Alberi

      Alberi, o voi scroscianti di foglie
       come d’acqua verdi fontane,
       io dico la bella condizione
       di voi in questa corte silvestre,
5        ov’io m’aggiro ricco di pensieri.
       Alberi, e quanto fuoco vi spinge
       verso un celeste disegno
       e quale pietà vi piega
       verso il taciturno che implora
10        da voi, alberi, salute.

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COMMENTO

Questi dieci versi appartengono alla raccolta Banchetto. De Libero è già poeta affermato, con varie opere alle spalle, e da un inizio alquanto ispirato alla poesia di Ungaretti e a quella di Valéry è passato, attraverso le sue visioni agresti e pacate, ispirate al ritmo delle stagioni, a una sorta di classicismo composto e affettuoso che ritrova nella campagna la propria storia affettiva. Nell’invocazione agli alberi, belli, mormoranti nel vento, ricchi di linfa salutare, nobili creature appartenenti a una corte regale, nella quale egli si aggira, non del tutto sereno, ma ricco di pensieri, il poeta riconosce in loro un fuoco che li spinge verso un disegno quasi divino - forse la ricerca di una felicità irraggiungibile - e una pietà che li volge verso di lui, silenziosamente desideroso di una salvezza (salute, parola trobadorica e dantesca) che ne possa comporre le inquietudini. Sebbene l’atmosfera sia diversa, il ricordo corre a Davanti San Guido, ove, affermava il Carducci, (i cipressi) “una gentil pietade avean di me”. La sorella Natura si piega sull’uomo per consolarlo.

Scelta, parafrasi, commento e note bio-bibliografiche a cura di Gigi Cavalli


Libero De Libero (Fondi, Latina, 1906 - Roma 1981), laureato in giurisprudenza a Roma, critico d’arte, animatore della casa editrice La Cometa e di gallerie d’arte, insegnante di storia dell’arte al Liceo artistico, è autore delle sceneggiature dei film Non c'è pace tra gli ulivi e Giorni d'amore diretti da Giuseppe De Santis. Pubblica varie raccolte di versi, di ispirazione ermetica, tra cui Solstizio, 1934; Proverbi, 1937; Testa, 1938; Eclisse, 1940; Epigrammi, 1942; Il libro del forestiero, 1945; Banchetto, 1949; Ascolta la Ciociaria, 1953; Di brace in brace (1956-1970), 1971, premio Viareggio; Scempio e lusinga (1950-1956), 1973; Circostanze (1971-1975), 1976. Nel 1994, postumo, esce Borrador, Diario 1933-1955. Fra le opere narrative: Malumore, 1945; Amore e morte, 1951; Camera oscura, 1952; Racconti alla finestra, 1969.
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