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Tecnologia

13 luglio 2012

Dotcom sfida il governo USA

Nicola Nosengo

Il personaggio è bizzarro, ma sa il fatto suo. E come una sorta di Julian Assange della net economy, ha intenzione di combattere la sua battaglia apertamente, ben sapendo che il suo potrebbe diventare un caso spartiacque nella legislazione sul diritto d'autore su Internet. Kim Dotcom (nato Kim Schmitz, prima di cambiare legalmente cognome scegliendosi quello perfetto per un imprenditore

della rete), il fondatore del sito di condivisione di file MegaUpload, si è dichiarato pronto a “estradarsi da solo” negli Stati Uniti, e battere le autorità americane al loro stesso gioco, pur di riavere indietro i suoi soldi. Dalla Nuova Zelanda, dove risiede e dove è attualmente libero su cauzione, ha rilasciato un'intervista al quotidiano britannico The Guardian dichiarandosi “pronto alla guerra” contro il governo americano.
Dotcom è perseguito dalle autorità statunitensi per l'attività del sito che ha fondato nel 2005, MegaUpload, diventato in breve il sito di riferimento per il download gratuito di film, musica e altro (nel suo momento d'oro arrivò a rappresentare il 4 per cento del traffico Internet). L'accusa è di incoraggiamento e complicità nella distribuzione di materiale coperto da copyright, e il governo USA ha fatto richiesta di estradizione alla Nuova Zelanda, dove dotcom risiede legalmente. La settimana scorsa è arrivato l'annuncio che l'udienza per l'estradizione slitta però ad Aprile del prossimo anno. Un annuncio che molti hanno salutato come una vittoria per il “pirata” Dotcom, ma che il diretto interessato non ha preso bene. "Non è affatto una buona notizia. Un ritardo della giustizia corrisponde a una mancanza di giustizia. Ed è questo il gioco sporco che stanno facendo gli Stati Uniti. Hanno congelato i miei beni senza nemmeno un'udienza”.
E così Dotcom, assistito da una squadra di 22 legali, ha lanciato il guanto di sfida al Dipartimento di Giustizia USA. Ovviamente via Twitter. “Hey, DOJ (il Department of Justice, ndr) verremmo negli Stati Uniti. Non serve l'estradizione. Ma chiediamo scongelamento dei fondi per pagare gli avvocati e le spese”. Una proposta sincera, ha assicurato al Guardian, ma su cui non si fa illusioni. “Visto come si è comportato finora il DOJ non ci aspettiamo che risponda, e continueremo a combattere l'estradizione dalla Nuova Zelanda”.
Nel frattempo Dotcom alza il tiro mediatico della sua sfida al governo USA, che definisce pilotato dai grandi interessi economici, i “poteri forti” dell'industria culturale, per così dire. "Hanno trascinato i governi di Hong Kong e della Nuova Zelanda in una battaglia per distruggere un business legale, che dava lavoro a 220 persone, inventando accuse sulla pornografia infantile e la propaganda terrorista su Internet” ha dichiarato sempre nella sua intervista al Guardian. “Il caso è morto prima di cominciare e lo dimostrerò”, insiste, prendendosela addirittura con il Vice Presidente americano Joe Biden, che avrebbe a suo dire ordinato l'attacco a MegaUpload per conto delle grandi major cinematografiche americane (la Motion Picture Association of America ha negato decisamente). E ora vuole prendersela direttamente con il numero 1 dell'amministrazione USA, il presidente Obama, a cui rivolger un attacco in musica. Con l'aiuto di Printz Board, produttore dei Black Eyed Peas, e lavorando agli studi di registrazione di proprietà di Neil Finn (leader dei Crowded House e maggiore rockstar neozeleandese), farà uscire un video e una canzone dove si rivolgerà direttamente a Barack Obama. A quanto si sa, la canzone includerà le parole ""We must oppose / those who chose / to turn innovation into crime" (dobbiamo opporci/a chi sceglie/ di fare dell'innovazione un crimine).

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