman non c’è certezza").

🎤 Lasci la città ma nessuno lo sa Ieri eri qua ora dove sei papà Mi chiedi come va come va come va Sai già come va come va come va

"Papà" viene dal francese "papa", un’onomatopea che stilizza il linguaggio infantile. È una voce familiare e affettuosa con cui si designa tradizionalmente il padre in un registro informale; è diffusa in tutta Italia, mentre "babbo" è usato maggiormente in ambito toscano. 

Al Festival di Sanremo, quest’anno, c’è un papà non esemplare.
In "Soldi", Mahmood, vincitore del Festival di Sanremo 2019, racconta il rapporto di un figlio con una figura paterna assente e per molti versi negativa, ipocrita nel suo rapporto tutto esteriore con la religiosità ("Beve champagne sotto Ramadan") e con i suoi impegni familiari ("Ciò che devi dire non l'hai detto"), anche se capace di essere affettuoso, almeno durante la prima infanzia del figlio ("Mi dicevi giocando giocando con aria fiera / Waladi waladi habibi sembrava vera / La voglia la voglia di tornare come prima"). 

Una vena di malinconia, più che di rabbia, accompagna la presa di coscienza da parte del figlio dei veri motivi che spingono il padre a chiedergli ancora "come va?", il bisogno di soldi, appunto. 

0