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Società

25 agosto 2012

Professioni non "monotone". 5) Assistente personale di una star della musica

intervista a Laura Vergani

Laura Vergani, 40 anni, segue come un'ombra da 12 anni l'artista Zucchero Fornaciari nella sua attività di cantante di fama mondiale

 

Ci descrive il suo lavoro? Sa che la maggior parte di noi neppure pensa che possa esistere una occupazione del genere?
“Laura Vergani – Zucchero’s P.A. (personal

assistant)”: da 12 anni questa è la mia professione ma soprattutto la mia passione! Sono l’ombra di un cantante conosciuto in tutto il mondo.

 

Come ci è arrivata?
Ho saputo che c’era questa possibilità. Ho provato. Mi sono presentata. Ho affrontato vari colloqui ed eccomi qui. Un’avventura cominciata nel settembre del 2000. Agli inizi non è stato facile. Ho avuto grandi momenti di scoraggiamento, avevo paura di non essere all’altezza perché ogni giorno c’era una situazione nuova, una partenza improvvisa, un ospite importante inatteso, un cambiamento, un problema da risolvere. È stata una sfida con me stessa e mi sono impegnata tanto per potercela fare. Non ci sono scuole né formazioni didattiche che ti insegnino questo mestiere: una buona base culturale è fondamentale ma poi tutto si gioca sul campo, giorno dopo giorno e non c’è niente di scontato e di meccanico. È una questione di cuore, soprattutto in un lavoro come questo dove si è a contatto diretto con la creatività e quindi con una spiccata sensibilità. Zucchero uomo è molto sensibile. Zucchero artista lo è ancor di più. 

 

Ci descrive cosa fa?
C’è un’etica da seguire, soprattutto avendo a che fare con un personaggio pubblico. Si parla anche di segreto professionale, ma io lo definirei più che altro “rispetto”. La prima lunga trasferta, due mesi tra Napa Valley e San Francisco, fu una bella esperienza ma ancora ero “giovane” e non totalmente formata. Ma fu l’occasione per cominciare a capire e imparare, conoscere le persone direttamente collegate alla “grande macchina”, che poi negli anni sarebbero diventati i miei interlocutori (management, discografici, uffici stampa, promoter, autori, compositori…), a conoscere meglio Zucchero ed entrare nella sua mentalità, capire i suoi tempi, le sue esigenze, i suoi gusti. Con gli anni sono diventata un po’ la sua ombra, ad ogni suo movimento ne corrisponde uno mio, ad ogni sua esigenza segue un mio intervento, ad ogni sua richiesta mi attivo di conseguenza, ogni suo problema diventa il mio, dovunque lui va io ci sono e lo accompagno, ogni sua soddisfazione la condivido e ogni suo raggiungimento è anche una mia piccola vittoria.
Quando siamo in tour, prima di ogni concerto io devo riuscire ad essere la sua tranquillità. Devo assicurarmi che tutto funzioni, che ogni problema sia superato e soprattutto che nessuno gli trasmetta tensioni o negatività. Ogni stress o qualsiasi motivo di disturbo deve ricadere su di me, mai su di lui… Prima di un concerto, anche il solo bussare alla porta del camerino diventa fastidioso e deconcentrante per il “cantante” che deve affrontare il suo pubblico. Concentrazione, buonumore, allegria e positività: questi gli elementi che sono fondamentali e che non posso mai far mancare prima dell’inizio di uno show. Ingredienti che sono di facile reperimento… quando si lavora con passione e c’è armonia.
In tour ci sono circa 80 persone, tra band, tecnici, autisti, cuochi del catering, ecc. Quasi tutti uomini. Mi devo relazionare con loro quotidianamente. Alcuni non mi vedono bene proprio perché sono donna e quindi la situazione può divenire anche estenuante. Ma l’importante per me è portare a casa il risultato. Non devo per forza essere simpatica e piacere a tutti anche se io provo sempre ad avere un atteggiamento costruttivo e collaborativo e soprattutto un sorriso e buone parole per chiunque perché alla fine, quando si viaggia per periodi lunghi, si diventa come una famiglia. Ogni sera da spettatrice mi godo il concerto. L’unica differenza tra me e uno del pubblico è l’occhio “critico” dell’addetto ai lavori: un po’ di canzoni le seguo dal palco, un po’ dal mixer, poi mi mescolo tra la gente e prendo appunti: sulle luci, sul suono, sulla scenografia, le proiezioni, il movimento dei musicisti… tutte cose che poi servono come base di confronto per migliorarsi sempre più. Ecco alcuni video che dicono un pò di quel che accade


 http://www.youtube.com/watch?v=0xdcTqNRnWc
 http://www.youtube.com/watch?v=E6XbrhpM8s8 
http://www.youtube.com/watch?v=gRNZCjxbQiA
http://www.youtube.com/watch?v=z8j2iWuoQRg


Mentre quando Zucchero è in studio a scrivere e comporre si isola dal mondo e da tutti. Telefono spento e deviato sul mio cellulare, nessun contatto, niente corrispondenza. Così io divento il suo filtro con il mondo esterno.

 

Non pensa di vivere una situazione troppo straordinaria?
Normalmente in un anno sono in trasferta per 9-10 mesi. È meraviglioso anche se c’è sempre un prezzo da pagare e tante cose da sacrificare. Dopo 12 anni, fare la personal di un artista non è un vincolo contrattuale ma è una scelta di vita. È come aver sposato la causa. Molte persone si chiedono come faccia, molta gente mi associa a un personaggio pubblico e mi ricopre di altrettanta importanza, altri mi considerano una marziana proprio perché conduco una vita con uno stile diverso dal comune. Semplicemente mi ritengo una persona fortunata: faccio un lavoro che mi piace, che mi dà soddisfazione, che amo e, soprattutto, che non mi pesa. Sto bene nell’ombra, dietro le quinte, protagonista silenziosa e invisibile e quasi anonima di ciò che il pubblico vede e acclama. Per fare questo lavoro bisogna avere grande spirito di adattamento ma soprattutto grande umiltà. Vivo una vita che “non è la mia”, frequento luoghi, posti che da bambina vedevo solo nei film, ma bisogna sempre tenere i piedi per terra, volare bassi. Incontro persone di ogni genere e livello, ma ognuno merita lo stesso rispetto e la stessa attenzione: dall’artista più importante (le amicizie di Zucchero si compongono di persone come Bono, Sting, Eric Clapton, Brian May, Roberto Baggio, e molti altri) al fan che ha fatto centinaia di chilometri per venirlo a vedere al concerto e lo aspetta ai cancelli dopo lo show.
Certo il mio privato quasi non esiste più. Ma anche mia madre ora capisce e non desidera più per me come faceva tempo addietro un lavoro da contabile, un destino da perfetta commercialista, quadrata, impostata e perfettina.

 

Ripercorrerebbe la stessa strada?
La voglia di conoscere e di farmi contaminare da emozioni e sensazioni non potrebbero mai conciliarsi con una vita sedentaria e monotona. Non vedo alternative a quello che vivo. La verità è che non esistono “alternative” quando si ha la fortuna di avere già un lavoro che si ama, in un ambiente sano e serio e a contatto con delle persone meravigliose. Bisogna sempre migliorarsi è vero, ma oggi mi ritengo una persona professionalmente soddisfatta e appagata. Io sto bene così: oggi qui, domani lì e dopodomani si vedrà.

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