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Scienze

18 maggio 2012

I segreti dell’asteroide Vesta

Dawn è il nome della sonda spaziale della NASA che ha raggiunto l’orbita dell’asteroide gigante Vesta nel luglio 2011. Da allora, Dawn ha cominciato a trasmettere incessantemente migliaia di informazioni e immagini, oltre a varie analisi effettuate sul campo grazie alle sue sofisticate apparecchiature.

Questi dati hanno permesso di svelare i segreti di Vesta, come la variegata composizione della sua superficie, i rapidi cambiamenti di temperatura a cui l’asteroide è soggetto, e soprattutto indizi sulla sua struttura interna. Vesta è il secondo corpo celeste più grande presente nella fascia principale degli asteroidi, un vero e proprio ‘testimone’ fossile in qualche modo sopravvissuto fino a oggi, che rappresenta un’importante testimonianza delle prime fasi del sistema solare. Ma ora un team di ricercatori, guidati dal NASA Lunar Science Institute (NLSI), ha condotto una serie di analisi sull’enorme cratere RheaSilvia, scoprendo che il gigantesco impatto da cui l’asteroide ha preso vita deve essere avvenuto più di un miliardo di anni fa, ovvero molto prima di quanto si ritenesse. Si ritiene che la collisione, oltre ad aver creato il cratere, abbia lanciato nello spazio un grande numero di frammenti. Secondo gli scienziati, la sua evoluzione è stata segnata dalle continue collisioni con altri asteroidi, molto più frequenti di quanto non siano oggigiorno. Tanto che, nonostante Vesta si trovi tra Marte e Giove, alcuni suoi frammenti hanno raggiunto addirittura la Terra: alcuni piccoli ‘pezzi’ di questi asteroidi possono essere rinvenuti ancora oggi sul nostro pianeta. Per arrivare a queste scoperte è stato fondamentale l’apporto italiano alla missione Dawn: i ricercatori dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) hanno avuto il delicatissimo compito di collezionare e analizzare i dati, dal cui confronto sono emerse queste nuove rivelazioni.

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