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Cultura

24 febbraio 2012

Lux in arcana; squarci di storia pubblica e segreta

Il 17 febbraio 1600 moriva sul rogo, a Campo de’ Fiori, Giordano Bruno, condannato dall’Inquisizione come «heretico impenitente». Gli atti del processo sono andati perduti durante avventurosi trasferimenti, tranne un Sommario che contiene ampi estratti del fascicolo

dedicato dall’Inquisizione al filosofo nolano; si tratta dunque di materiale di straordinaria importanza storica. Eppure il Sommario del processo a Giordano Bruno è soltanto uno degli eccezionali documenti offerti al pubblico nella mostra Lux in arcana – L’Archivio Segreto Vaticano, si rivela che sarà aperta ai Musei Capitolini dal 25 febbraio al 9 settembre. Per la prima volta, cento documenti, selezionati nell’immenso archivio, varcheranno i confini della Città del Vaticano. La selezione comprende materiali che coprono più di mille anni di storia, dall’VIII fino al XX secolo, e puntellano, chiariscono, commentano decisivi passaggi storici. Si va dal Privilegium Ottonianum del 13 febbraio 962, che stabilisce le prerogative imperiali, al drammatico processo contro i Templari nei primi, ardui, anni del XIV secolo; dalla lettera dei cardinali all’eremita Pietro del Morrone, il futuro Celestino V, con l’annuncio della sua sofferta e sorprendente elezione al papato, alla minacciosa supplica con cui Enrico VIII cerca di imporre a Papa Clemente VII la risoluzione del suo matrimonio con Caterina d’Aragona. Commovente l’umile missiva di Bernardette Soubirous a Pio IX, del 1876, in cui la religiosa si definisce « piccolo zuavo di Vostra Santità, armato di preghiera e sacrificio». Un documento davvero singolare, anche per l’inusuale e fragile supporto, è la lettera che, nel 1887, Pierre Pilsémont, capo tribù degli indiani Ojibwa, scrive a Leone XIII definendolo «Grande Maestro della Preghiera, colui che fa le veci di Gesù». La missiva, scritta su corteccia di betulla, si apre con questa poetica intestazione: «Là dove vi sono le Grandi Erbe, nel mese dei fiori».

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