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Geopolitica

25 maggio 2012

Messico: la guerra sporca dei narcotrafficanti

Un’altra strage legata al traffico di stupefacenti ha insanguinato il Messico: le vittime accertate fino adesso sono 49. I corpi sono stati ritrovati dalla polizia, domenica 13 maggio, in seguito a una segnalazione anonima; fatti a pezzi, stipati dentro sacchi di plastica, sono stati abbandonati ai lati della strada che collega Monterrey a Reynosa, al confine con il Texas, nello

Stato di Nuevo León. La strage è con ogni probabilità iscritta nella guerra tra le diverse bande di narcotrafficanti operanti nel Messico; in particolare, il Cartello del Golfo e gli Zetas si contendono violentemente, in questa area di confine, il controllo dell’imponente e redditizio traffico di droga, diretto verso gli Stati Uniti. Le prime indagini attribuirebbero gli omicidi al Cartello del Golfo; i sicari avrebbero addirittura lasciato sul posto, come una firma, uno striscione di avvertimento (una cosiddetta 'narcomanta') diretta ai loro nemici Zetas. Episodi del genere non sono rari in Messico; nella seconda settimana di maggio, nei pressi di Guadalajara, nello Stato di Jalisco, erano stati trovati due furgoni, con a bordo i corpi di 18 persone, orrendamente mutilati: una carneficina attribuita proprio agli Zetas.
Sono ormai più di venti anni che il Messico si trova a fronteggiare la tragica emergenza di una criminalità dilagante, che, pur lacerata da faide sanguinosissime, riesce a controllare interi territori e a infiltrarsi nelle istituzioni. La linea dura militare adottata negli ultimi sei anni dal presidente Felipe Calderón  con l’appoggio dagli Stati Uniti, ha inflitto duri colpi alle organizzazioni criminali ma non è riuscita a disinnescare la spirale di violenza, che ha causato 60.000 morti e 10.000 scomparsi in cinque anni. Si tratta principalmente di affiliati alle bande eliminati dalle fazioni rivali; ma hanno perso la vita in agguati spesso accompagnati da macabri rituali anche poliziotti, militari, testimoni, giornalisti. All’origine delle violenze ci sono naturalmente i giganteschi ricavi (decine di miliardi di dollari) del traffico di cocaina proveniente dalla Colombia e diretto verso gli Stati Uniti; alcuni osservatori si chiedono se una strategia tesa a ridurre con interventi sociali la gigantesca domanda di droga presente negli Stati Uniti non sarebbe un argine più stabile e solido allo strapotere delle organizzazioni criminali e al diffondersi delle violenze.

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