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Cultura

21 giugno 2012

Ritorno a Keynes

«Gli uomini pratici che si sentono completamente liberi da qualsiasi influenza intellettuale, sono in genere schiavi di qualche economista defunto». (John Maynard Keynes)
Tra gli economisti defunti (e da parecchio tempo ormai) che influenzano gli uomini pratici, uno dei più autorevoli è, in questi burrascosi tempi di crisi,  proprio John Maynard

Keynes. Due prestigiosi economisti, Amartya Sen e  Paul Krugman, pur differenti tra loro per approccio teorico, si sono pronunciati pubblicamente per un ritorno all’impostazione suggerita di Keynes per affrontare la recessione. Amartya Sen, premio Nobel per l’Economia nel 1998, critica la politica economica predominante in Europa, soprattutto per i tagli repentini e brutali dei pubblici servizi che finiscono per abbattere la domanda; auspica un mutamento di indirizzo che faccia uscire l’Eurozona dalla spirale di austerità e di recessione, densa peraltro, a suo avviso, di pericolose conseguenze politiche per la democrazia. Paul Krugman, premio Nobel nel 2008, guarda invece agli Stati Uniti e propone una politica di contrasto alla disoccupazione incentrata sull’incremento temporaneo della spesa pubblica. È necessario, secondo Krugman, invertire le politiche di rigore degli ultimi anni secondo la ricetta keynesiana per cui il momento giusto per l'austerità è l'espansione, non la recessione. Questo approccio, illustrato nel suo ultimo libro End this depression now!, ha l’ambizione di provocare una rapida inversione di tendenza, favorendo l’uscita dalla recessione.
Naturalmente la preoccupazione per i tempi lunghi nella sensibilità contemporanea non può essere scavalcata con una battuta; nondimeno l’interesse non solo accademico per questo dibattito si basa sulla diffusa impressione che le politiche di austerità e di risanamento della spesa pubblica appaiono all’oggi insufficienti e paradossalmente di respiro ancor più breve rispetto alle ricette neokeynesiane.

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