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A la dolce stasón

MARINO CECCOLI

21 marzo

      A la dolce stasón ch’ei torde arvegnono,
       e dietro i volan gli sparvier seguendogli
       e ’nfra le verde selve remettendogli,
       quando per l’àire descendendo vegnono,
5        color che vita de deletto tegnono,
       per la riviera fuor sen van veggendogli,
       de colpo tal con loro arco ferendogli,
       quali esse spesso con Amor sostegnono.
       Ed io che già percosso lì sentìvame,
10        mirando gli uccellette andar piangendose,
       ch’a dolce lagremar con lor movìvame,
       vidi un uccel da ciel ver’ me scendendose,
       ch’el petto, per grimire el core, aprìvame:
       se non che per pietà vignìa rendendose.

PARAFRASI

Nella dolce stagione (di primavera), quando i tordi fanno ritorno e gli sparvieri li inseguono, e li ricacciano nella verde boscaglia quando vengono giù attraverso il cielo, coloro che conducono una vita di piacere si aggirano per la campagna, per vederli e per trafiggerli con il loro arco, così come anche loro spesso vengono feriti da Amore. E io, che mi sentivo già colpito, guardando gli uccelletti fuggire piangendo, e che mi sentivo portato a condividere il loro dolce pianto, vidi un uccello scendere dal cielo verso di me, che mi apriva il il petto per ghermire il mio cuore: ma allora quest’ultimo, preso da pietà, si disponeva ad arrendersi (all’amore).

COMMENTO

Catalogato dalla critica sia tra i poeti “di corte, gnomici e religiosi” che tra i poeti “giocosi” del Trecento, in questo sonetto Marino Ceccoli mostra tanto la propria capacità di tratteggiare una vivace scena campestre - in una bella giornata di primavera, con i cacciatori che cercano di trafiggere i tordi con le loro frecce - quanto l’abilità d’intrecciare rime sdrucciole e danzanti, con un’allegria canzonatoria che si estende anche alle proprie sofferenze amorose. Assalito dallo sparviero della passione amorosa che, sceso dal cielo, gli lacera il petto per ghermirlo, il suo cuore gli si arrende per pietà: il solito vocabolo-jolly della poesia sentimentale italiana, che qui sottintende timoroso rispetto, reverenza e accettazione della forza ineluttabile dell’amore.

Scelta, parafrasi, commento e note bio-bibliografiche a cura di Gigi Cavalli

BIO AUTORE

Marino Ceccoli (Perugia, XIV sec.), notaio e autorevole personaggio pubblico, cui Cino da Pistoia indirizza un sonetto e l’umanista Coluccio Salutati, nel 1369, una lettera ricca di espressioni di stima, scrive tra il 1320 e il 1350 tre epistole latine, una canzone e venticinque sonetti (due di questi in tenzone con altri rimatori perugini).