Volo di uccelli che sentono la tempesta

PIERO BIGONGIARI 17 febbraio
D’uno in altro finito nelle azzurre
caverne l’infinito schiuma al vento
che involve nel suo fulgido tormento
il colore dei prati, l’ali eterne
5 di primavera dei sommessi alati:
mare che non ha requie sulle tombe
umane, dove i petti ansano invano,
mare che spinge il suo sorriso a fiore
strano tra scogli e addii. Ad ali tese
10 precedono gli uccelli la tempesta,
celesti ne disegnano le corolle,
grigi barlumi insegnano alle zolle
e in alto al nido, fermo
ingorgo di mota, di sterpi, d’amore
15 ch’altro rapprese e sollevò tra i rami
e le grondaie. Altro percorre il fiume
fin oltre la sorgente, un altro lume
avvena le tue mani, ulcera gli occhi.
Chiamami dalla tua sorda caverna,
20 io sono in basso, tento il piede, salgo
alla tua verna altissima e non ti odo,
amore penetrato come un chiodo
sul legno delle croci che fioriscono.
                                 (20 luglio ’56)

COMMENTO

Come Mario Luzi, suo amico, Piero Bigongiari accentua la tendenza metafisica della poesia ermetica ponendo in una luce particolare i temi dell’assenza e del mistero, irrobustiti da un anelito religioso, e riconoscendo alla poesia una funzione preminente nella trasfigurazione della realtà. Questi versi, quasi tutti endecasillabi variamente rimati, sono tratti dalla raccolta Le mura di Pistoia (1955-1958). Il loro moto ispiratore nasce da un volo di uccelli, di ascendenza francescana, che dalla imminente tempesta di un mare irrequieto e dal buio del mondo finito (ove altro è parola-chiave, che dal primo verso ai vv. 16-17 ricorre in tutta la lirica con la sua arcana presenza) salgono verso le azzurre caverne dell’infinito, verso un nido provvidenziale, impastato di fango, di spine, d’amore. Anche l’uomo tende verso l’alto, nella ricerca di amore assoluto, come in una lauda di Jacopone, per raggiungere la verna altissima e il legno della croce che, come nelle leggende medievali, diviene albero della vita.

Scelta, parafrasi, commento e note bio-bibliografiche a cura di Gigi Cavalli

BIO AUTORE

Piero Bigongiari (Navacchio, Pisa, 1914 - Firenze 1997), poeta, critico, saggista e traduttore, insegna storia della letteratura italiana moderna e contemporanea e fa parte del gruppo degli ermetici fiorentini. Collabora a numerose riviste tra cui Campo di Marte, Letteratura, Prospettive e Paragone. Tra i volumi di poesie: La figlia di Babilonia (1942), Rogo (1952), Il corvo bianco (1955), riuniti in Stato di cose (1968); Le mura di Pistoia (1958), Autoritratto poetico (1985), Col dito in terra e La legge e la leggenda (1991), Dove finiscono le tracce (1996). Tra i saggi: Il senso della lirica italiana (1952), Poesia italiana del Novecento (1960), Leopardi (1962), La poesia come funzione simbolica del linguaggio (1972). L’analisi stilistica della poesia leopardiana lo induce a dedicarsi alla maggiore lirica europea (Rilke, Góngora, Ronsard, Mallarmé).