Marzo

      Marzo: nu poco chiove
       e n’ato ppoco stracqua:
       torna a chiovere, schiove,
       ride ’o sole cu ll’acqua.
5        Mo nu cielo celeste,
       mo n’aria cupa e nera:
       mo d’ ’o vierno ’e tempeste,
       mo n’aria ’e primmavera.
       N’auciello freddigliuso
10        aspetta ch’esce ’o sole:
       ncopp’ ’o tturreno nfuso
       suspireno ’e vviole...
       Catarì!… Che buo’ cchiù?
       Ntienneme, core mio!
15        Marzo, tu ’o ssaie, si’ tu,
       e st’auciello songo io.

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PARAFRASI

Marzo: un po’ piove e dopo un po’ smette di piovere; torna a piovere, spiove, ride il sole con l’acqua. Ora un cielo celeste, ora un’aria scura e nera; ora le tempeste d’inverno, ora un’aria di primavera. Un uccello infreddolito aspetta che esca il sole: sul terreno inzuppato sospirano le viole... Caterina! Che vuoi di più? Capiscimi, cuore mio! Marzo, lo sai, sei tu, e quest’uccello sono io.

COMMENTO

Quest’‘arietta’ di quattro quartine di settenari a rima alternata, pubblicata in Ariette e sunette nel 1898, racchiude in breve spazio la similitudine tra il mese di marzo, con la sua allegra e repentina mutevolezza, e la giovane Caterina, e quella – a contrasto - tra il poeta e un uccelletto infreddolito. Si tratta di un piccolo e luminoso gioiello, la cui freschezza e il cui fascino sono ottenuti con mezzi di estrema semplicità. Un critico, Pietro Gibellini, ha opportunamente parlato di un paesaggio che “si interiorizza progressivamente fino a diventare puro 'paysage de l’âme', terso come un acquerello giapponese”. Il dialetto napoletano perde l’aria popolare e veristica delle canzoni di Piedigrotta per farsi pura melodia verbale, dagli accordi lirici stilisticamente raffinati, eredi della grazia settecentesca.

Scelta, parafrasi, commento e note bio-bibliografiche a cura di Gigi Cavalli


Salvatore Di Giacomo (Napoli 1860 - 1934), giornalista, studioso della cultura napoletana e bibliotecario erudito, compositore di testi di canzoni famose come Marechiare (1884), accademico d’Italia nel 1929, pubblica studi (Cronaca del teatro San Carlino, 1891; La prostituzione in Napoli nei secoli XV-XVI-XVII, 1899; Vincenzo Gemito e Domenico Morelli pittore, 1905; Maestri di Cappella, musica e istromenti al tesoro di San Gennaro nei secoli XVII e XVIII, 1920), novelle (Minuetto settecentesco, 1883; Pipa e boccale, 1893; Novelle napolitane, 1914; L’ignoto, 1920), drammi veristi (’O voto, 1889; A San Francisco, 1896; ’O mese mariano, 1900; Assunta Spina, 1910), raccolte poetiche (Sonetti, 1884; ’O funneco verde, 1886); ’O munasterio, 1887; Zi’ munacella, 1888; Canzoni napoletane, 1891; A San Francisco, 1895; Ariette e sunette e Fantasia, 1898; Canzone e ariette nove, 1916); le Opere complete sono apparse per la prima volta nel 1946.
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