Di Maggio

      Il maggio voglio che facciate en Cagli
       con una gente di lavoratori,
       con muli e gran distrier’ zoppicatori:
       per pettorali forti reste d’agli.
5        Intorno a questo sìanovi gran bagli
       di villan scapigliati e gridatori,
       de’ qual’ resolvan sì fatti sudori,
       che turben l’aire sì che mai non cagli;
       altri villan poi facendovi mance
10        di cipolle porrate e di marroni,
       usando in questo gran gavazze e ciance:
       in giù letame ed in alto forconi;
       vecchie e massai baciarsi per le guance;
       di pecore e di porci si ragioni.

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PARAFRASI

In maggio voglio che vi troviate a Cagli (tra Pesaro e Urbino) con una folla di zappaterra, con dei muli e dei grossi cavalli azzoppati, che come pettorali abbiano delle maleodoranti filze intrecciate di teste d’aglio. Intorno a loro si tengano gran balli di villani scapigliati e vociferanti, dai quali emanino sudori tali da ammorbare l’aria sì da non darle tregua;(ci siano) poi altri villani che vi facciano dono di cipolle porraie (porri) e di marroni, facendo grandi baldorie e frottole: per terra il letame, e in alto i forconi; vecchie e contadini che si bacino sulle guance; e che si parli di pecore e di maiali.

COMMENTO

Alla “brigata nobile e cortese” dei sonetti dei Mesi di Folgóre, che esalta i divertimenti e i piaceri (plazer nel modello provenzale) tipici dell’aristocrazia trecentesca toscana, e che per maggio parla di destrieri veloci e di pettorali eleganti, di variopinte stoffe di seta, di viole e di rose, di raffinati tornei, di ghirlande che cadono dai balconi e di melarance che vengono lanciate in alto, di fanciulle e giovanetti che si baciano dolcemente, di discorsi sull’amore e sul piacere, Cenne contrappone punto per punto gli enueg (‘noie’, ‘fastidi’, anch’essi frequenti nella poesia provenzale) dei suoi personaggi goffi e puzzolenti, rovesciando completamente quella visione del mondo e portando la parodia alle estreme conseguenze. Naturalmente anche per lui si tratta di un gioco fatto seriamente, con innegabile perizia linguistica e stilistica. Vi si può avvertire un atteggiamento polemico nei confronti del mondo cortese, avviato verso un declino inarrestabile; ma soprattutto emerge la sua vena giocosa, fortemente ironica in senso moderno, che qua e là giunge a sfiorare il nonsense.

Scelta, parafrasi, commento e note bio-bibliografiche a cura di Gigi Cavalli


Cenne (Bencivenne), giullare aretino del XIV secolo, detto da la Chitarra per lo strumento con il quale usa accompagnare le sue canzoni, compone tra il 1322 e il 1336, anno probabile della sua scomparsa, una corona di tredici sonetti nei quali risponde “per le rime” (-agli, -ori, -ance, -oni) all’analoga corona di Fólgore da San Gimignano dedicata ai mesi dell’anno.
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