13 luglio 2012
C’è un oceano nascosto su Titano
C’è acqua su Titano. Anzi: il gruppo di ricerca internazionale coordinato da Luciano Iess, dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma, è arrivato alla conclusione che sotto la superficie della più grande luna di Saturno deve trovarsi un vero e proprio oceano.
Un risultato sorprendente, merito delle rilevazioni della sonda Cassini, che fin dal 2005 ha permesso agli
scienziati di osservare da vicino la struttura geologica di Titano, composta da fiumi di metano e montagne. La ricerca era principalmente concentrata sulle cosiddette ‘maree solide’, veri e propri ‘rigonfiamenti’ causati dall’attrazione gravitazionale di Saturno.
Ebbene, se Titano avesse avuto una struttura interna interamente rigida, l’attrazione gravitazionale di Saturno avrebbe creato ‘maree solide’ non superiori al metro di altezza. I dati di Cassini, invece, mostrano chiaramente che le deformazioni, in alcuni casi, sfiorano un’altezza di 10 metri. Una chiara indicazione che Titano non è costituito interamente da materiale solido: l’estensione del fenomeno delle ‘maree solide’ dimostra inequivocabilmente che sotto la superficie di ghiaccio e rocce ci debba essere un oceano nascosto.
La presenza dell’oceano, inoltre, aiuta a spiegare perché l’atmosfera di Titano sia così ricca di metano, che rappresenta circa il 4% del totale della composizione chimica del pianeta: un oceano può infatti agire da ‘riserva’ in profondità, liberando il metano in esso disciolto, che migra verso l’alto fino ad attraversare la crosta di superficie.
La scoperta, per quanto fondamentale, non conduce automaticamente alla possibilità di trovare vita su Titano: infatti la nascita di organismi viventi è molto più probabile quando avviene un contatto diretto dell’acqua con la roccia, e gli scienziati ancora non sono in grado di ipotizzare quale materiale costituisca il fondo oceanico di Titano. Rimane in ogni caso una scoperta eccezionale, che dà risposte ai molti quesiti sollevati fin dai tempi delle missioni Voyager. E una grande prova della comunità scientifica italiana, visto che il sistema radio che ha permesso di ottenere questi risultati è stato in buona parte realizzato in Italia.
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