01 luglio 2015

La Grecia culla della democrazia? Non di quella che conosciamo

di Riccardo Chiaberge

La Grecia è la culla della democrazia, ripetono in questi giorni tifosi e detrattori del governo di Atene, pensando non tanto alla Grecia di Tsipras, quanto a quella di Pericle. Ma ammesso che la culla stia lì, sul mare Egeo, chi era, esattamente, il neonato nella culla? Di cosa parliamo quando parliamo di democrazia? Vale la pena di interpellare qualcuno che in materia sa il fatto suo: Giovanni Sartori, il più grande dei nostri politologi. Riprendo in mano un suo libro del 1993, Democrazia. Cosa è (Rizzoli, poi riedito dalla Bur). Democrazia degli antichi e democrazia dei moderni, spiega Sartori, sono due cose ben diverse, così come la democrazia diretta è altra cosa dalla democrazia rappresentativa.

 

Città senza Stato
Anzitutto, è sbagliato parlare di “città-Stato”, perché la Polis dell’Antica Grecia era una “città-comunità, una città senza Stato”. E anche senza politici di professione: le cariche erano attribuite, di regola, per sorteggio e in rapidissima rotazione. Un modello a prima vista affascinante, che piace molto ai grillini, in cui governati e governanti si scambiano, a turno, le parti.

Attenzione però, avverte Sartori: “lo stato di essere ‘senza Stato’ è anche obbligo di restare città, di restare intra moenia, e cioè di restare piccoli. Atene, si calcola, arrivò a un massimo di 30-35 mila cittadini (su un totale di 300 mila abitanti). La polis democratica fiorì, ma alla stessa stregua perì, perché incapace di ingrandirsi, perché condannata allo spazio che la istituiva e rendeva possibile”. E perì in un tempo storicamente non lunghissimo: meno di due secoli, il tempo che intercorre tra la riforma di Clistene (508 a.C.) e la controriforma imposta dai Macedoni nel 322 a.C. Dopodiché, per duemila anni, di democrazia non ha più parlato nessuno, né in Grecia né altrove.

 

Cittadini o individui
E poi, vogliamo parlare di cosa significava essere un cittadino della Polis? Implicava darsi per intero alla Polis: dare il proprio sangue nella guerra e tutto il proprio tempo nella pace. Non avere la libertà di tralasciare gli affari pubblici per occuparsi di quelli privati. Un’assemblea al giorno, un referendum al giorno, sai che vita. Senza contare gli ostracismi e le persecuzioni contro i personaggi scomodi. “Idion, la parola greca per il latino privatus, è l’opposto (difettivo) di koinòn, di ciò che è comune (e buono)”. Per noi moderni, ci ricorda Sartori, “non è più vero che il cittadino sia ‘tutto l’uomo’. Tra noi e gli antichi c’è stato il cristianesimo, il rinascimento, il giusnaturalismo, la Riforma e tutta la lunga meditazione filosofica e morale che si conclude in Kant”.

La Grecia è stata la culla di una democrazia che andava bene nell’Atene del sesto o quinto secolo prima di Cristo. Nel Novecento ha avuto i colonnelli, una dittatura militare finita appena quarantuno anni fa. La vera culla della democrazia moderna, la democrazia parlamentare che conosciamo e pratichiamo sempre più svogliatamente, è l’Inghilterra: un paese che dalla fine del Seicento non ha mai visto un tiranno.

 

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