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Geopolitica

30 marzo 2012

KONY 2012

Roberto Giunchi

“È ovvio che Kony vada fermato. Il problema è che il 99% del pianeta non sappia chi sia.
Se sapessero, Kony sarebbe stato fermato molto tempo fa.” (Jason Russel)
Era il 2004 quando Jason Russel diede vita all’organizzazione no-profit Invisible Children con lo scopo di dare voce a chi non ne ha e soprattutto di dare un volto a Joseph Kony, leader dell’LRA, Esercito di Resistenza del Signore, movimento che opera

tra Sudan e Uganda con il fine di creare uno stato basato sui Dieci Comandamenti, ma che nel corso degli anni è stato responsabile di crimini di natura orribile tra cui il rapimento di 30.000 e più bambini che sono diventati bambini-soldato se maschi e schiave del sesso se femmine. A questo si aggiungono omicidi e mutilazioni. Tutto questo iniziava nel 1987, 25 anni fa: una vita. Eppure Kony opera nella tranquillità e nel silenzio. Com’è possibile? Perché prima del 2004 nessuno aveva mosso un dito in favore di quei 30.000 bambini? La logica, triste ma vera, si spiega nel non minacciare i mercati, non sfiorare gli equilibri a Nord dell’equatore. Le grida di soccorso non sono arrivate all’orecchio delle istituzioni o dei governi occidentali fin quando, per l’appunto, non si è iniziato a muovere qualcosa direttamente qua, anzi, negli Stati Uniti d’America. Jason Russell ha avuto la forza di mettere su una campagna promossa da ragazze e ragazzi che si chiama Kony 2012, la cui mission sulla carta è semplicissima: rendere Kony famoso, attirare su di lui l’opinione pubblica e, come ci si augura, arrivare alla sua cattura entro la fine di quest’anno.
Fino al 2006 la Invisible Children non era altro che un pugno di persone, ma dopo numerosi tentativi è arrivato il riconoscimento ufficiale dell’organizzazione e lo stesso Barack Obama il 14 ottobre 2011 ha autorizzato che un piccolo numero di forze statunitensi si schierasse a fianco dell’esercito ugandese con lo scopo della cattura del dittatore. Ora non voglio mettermi a dire se mandare l’esercito sia un bene o un male, né tantomeno mi metterò a sindacare se la via armata sia quella giusta o meno. Quello che è certo è che tutto ciò rappresenta un passo enorme se si pensa che è nato tutto da ragazzi e non da governi o forze politiche. Kony 2012 ha iniziato a espandersi a macchia d’olio cercando e trovando l’appoggio di numerosi personaggi dello spettacolo, cantanti e politici stessi.
Da qualche tempo è iniziata la parte più difficile di quest’opera: mantenere alta l’attenzione, far sì che i riflettori non si spengano. L’indifferenza farebbe sì che l’LRA possa proliferare mietendo altre vittime, per la maggior parte bambini, ancora e ancora. Non si tratta di raccogliere firme, né di donare soldi, o almeno non per forza, l’unica cosa che Invisible Children ci chiede è di parlarne, tenerci e tenere informati. Se ci si ferma a pensare ci si rende immediatamente conto di che cosa incredibile sia: un’intera campagna volta a non far cambiare discorso.
Ma è veramente questa la realtà?
C’è chi sostiene che tutta questa faccenda sia, come spesso accade, la punta di un iceberg molto meno nobile. In rete stanno spopolando video che raccontano di una campana ben diversa: un complotto, una strumentalizzazione della CIA per poter giustificare lo schieramento armato in una zona, ebbene sì, ricca di petrolio. Si tornerebbe quindi a storie già trite e ritrite, storie fatte di spietato arrivismo occidentale. Non sono un complottista, ma capisco che questa faccenda possa portare a immaginare scenari in pieno stile Iraq o Afghanistan.
Quello che è indubbio è che in questo caso si parla di un uomo sul cui capo pendono 33 accuse di cui 12 contro l’umanità. Kony 2012 ha quindi questa duplice valenza: far conoscere un dittatore al mondo e, forse, far riflettere ancora una volta sull’importanza dell’informarsi veramente, senza fermarsi al primo articolo o al primo video.

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