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Scienze

18 luglio 2012

Sulle tracce delle migrazioni americane

Francesca Petrera

L’attuale popolazione americana è forse uno dei più chiari esempi di come le successive ondate di migrazione che si sono susseguite nei secoli (e nei millenni) hanno dato origine a popoli e culture completamente nuovi. Ma da dove sono arrivate queste popolazioni e come è possibile andare a ritroso per scoprire quando è successo?
La scorsa settimana due ricerche scientifiche molto diverse tra loro hanno rivelato nuovi dettagli sulla storia delle

migrazioni nel continente americano, dimostrando che circa 15000 anni fa vi coesistevano diverse popolazioni.
I primi abitanti dell’America del Nord e del Sud sono arrivati dalla Siberia in tre diverse ondate migratorie, e non solamente in un’unica, come la maggior parte degli scienziati pensava. La nuova ipotesi, pubblicata sulle pagine della rivista Nature, arriva dall’analisi di 350.000 varianti del DNA estratto da campioni di sangue di 52 nativi americani, 17 rappresentanti delle popolazioni siberiane e altre 57 popolazioni di controllo. I risultati dimostrano che la maggior parte dei gruppi analizzati non derivano da un’unica popolazione originaria, ma piuttosto da tre ondate successive, giunte dall’Asia attraverso lo Stretto di Bering, reso attraversabile grazie all’ultima glaciazione. Due migrazioni si sono verificate dopo la prima grande migrazione e il DNA di queste nuove popolazioni si è mescolato con quello dei primi arrivati. La popolazione eschimo-aleutina ad esempio ha ereditato circa la metà del proprio DNA da una popolazione arrivata nel continente americano con una seconda migrazione, mentre nella tribù dei Chipewyan che parla la lingua Na-Dené circa il 10% del patrimonio genetico deriva dalla terza popolazione e ben il 90% dalla prima.
Questa nuova ipotesi conferma quella proposta nel 1987 dal famoso linguista Joseph Greenberg, che aveva identificato queste tre ondate migratorie sulla base dell’analisi linguistica. 
L’analisi del DNA non rende possibile datare queste migrazioni, che però si stima siano avvenute circa 15.000 anni fa. I dati andranno senz’altro confermati, viste alcune limitazioni nella scelta dei campioni analizzati. Non è stato infatti possibile utilizzare per questo studio il DNA di alcune tribù di nativi americani, perché raccolto per scopi medici e non per studi di genetica di popolazione.
Anche il secondo studio citato in apertura, apparso sulla rivista Science (http://www.sciencemag.org/content/337/6091/223), conferma la presenza di diverse popolazioni in Nord America 13.000 anni fa. In questo caso, grazie all’analisi dei manufatti e dei campioni di DNA estratti da escrementi fossili rinvenuti nelle grotte dell’Oregon, gli antropologi hanno identificato l’esistenza di una popolazione antecedente o coesistente a quella dei Clovis. Questi due gruppi sembrano essere i rappresentanti di due distinte culture e non passaggi evolutivi di una stessa, e questo conferma in parte quanto pubblicato su Nature e cioè che diverse popolazioni coesistessero nel continente americano e che dall’Asia si siano susseguite diverse migrazioni successive.
La storia delle migrazioni americane non è senz’altro chiusa, ma adesso prove diverse, ottenute con metodi di indagine relativi a settori scientifici differenti, conducono alla stessa conclusione. 

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