Alla chiesa di Frosinone

      Il tuo orologio suona ogni quarto,
       ogni quarto ricorda: - il tempo passa;
       ogni quarto con tocchi argentini
       e l’ore con cupi tocchi. E sembra
5        che siamo soli noi due, io e il tempo.
       E sembra non ci sia carità; che il mondo
       sia un’arida clessidra, e noi come sabbia
       che, dentro, vi scivoliamo. E sembra,
       il mondo, non altro che suono. Se non avessi
10        l’anima, e non fossi quasi un uccello
       che batte l’ali fuor di palude, tu, tempo,
       m’inganneresti. E tu, antica abside
       che questi di Frosinone han lasciata
       piena di crepe, o come nella tua polvere,
15        colpa, m’avvolgeresti. Ma la mia anima
       prega sugli orizzonti senza suono,
       di là dai lidi sabbiosi, dov’è andata
       mia madre: di tra le ciglia della vita
       che palpitano. Come di bambina che si ridesta,
20        la mia anima prega per ciò che muore.

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COMMENTO

Tra i maggiori poeti d’ispirazione cristiana del Novecento italiano, con Clemente Rebora e David Maria Turoldo, Carlo Betocchi non attinge a una visione mistica - come ci si potrebbe attendere da uno dei capiscuola dell’ermetismo fiorentino - ma alla concretezza di un sentimento pensoso della condizione umana. In questa composizione tratta da L’estate di San Martino le parole, semplici e tuttavia animate da una forte tensione lirica, impongono alla coscienza il senso del tempo che passa inesorabile e del destino che è riservato all’uomo, invischiato nel vivere come un uccello nella palude; e tuttavia la carità - parola centrale di questa poesia - impedisce di pensare che il mondo sia un’arida clessidra: poiché l’anima, attraverso la forza della preghiera, saprà superare il silenzio della morte (gli orizzonti senza suono), ridivenuta innocente come le ciglia di una bambina che si ridesta, in vigorosa contrapposizione a ciò che muore.

Scelta, parafrasi, commento e note bio-bibliografiche a cura di Gigi Cavalli


Carlo Betocchi (Torino 1899 - Bordighera 1986), a Firenze dal 1906, ben presto orfano di padre, perito agrimensore, ufficiale al fronte nella prima guerra mondiale e poi volontario in Cirenaica, dal 1920 lavora in cantieri edili e stradali. Nel 1929 è tra i fondatori della rivista fiorentina Il Frontespizio, nel 1938 è professore di Lettere, si trasferisce a Venezia e, nel dopoguerra, a Roma; nel 1952 torna a Firenze per lavorare presso l’editore Vallecchi, poi alla redazione della rivista L’Approdo. Tra le opere, raccolte in Tutte le poesie (Mondadori, 1984 e Garzanti, 1996): Realtà vince il sogno (1932), Altre poesie (1939), Notizie di prosa e poesia (1947), Un ponte nella pianura (1953), Tetti toscani (1955), Poesie (1955, premio Viareggio), L’estate di San Martino (1961), Un passo, un altro passo (1967), Prime e ultimissime (1974), Poesie del sabato (1980). Nel 1999 è stato pubblicato un volume con poesie scelte di cui molte inedite, Dal definitivo istante. Negli ultimi anni la serena fiducia del poeta cristiano, provato da gravi eventi personali, si apre al turbamento e al dubbio sotto i colpi del dolore e della sventura.
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