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Spettacolo

27 febbraio 2012

Cesare deve morire: il trionfo dei detenuti alla Berlinale

La dedica dei fratelli Taviani è stata tutta per loro: i detenuti di Rebibbia, protagonisti della docufiction Cesare deve morire con la quale i registi italiani hanno conquistato il massimo riconoscimento della 62ª edizione del Festival di Berlino.
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laquo;Questo premio ci dà gioia soprattutto per chi ha lavorato con noi. Questi detenuti-attori hanno dato se stessi per realizzare questo film»: queste le parole di Paolo Taviani subito dopo l'annuncio della vittoria che dopo ben 21 anni consegna l’Orso d’oro di nuovo nelle mani del cinema italiano.
Cesare deve morire narra la storia dell’allestimento di una pièce teatrale (il Giulio Cesare di Shakespeare) per la regia di Fabio Cavalli, che da anni cura la rappresentazione di drammi teatrali all’interno delle carceri di massima sicurezza, scrivendo delle sceneggiature cucite sulle peculiarità dialettali dei detenuti-attori e coinvolgendoli in prima persona, chiamandoli a prendere parte tanto nell’organizzazione quanto nella messa in scena finale dell’opera.
E la giuria della Berlinale, presieduta quest’anno da Mike Leigh, ha voluto premiare l’intensità di una pellicola che, attraverso la recitazione in lingua dialettale, restituisce una versione fedele a Shakespeare, ammantata però dell’originalissima intensità interpretativa degli attori, ognuno col suo bagaglio di gioia, senso di colpa, speranza e divertimento.
«A loro va il nostro pensiero: mentre noi siamo qui tra le luci, loro sono nella solitudine delle loro celle», ha aggiunto Paolo Taviani. Perché l’arte è la prima forma di libertà, e a volte è anche l’unica.

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