De l’unicorno

dal BESTIARIO MORALIZZATO

      Signore, porrai me dare dotrina,
       k’a l’unicorno desti volentate
       d’umilïare la sua gram ruina
       ver’, si è, beleççe cun verginitate:
5        la quale tanto lo core li affina,
       ke ve se adorme e la morte ne pate;
       ma [la] sua carne puoi per medicina
       se dà, ke vale ad onni infirmitate.
       E cusì de lo tuo fillio facesti:
10        mamdastilo a la Vergine Maria,
       e umilimente ein essa se encarnò.
       Poi ke fo homo, a [la] morte lo desti,
       e la sua carne a nostra malattia
       fo medicina ke l’arisanò.

  • Condividi
PARAFRASI

Signore, potrai darmi un autorevole insegnamento, tu che hai indotto l’unicorno a mitigare la sua natura selvaggia e distruttrice di fronte alla bellezza verginale: la quale gli ammansisce il cuore al punto da farlo addormentare (sul suo grembo) e fargli subire la morte; ma poi la sua carne si può somministrare come medicamento contro tutte le malattie. E così hai fatto con tuo figlio:lo hai mandato alla Vergine Maria, e umilmente si è incarnato in lei. Divenuto uomo, lo hai consegnato alla morte, e la sua carne (la sua passione sulla croce e l’eucaristia) è stata la medicina che ha risanato il nostro male.

COMMENTO

I bestiari medievali sono testi contenenti brevi descrizioni di animali - sia reali, sia immaginari, come l’unicorno e la sirena - accompagnate da spiegazioni moralizzanti e allegoriche e da riferimenti tratti dalla Bibbia. Analoghe raccolte sono i lapidari (che illustrano le proprietà delle rocce e dei minerali) e gli erbari (spesso di carattere medico, dedicati alle virtù delle piante). La loro origine risale al Phisiologus greco (II sec. d.C.), da cui discende una serie di raccolte popolarissime nel Medio Evo, tanto come repertorio di simboli adatti alla predicazione quanto come fonte d’ispirazione per la lirica religiosa e profana e per le arti figurative. In questo sonetto, appartenente al filone della poesia didattica dell’Italia centrale, l’unicorno, un leggendario animale selvaggio che si diceva divenisse mansueto soltanto in presenza di una vergine, che si addormentsse sul suo grembo e così potesse venire catturato e ucciso, è paragonato a Cristo, e la fanciulla che lo ammansisce è identificata con la Vergine Maria; in altri testi analoghi l’unicorno selvaggio può essere il peccatore, e la Madonna colei che lo redime.

Scelta, parafrasi, commento e note bio-bibliografiche a cura di Gigi Cavalli


BIO AUTORE
Il Bestiario moralizzato è una raccolta d’autore anonimo (forse di Città di Castello) che contiene sessantaquattro sonetti (questo è il n. IV). è detto anche Bestiario di Gubbio, perché considerato un tempo di origine umbra. L’unico codice che lo riproduce è, in realtà, ascrivibile a un’area tra umbro-settentrionale e tosco-orientale, e databile alla fine del XIII o all’inizio del XIV secolo. Il testo qui riprodotto è quello dell’edizione critica di M. Romano (1978).
0