Grande laboratorio della politica, l’India ha eletto domenica 22 luglio il suo tredicesimo presidente, il settantaseienne bengalese Pranab Mukherjee (qui il suo sito personale http://www.pranabmukherjee.in/ ).
Figlio di un combattente per l’Indipendenza dal dominio britannico, P. Mukherjee, che si insedierà il 25 luglio (qui una sua dichiarazione ai media http://www.youtube.com/watch?v=V2EYsOL3BXk), ha iniziato la propria carriera politica nel partito del Congresso alla fine degli anni Sessanta del Novecento. Stimato da Indira Gandhi, ne divenne già nel 1973 ministro delle finanze occupando nel decennio che seguì, e fino all’assassinio della figlia di Nehru nel 1984, ruoli di prima evidenza. Durante il governo di Rajiv Gandhi, Mukherjee, che covava ambizioni di leadership, si ritrovò messo ai margini e finì col fondare un proprio partito, che ebbe vita breve (1986-89), il Rashtriya Samajwadi Congress (National Socialist Congress), suo primo e ultimo fallimento. Dopo la morte violenta di Rajiv Gandhi, il suo astro tornò a brillare in una fase dominata dal governo liberalizzatore di Narashima Rao e soprattutto del ministro delle finanze Manmohan Singh (l’attuale premier), che va considerato il vero creatore del boom economico del subcontinente. Mukherjee fu delegato nella Planning Commission, uno degli elementi cardine del sistema indiano (http://planningcommission.nic.in/) e titolare di dicasteri essenziali come quello degli Affari esteri dal 1995 al ’96. Ma egli fu soprattutto l’inventore della carriera politica di Sonia Gandhi, che dopo aver rifiutato, alla morte del marito, ogni ruolo politico, finì per riproporsi meno di un decennio più tardi, assumendo la guida del Congress e divenendo, dopo la rinuncia alla guida del governo, in seguito alla clamorosa vittoria elettorale del suo partito nel 2004, la regista principale della politica indiana (Sonia dovette rinunciare per la denuncia da parte della destra sconfitta della sua origine italiana). Da quell’anno Mukherjee è stato ininterrottamente ministro; della Difesa (2004-2006), degli Esteri (2006-09), delle Finanze (dal 2009 alla nomina presidenziale).
La sua esperienza politica, il suo prestigio e le sue doti di equilibrio sono stati essenziali nel 2011 perché il Congress, in difficoltà per la campagna anticorruzione condotta dall’attivista Anna Hazare http://en.wikipedia.org/wiki/Anna_Hazare, potesse far fronte all’ondata nazionale di protesta in un momento in cui Sonia si trovava peraltro negli Usa per curarsi da una grave malattia. Mukherjee seppe porre da solo un argine alla rabbia antipolitica e al disorientamento del governo e del suo partito. Su questo soprattutto si è costruita la sua candidatura.
Il Presidente della federazione indiana non ha un ruolo direttamente esecutivo, ma il suo operato può risultare in taluni momenti essenziale, un po’ come accade in Italia. Soprattutto il presidente dell’India, dalla sua residenza coloniale di Delhi http://en.wikipedia.org/wiki/Rashtrapati_Bhavan deve sforzarsi di porsi come punto di riferimento aggregante in una realtà così diversificata e complessa come l’India. L’elezione di Mukherjee, proprio in un clima generale caratterizzato in India dalla sfiducia verso il sistema dei partiti e i suoi uomini, segna un cambio di passo significativo. Le ultime nomine di presidenti hanno tutte avuto un forte significato simbolico. Nel 1997 e fino al 2002 presidente è stato un intoccabile, Kocheri R. Narayanan; fino al 2007 uno scienziato musulmano senza esperienza in politica, Abdul Kalam, divenuto amatissimo (ritornato poi all’insegnamento universitario chiuso il proprio mandato), cui è subentrata una donna, Pratibha Patil, personalità politica non di primo piano e creatura di Sonia Gandhi.
In un momento, come accennato, difficile per la politica indiana, con il rallentare della crescita e con nuove elezioni generali ormai prossime, l’India (ossia la sua maggioranza politica: il presidente viene eletto con un complicato sistema in primo luogo dai membri del parlamento centrale e da quelli delle assemblee degli stati federati), sceglie per il ruolo più alto il più politico tra i politici di cui dispone. E il consenso straordinario di cui Mukherjee ha potuto godere (tre quarti delle preferenze, in ciò anche favorito dalla crisi profonda di leadership nella destra indiana) dimostra una decisa volontà di affidarsi, ad evitare guai peggiori, ad un efficace tecnico della politica. Quanto questa scelta possa pagare, lo dimostra la scena politica italiana degli ultimi, ormai, sette anni.
Gli attivisti del movimento contro la corruzione di Anna Hazare, annunciando l’ennesimo sciopero della fame a tempo indeterminato del loro leader che avrà luogo dal 25 luglio, giorno dell’insediamento del nuovo presidente, hanno dichiarato che in quella stessa occasione presenteranno prove inoppugnabili del passato di corruzione di Pranab Mukherjee (http://www.thehindu.com/news/national/article3670404.ece). L’antipolitica ha dunque subito annunciato il contrattacco.
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