14 agosto 2012
Marte: fin dove arriva la curiosità
Le prime immagini inviate dal rover della Nasa Curiosity sbarcato su Marte il 6 agosto, dopo un viaggio durato poco più di otto mesi, stanno facendo il giro del mondo e riaccendono effettivamente l’interesse intorno alle esplorazioni spaziali: certo, il pianeta rosso nasconde sotto la sua arrugginita superficie una realtà un po’ più grigia e le forme di vita di cui si potrebbe trovare traccia non hanno il fascino dei cinematografici marziani
ma dimensioni e potenzialità molto ridotte, come tracce di batteri vissuti in epoche remote. Eppure le ambizioni della ricerca sono molto stimolanti e mettono in movimento l’immaginario collettivo, su cui Marte ha esercitato sempre una fortissima attrazione. Del resto, l’eccezionalità della missione, da un punto di vista tecnologico e scientifico, è indubbia: il
Curiosity non è il primo apparecchio che approda su Marte per studiarne la natura, ma è dotato rispetto ai suoi predecessori di strumenti scientifici molto più avanzati. Un vero e proprio laboratorio in grado di ricostruire la storia ambientale del pianeta rosso, e fornire così utili elementi per decifrare i cambiamenti climatici sulla Terra; ma l’obiettivo principale è trovare tracce di vita, monitorando la presenza anche sotterranea di molecole organiche e di acqua. Immagini e dati che impiegheranno circa un quarto d’ora per percorrere i 248 milioni di chilometri che separano i due pianeti e soddisfare le nostre curiosità.
Per dare un giudizio definitivo della missione bisognerà aspettare un anno (naturalmente marziano, cioè corrispondente a 687 giorni terrestri). Ma alcuni effetti collaterali sono già visibili: la gestione in chiave di terrestre egemonia statunitense, con un occhio puntato sulla campagna elettorale, le polemiche sui costi, le possibilità di affari, le scommesse. Se a qualcuno è bastata una collinetta per cogliere la profondità dell’infinito, più spesso sembra si guardi a distanze siderali con una certa miopia.
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