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Geopolitica

16 luglio 2012

Le relazioni franco-algerine a 50 anni dall’indipendenza

Anthony Santilli

A cinquant’anni dall’indipendenza algerina, i rapporti tra il paese e l’ex-potenza coloniale sono oggi messi nuovamente alla prova, sia dal nuovo corso presidenziale francese che dagli inediti scenari che vanno profilandosi nel mondo arabo.
Gli incontri programmati per la prossima settimana ad Algeri tra Laurent Fabius, ministro degli Esteri francese ed il presidente algerino Bouteflika, oltre ad avere importanza strategica rispetto alle

numerose crisi che stanno scuotendo la regione (su tutte il Mali e in Siria), fanno riemergere antiche questioni mai risolte nei rapporti franco-algerini, sin dall’inizio dell’epoca post-coloniale.

La missione, ci ricorda il quotidiano algerino al-Watan (lett. “La Nazione”), è la prima effettuata dal nuovo gabinetto francese nel mondo arabo dopo l’elezione di François Hollande, e simboleggia l’importanza accordata dalla Francia all’Algeria come partner politico nella regione. Tra i temi principali che si affronteranno vi sarà inevitabilmente la crisi maliana.

Negli ultimi tempi, Algeri si è fortemente impegnata nei negoziati che a livello regionale si stanno svolgendo attorno alla crisi nel Sahel. Domenica scorsa [8 luglio ndr] la capitale algerina ha ospitato un incontro dei responsabili diplomatici dell’UMA (Union du Maghreb Arabe - che include Marocco, Algeria, Tunisia, Libia e Mauritania) per concertare il tipo d’intervento da adottare per risolvere l’occupazione del Mali settentrionale da parte delle forze islamiste.

L’incontro della prossima settimana dovrà necessariamente tenere presente le forti differenze che vi sono tra Francia e Algeria sulla questione. Da una parte, Parigi propende per un repentino intervento militare nel nord del paese, mentre Algeri è ancora convinta della necessità di trovare una soluzione politica alla crisi, attraverso un piano che includa anche i ribelli tuareg (che contribuirono in maniera determinante alla deposizione, nel marzo scorso, del presidente maliano Amadou Toumani Touré) e che si limiti ad una concertazione tra gli attori regionali coinvolti, senza il coinvolgimento diretto dell’Europa.
La posizione dell’establishment algerino è stata costantemente legittimata dalla stampa nazionale maggiormente vicina al regime di Bouteflika. Il quotidiano al-Mujahid (lett. “Il combattente”) ha negli ultimi giorni riproposto a più riprese gli appelli del Ministro degli esteri Medelci, da sempre sostenitore di una soluzione politica. È di ieri inoltre [15 luglio ndr] un’intervista apparsa sullo stesso quotidiano a Ramtane Lamamra, commissario per la Pace e la Sicurezza dell’Unione Africana, che ha espresso una decisa opposizione alla possibilità di un intervento armato nel paese.

La missione di Fabius non dovrà soltanto preoccuparsi di appianare queste divergenze politiche. Le celebrazioni per il cinquantenario dell’indipendenza ed il nuovo corso presidenziale francese hanno riacceso nell’opinione pubblica algerina la speranza di vedere risolta la cosiddetta “questione della riconciliazione”, ovvero la guerra intorno alla memoria del passato coloniale francese, che vede contrapposti “giustificazionisti” ed “anti-colonialisti”. Molto scalpore avevano destato le parole di François Hollande lo scorso 6 maggio, che in una lettera indirizzata al presidente Bouteflika affermava testualmente: “È ormai tempo che la Francia consideri in modo lucido e responsabile il proprio passato coloniale”.

Di riconciliazione si è parlato spesso in passato in entrambi i paesi, senza tuttavia mai arrivare ad una soluzione condivisa. Per questo la tendenza generale della stampa algerina in questi giorni è stata quella di mantenere una certa prudenza, nonostante le buone premesse.

Citiamo in proposito un lungo articolo a firma di Brhim Senouci apparso lo scorso 12 luglio sul quotidiano Le quotidien d’Oran ed intitolato “Algeria-Francia, perdonare o no?”. L’autore ha paragonato la politica di riconciliazione tedesca post-Olocausto a quella francese dei decenni passati, ricordando come “la Germania ha domandato e domanda continuamente scusa” mentre “quando si tratta di Algeria, tra tentativi revisionistici tesi a far passare la parentesi coloniale come un’opera positiva ed amnistie per i torturatori […] la richiesta di scuse non viene nemmeno contemplata”.
La conclusione dell’articolo è lapidaria: “la questione stessa della riconciliazione non si può porre se non alla luce di una domanda di scuse da parte della Francia. La memoria dei morti senza sepoltura esige anzitutto il rispetto di questa clausola”.

Le divergenze tra i due paesi, sia per il presente che per il passato, sembrano quindi ancora molto forti. Sarà da vedere se l’incontro tra i due presidenti, programmato per la fine del 2012, potrà svolgere una funzione risolutrice al riguardo.

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