23 febbraio 2017

Scoperti sette pianeti di tipo terrestre

di Eleonora Ferroni

Siamo soli nell’Universo ? Per ora questa domanda non trova ancora risposta, ma sappiamo di certo che di pianeti simili al nostro ce ne sono. Alla lista si aggiungono i sette esopianeti dalla massa quasi terrestre che orbitano attorno alla nana rossa Trappist-1 , una piccola, fredda (2550 gradi Kelvin) e debole stella a 39 anni luce da noi (235 trilioni di miglia) nella costellazione dell'Acquario con una massa pari all'8% della nostra stella (un po' più grande di Giove). Poco più di un anno fa erano stati scoperti i primi tre oggetti (Trappist-1 b, c, d) proprio attorno a questa pallida stella (0,04% della luminosità del Sole), mentre ieri la Nasa ha annunciato di aver scovato i restanti quattro elementi (d, e, f, g, e, h) di questo esotico ma vicino sistema planetario. Almeno tre degli esopianeti (quelli centrali) si trovano nella cosiddetta zona di abitabilità del sistema, cioè una fascia in cui la temperatura è compresa fra zero e 100 gradi e dove, quindi, semmai ci fosse acqua, questa esisterebbe allo stato liquido (anche la Terra si trova nella zona di abitabilità del Sistema solare). Potenzialmente, però, tutti i pianeti potrebbero – ribadisco “potrebbero” – essere abitabili. La stella è molto giovane, “solo” 500 milioni di anni circa (basti pensare che il Sole ha già 4,6 miliardi di anni).

La ricerca è stata pubblicata su Nature ed è guidata dall'Università di Liegi. Il gruppo di scienziati ha descritto il più grande sistema planetario mai scoperto con tanti possibili “cugini” della Terra. La scoperta grazie all’utilizzo di diversi telescopi terrestri e spaziali: il  Very Large Telescope  in Cile, i telescopi Trappist South e North, lo Uk Infrared Telescope alle Hawaii, i telescopi  William Herschel  e Liverpool a La Palma, il telescopio dell’ Osservatorio astronomico del Sudafrica e il telescopio spaziale Spitzer della Nasa. Le osservazioni risalgono alla fine dell’anno passato.

Se la presenza di acqua fosse confermata da successive indagini, potrebbero anche esistere gli elementi alla base della vita (per adesso nulla di tutto ciò è stato confermato) almeno nei pianeti centrali (e, f, g) dove magari potrebbero esserci degli oceani (tutto dipende dall’atmosfera). «Nella ricerca di vita altrove, questo sistema è da oggi la nostra migliore scommessa», ha rilevato uno degli autori della scoperta, Brice-Olivier Demory, professore all’Università di Berna. Sulla base delle loro densità, tutti i pianeti Trappist-1 possono essere rocciosi. La massa del settimo e più lontano di questi pianeti extrasolari non è ancora stata stimata, ma gli scienziati ritengono che potrebbe essere un mondo gelido simile a una palla di neve. «Queste sette meraviglie sono i primi pianeti di simili dimensioni trovati in orbita a questo tipo di stella», ha detto Michael Gillon, autore principale dello studio. 

Con le recenti osservazioni, i ricercatori dei diversi gruppi di studio hanno affinato le misure sui primi tre pianeti e definito le caratteristiche degli altri quattro. I pianeti b e c hanno un periodo orbitale di 1,5 e 2,4 giorni, mentre il terzo ha un periodo di 4,5 giorni: questi periodi orbitali tanto brevi stanno a significare che i pianeti si trovano da 20 a 100 volte più vicini alla loro stella di quanto lo sia la Terra al Sole, cioè una struttura simile al sistema delle lune di Giove. Il pianeta d conclude un’orbita ogni 6,1 giorni, il pianeta e ogni 9,2, il sesto ogni 12,3 giorni, mentre l’ultimo ogni 20. Pensate che Mercurio (il pianeta che più di tutti “guarda” da vicino il Sole) conclude un’orbita ogni 88 giorni. 

Nichi D'Amico, presidente dell'Istituto Nazionale di Astrofisica, ha commentato: «Questa scoperta è importante non solo dal punto di vista scientifico, ma anche culturale: sapere con sempre maggiore sicurezza che oltre il nostro Sistema solare ci sono luoghi potenzialmente favorevoli alla vita è semplicemente affascinante. La ricerca di pianeti extrasolari è uno degli ambiti in cui l'Istituto Nazionale di Astrofisica è profondamente coinvolto a livello internazionale, con l'eccellenza dei suoi scienziati, strumenti d'avanguardia come il Telescopio Nazionale Galileo e importanti partecipazioni in missioni spaziali di frontiera».

La scoperta è eccezionale per diversi aspetti. «È il primo sistema contenente pianeti di tipo terrestre nella fascia di abitabilità per i quali sia stato possibile determinare, sia pur in modo preliminare, la loro densità, e quindi la composizione interna, scoprendo che sono probabilmente rocciosi come la nostra Terra», ha commentato Alessandro Sozzetti, astronomo Inaf. «In secondo luogo, tre dei sette pianeti del sistema sono soggetti a livelli di irraggiamento da parte della stella centrale simili a quelli che Venere, la Terra e Marte ricevono dal nostro Sole, e se possedessero un'atmosfera di tipo terrestre potrebbero avere oceani sulla superficie. Inoltre, la bassissima luminosità e le dimensioni paragonabili al nostro Giove rendono gli eventi di transito dei pianeti in fascia abitabile frequenti e facili da rivelare, aprendo la possibilità della caratterizzazione dettagliata delle loro proprietà atmosferiche con strumentazione di punta già esistente (come Hubble) o pronta nel futuro prossimo (come il James Webb Space Telescope)». 

Questi esopianeti rocciosi potenzialmente abitabili attorno a stelle molto piccole sono considerati dei veri e propri laboratori, dove poter studiare le storie evolutive di altri sistemi planetari. Ovviamente, come hanno spiegato gli scienziati della Nasa, si tratta di uno studio appena iniziato e ci sono ancora tantissimi punti da chiarire; come, ad esempio, se uno dei sette pianeti possiede una qualche forma di atmosfera.

 

Immagine: Rappresentazione artistica dei sette pianeti del sistema di Trappist-1. Crediti: NASA/JPL-Caltech

 

 IL VIDEO DELLA NASA

 

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