14 marzo 2017

Scoperta nel cervello la “rete” della coscienza

La volontà, la scelta e l'intenzione di eseguire dei movimenti, ovvero il libero arbitrio sul nostro corpo, e la coscienza di averli compiuti affondano le loro radici in un'area della parte posteriore del cervello, la corteccia parietale. In questo contesto si inserisce quello che è stato scoperto e definito “il neurone della coscienza”: attraversa tutto il cervello ed è collegato a tutte le altre cellule nervose. La scoperta è stata fatta dal team coordinato da Christof Kock dell'istituto americano Allen per le neuroscienze, attraverso uno studio sui topi e con una ricostruzione al computer con la tecnologia 3D, che ha consentito di analizzare i movimenti di tre neuroni, ubicati nella parte del cervello denominata claustro. In pratica i neuroni si comporterebbero come le piante rampicanti, le cui propaggini si aggrappano ad altri neuroni cerebrali, avvolgendo tutto il cervello. Secondo gli studiosi proprio in questo modo il cervello forma la coscienza.

Già Francis Crick, padre del Dna, aveva posto le basi per quella che alle origini sembrava la madre di tutte le battaglie tra scienza e religione, tra prove tangibili e regno della fede. Nel 2003 Crick affermò che “l'anima dell'uomo non ha niente di sovrannaturale, anzi è la banale fusione di un gruppo di neuroni del cervello” e che ce ne sarebbe uno nel cervello all'origine della coscienza e dell'anima degli uomini.

La convinzione scientifica è che le nostre menti, il loro comportamento, possono essere interamente spiegati dall'interazione delle cellule cerebrali. Anni di sperimentazione, di studi su pazienti con lesioni cerebrali, di test su animali e di ricerche psicologiche hanno permesso di arrivare all'essenza stessa – si può dire – dell'anima. Alcuni degli elementi più di rilievo provengono dallo studio e dalla cura di pazienti epilettici. Secondo gli studi sono evidenti in modo in cui la coscienza nasce da reazioni biochimiche del cervello e come diverse parti di esso si fondono l'una con l'altra per creare la coscienza.

Nessuno, per esempio, ha dubbi che essa risieda nei 30 miliardi di cellule nervose del cervello. Tuttavia molti non sono riusciti ancora a spiegare perché i 50 miliardi di cellule nervose del cervelletto non producano risultati analoghi. Il punto di partenza è la definizione della coscienza come “quella cosa che svanisce ogni notte quando cadiamo in un sonno senza sogni”. Una definizione prescientifica, ma che segna il primo passo verso un modo completamente nuovo di guardare al concetto di coscienza. Gli esperimenti finora condotti da neurologi, fisiologi e neuropsichiatri offrono materiale utile, come quello del 1993 durante il quale il cervello di una cavia è stato mantenuto in vita per una giornata, sospeso in una soluzione salina e completamente isolato dal resto del corpo. Il cervello continuava a mostrare tutti i segni di attività tipiche del sonno Rem, quello ricco di sogni.

Tutti gli esperimenti condotti su basi molecolari portano a una conclusione: la coscienza non è uno specchio del mondo esterno, ma un prodotto del cervello e del cervello soltanto.

 

© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata