Adesso che il tempo

      Adesso che il tempo sembra tutto mio
       e nessuno mi chiama per il pranzo e per la cena,
       adesso che posso rimanere a guardare
       come si scioglie una nuvola e come si scolora,
5        come cammina un gatto per il tetto
       nel lusso immenso di una esplorazione, adesso
       che ogni giorno mi aspetta
       la sconfinata lunghezza di una notte
       dove non c'è richiamo e non c'è più ragione
10        di spogliarsi in fretta per riposare dentro
       l'accecante dolcezza di un corpo che mi aspetta,
       adesso che il mattino non ha mai principio
       e silenzioso mi lascia ai miei progetti
       a tutte le cadenze della voce, adesso
15        vorrei improvvisamente la prigione.

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COMMENTO

Le parole - semplici e quotidiane, ma dure e brillanti come gioielli - che animano questi versi (da Poesie) sembrano realizzare con facilità soprendente una fusione inattesa tra precisione chirurgica e passione bruciante, imponendo nel contempo, nell’apparente distacco, la presenza e l’assenza della persona amata. L’aggettivazione ‘ingrandita’ rispetto al resto del quadro (il lusso immenso, la sconfinata lunghezza, l’accecante dolcezza), così come l’avverbio improvvisamente che nel finale si scopre a invocare ancora la schiavitù dell’amore, campeggiano drammaticamente in quello che poteva sembrare il ritorno alla tranquillità e che invece si rivela la forma più dolente di una rassegnazione tutta illusoria.

Scelta, parafrasi, commento e note bio-bibliografiche a cura di Gigi Cavalli


Patrizia Cavalli (Todi 1947) dal 1968 vive a Roma; ha tradotto fra l’altro, per Einaudi, il Sogno di una notte d'estate e l’Otello di Shakespeare; presso lo stesso editore ha pubblicato varie raccolte di versi, tra cui Le mie poesie non cambieranno il mondo (1974), Il cielo (1981), Poesie 1974-1992 (1992), L'io singolare proprio mio e Sempre aperto teatro (1999, premio Viareggio-Lerici), Pigre divinità e pigra sorte (2006), Datura (2013).
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