26 luglio 2012
In Somalia si sta aprendo una nuova fase
Non inducono certo all’ottimismo le recenti notizie dalla Somalia, alle soglie di un importante passaggio politico che dovrebbe riportare il paese verso l’unità territoriale, una nuova costituzione e la tregua delle armi. Lunedì 16 luglio, Mohamud Abdi Ibrahim Garweyne, ex ministro del governo di transizione, è stato ucciso a Mogadiscio in un
attentato rivendicato dai ribelli Al Shabaab; nelle stesse ore il coordinatore umanitario delle Nazioni Unite per la Somalia, Mark Bowden, ha lanciato un drammatico allarme sui rischi della carestia, della fame e della malnutrizione che potrebbero causare la morte di due milioni e mezzo di persone, tra cui anche molti bambini.
Il futuro assetto dello Stato si basa sui cosiddetti Princìpi di Garoweconcordati nei due incontri fra le diverse componenti della società somala del dicembre 2011 e del febbraio 2012 ma anche sui risultati delle conferenze internazionali di Londra (febbraio 2012), di Istanbul (maggio 2012) e del gruppo di contatto riunitosi a Roma nel luglio 2012; entro agosto entrerà in vigore la nuova costituzione, le autorità provvisorie termineranno il loro mandato e i loro poteri saranno trasferiti al nuovo presidente e al nuovo Parlamento. Il territorio somalo sarà (quasi del tutto) riunificato. Su questo scenario rivolto al futuro pesano però ingombranti retaggi del passato; la situazione alimentare e umanitaria soprattutto, il problema del ritorno dei profughi, più di due milioni, fuggiti dalla carestia e dalla guerra civile, la persistenza della guerriglia degli Shabaab, al cui ridimensionamento ha fortemente contribuito il contingente dell’Unione Africana. Il testo non definitivo della nuova costituzione, che ha richiesto peraltro uno sforzo finanziario enorme (50 milioni di dollari) delle Nazioni Unite, non prevede la libertà di culto e si presenta come la seconda legge suprema del Paese, dopo la Sharia. Un ruolo decisivo nella nascita della nuova Somalia lo avranno comunque l’assetto tradizionale dei clan e figure come gli anziani; le elezioni a suffragio universale e lo stato di diritto sembrano ancora lontani.
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