REGISTRATI Chiudi

Società

03 luglio 2012

Tra lavoro e famiglia il prezzo è ancora troppo alto

Nemmeno le più alte dirigenti, quelle che ce l’hanno fatta a infrangere il famigerato soffitto di cristallo, riescono a vivere con serenità il duplice ruolo di donna in carriera e madre attenta nella società contemporanea. Neanche a loro – quelle a cui le donne ‘comuni’ guardano con ammirazione, speranza e un pizzico di invidia – è risparmiato un alto

prezzo da pagare per essersi intrufolate in un mondo ancora quasi tutto al maschile. Un prezzo così esoso che alle volte preferiscono rinunciare.

È il caso di Anne-Marie Slaughter, prima donna a ricoprire la carica di Director of Policy planning nel Dipartimento di Stato americano tra il 2009 e il 2011, che in un articolo pubblicato sulla rivista Atlantic ha raccontato la sua esperienza personale come madre superimpegnata di figli teen agers ‘esuberanti’, esponendo una serie di considerazioni sull’organizzazione solo apparentemente aperta della società attuale, senza risparmiare critiche all’ottimismo velleitario di certo femminismo. Slaughter spiega Why women still can’t have it all: nonostante i grandi progressi conseguiti le donne non possono ancora avere ‘tutto’ e non potranno averlo finché non avranno raggiunto posizioni di potere in un numero sufficientemente alto da poter creare una società veramente più equa. Finché uno stile di vita bilanciato tra impegno lavorativo e impegno familiare non diventerà un modello a cui aspirare per tutti, sia uomini sia donne, in un più generale progetto di ricerca della felicità (che non coincide solo con il successo professionale). Le donne non possono farcela completamente finché non si realizza un mutamento profondo nell’attribuzione dei valori; ma anche più banalmente finché non si attuano modelli lavorativi più elastici, in cui per esempio il lavoro a distanza, se ben fatto vale tanto quanto quello svolto da chi è presente alla scrivania fino alle 8 di sera. E certe affermazioni trionfalistiche delle femministe sono ingannevoli e finiscono col far sentire le donne ‘normali’ frustrate e inadeguate: assalite dai sensi di colpa si chiedono perché loro non ci riescono, dove sbagliano, cosa possono fare di più.

Naturalmente l’articolo ha scatenato una bufera nei media e Slaughter ha ricevute sia critiche feroci che manifestazioni di simpatia; il dibattito è solo agli inizi e si annuncia lungo e animato.

© Riproduzione riservata
ricerca

Il quotidiano, disponibile su iPad, iPhone e tablet Android, per offrire al grande pubblico i contenuti di approfondimento dell'Enciclopedia Treccani collegati ai temi dell'attualità.

Scarica da iTunes Scarica da Play