16 giugno 2014

I turisti del divorzio

di Nicola Boccola

La proposta di legge sul divorzio breve attende solo il sì del Senato: per liberarsi di un matrimonio malriuscito e librarsi verso nuove libertà occorreranno sei mesi in caso di separazione congiunta o dodici per le insidiose separazione giudiziali, un terzo del totale. Il provvedimento anticipa le nuove norme sul diritto di famiglia – si discuterà ancora dell’introduzione del Tribunale della Famiglia e della Mediazione familiare – interessando da subito le oltre 200mila coppie che, ad oggi, sono arenate per una media di tre anni e mezzo in biblica attesa della sentenza. La norma andrà a dissolvere l’ingegnoso business del turismo divorzile: secondo una proiezione dell’Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani negli ultimi anni ben 8mila coppie italiane si sono recate in altri paesi dell’Unione Europea per ottenere un divorzio chiavi in mano. Gettonate Spagna, Inghilterra e Olanda ma capofila la Romania, complici le convenienti tariffe  e un lassismo nelle necessarie procedure preliminari di cambio di residenza: con poche migliaia di euro è ancora possibile, dopo un’unica visita a Bucarest, ottenere il divorzio in una manciata di mesi con l’assistenza di solerti pool di avvocati e traduttori. Che ne sarà dell’agenzia Divorzio in Romania, che corredava il volenteroso sito web con eleganti immagini di tribunali e giudici romeni giusto per iconicamente segnalare ai più scettici che non si è più ai tempi di Ceauşescu? Li si invita a non demordere, visto che la fuitina oltrecortina ricorre sovente nell’arte italiana dello sfilarsi l’anello: oltre all’evergreen Sacra Rota – da sempre appannaggio dei più abbienti – nel secondo dopoguerra il must era l’annullamento del matrimonio a San Marino, come racconta Anna Tonelli ne Gli irregolari – Amori comunisti al tempo della Guerra Fredda. Nel brillante saggio appena pubblicato per Laterza si ricostruisce il clima improvvisamente disteso di militanti comunisti e partigiani che favorì la nascita di nuovi amori e la doppia morale dei dirigenti PCI, pignoli nel rimbrottare stili di vita da borghesi degenerati ma scavezzacolli in privato. La soluzione per i leader comunisti era anche allora il rifugio momentaneo in nazioni assoggettate alla grande madre sovietica come Ungheria e Romania, ma ancor più la comoda enclave romagnola che consentì anche a centinaia di semplici militanti e cittadini l’annullamento del matrimonio a patto che fosse consensuale e non celebrato in chiesa. Fino alla definitiva reazione democristiana del 1954 che impose un periodo di residenza reale di almeno un anno nella Repubblica sammarinese e fu trionfalmente commentata (“si chiude un tentativo di lesione del nostro ordinamento matrimoniale, vanto della nostra tradizione”) da un giovane Andreotti. E mentre Palmiro Togliatti per anni non riuscì a svincolarsi dal legame coniugale con un’ostinata Rita Montagnana, esponenti come Luigi Longo e Edoardo D’Onofrio ricorsero entusiasti a quella che Tonelli maliziosamente definisce la Sacra Rota comunista. Preistoria al cospetto del divorzio smart proposto dal loro erede Renzi.

 

Tonelli Anna Gli irregolari. Amori comunisti al tempo della guerra fredda Laterza (collana  I Robinson. Letture) 2014, XV-175 p. brossura € 18,00, eBook € 10,99 © Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata