11 luglio 2012
Il profumo della democrazia. Hong Kong in piazza
Migliaia di persone (400.000 secondo gli organizzatori) hanno partecipato il 1° luglio alla marcia per la democrazia che ha invaso le strade del centro di Hong Kong, in occasione del quindicesimo anniversario del ritorno del territorio alla madrepatria. Diffuse azioni di protesta hanno contaminato inoltre anche le celebrazioni ufficiali e incrinato gli appelli all’armonia e
alla stabilità rilanciati anche in questa occasione dall’ospite d’onore, il presidente cinese
Hu Jintao. Ma certo il fermo di giornalisti ed esponenti politici che fanno domande scomode rimanda a una concezione di armonia molto prestabilita da terrene autorità, la cui legittimità viene apertamente contestata.
La manifestazione per lo sviluppo della democrazia si svolge tutti gli anni dal 2003, da quando fu uno strumento utilizzato dai movimenti di opposizione per sconfiggere quella che ai loro occhi appariva una svolta autoritaria, nascosta nel bozzolo della legge sulla sicurezza. Quest’anno, però, la partecipazione è stata superiore alle aspettative, rappresentando il punto di arrivo di una stagione di mobilitazioni e di proteste, spesso promosse con lo sguardo rivolto alla madre patria, come per l’anniversario della strage di Tiananmen e per l’opaco suicidio del dissidente Li Wangyang.
Ma alla base dei dissensi vi sono anche i problemi interni all’ex colonia britannica, il cui fenomenale sviluppo inizia a incrinarsi mentre si diffondono le richieste di una più completa democrazia che oltrepassi i limiti della Basic Law, la piccola costituzione attualmente vigente e che presidia l'accordo "Un Paese, due sistemi".
Apertamente contestato con slogan e cartelli, Leung Chun-ying, il nuovo capo dell'esecutivo, per il modo in cui è stato scelto, che sembra poco democratico, per alcune illegalità edilizie in cui appare coinvolto, e soprattutto perché troppo legato a Pechino. La democrazia sotto tutela non è troppo attraente per le giovani generazioni.
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