En bona verità

      En bona verità, non m’è avviso,
       avvegna ch’ello piaccia a la Scrittura,
       che femmena pur veggia il paradiso,
       non che v’appressi a far dentro calura;
5        né che Dio padre li formasse ’l viso
       a simiglianza de la sua figura:
       anzi fu, per sacramento preciso,
       femmena dïabolica fattura.
       La femmen’ è radice de l’enganno;
10        femmen’ è quella che ogni fraude affetta;
       femmene pensan ogni mal e fanno.
       Ma ben i’ ho credenza ferma e netta
       che alquante, ma ben poche, ve ne vanno,
       per non lassar santa Maria soletta.

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PARAFRASI

In verità a me non sembra, sebbene sia approvato dalle Sacre Scritture, che una femmina possa anche soltanto vedere (da lontano) il paradiso, o addirittura avvicinarvisi per riscaldarsi; né che Dio padre le abbia plasmato il volto a sua immagine e somiglianza; al contrario, per espressa disposizione divina, la femmina fu una creazione diabolica. La femmina è la sorgente dell’inganno, la femmina è colei che prepara ogni frode, le femmine escogitano e realizzano tutti i mali. Ma io sono fermamente e nettamente convinto che (in paradiso) ne arrivino solo alcune, ma ben poche, (e unicamente) per non lasciare che santa Maria resti sola soletta.

COMMENTO

Tra i maggiori rimatori comico-realistici (o 'giocosi') del Trecento, nella vena misogina che è tipica del genere, in aperta polemica con l’idealizzazione della donna da parte degli stilnovisti, Pietro dei Faitinelli si distingue da altri poeti - primo fra tutti Cecco Angiolieri - per la sua piena coscienza, tutta letteraria, dell’antitesi sia formale, sia morale delle due opposte visioni della vita, quella cortese e quella realistica. E della prima infatti conserva, per farsene beffa, i tratti più aulici (m’è avviso, veggia, a simiglianza, fraude, ho credenza), mentre dell’altra sottolinea il lato più volgare: il termine femmena, volutamente dispregiativo rispetto a ‘donna’, è ripetuto per ben cinque volte. Il capovolgimento è completo: la donna dantesca veniva “da cielo in terra”, e invece questa il paradiso lo vede solo da lontano; quella donna angelicata qui è una creatura del diavolo (diabolica fattura), ingannatrice, imbrogliona e causa di tutti i mali.

Scelta, parafrasi, commento e note bio-bibliografiche a cura di Gigi Cavalli


Pietro dei Faitinelli (Lucca 1280/90-1349) detto Mugnone, notaio, di nobile e illustre famiglia di parte guelfa, nel 1314 è mandato in esilio dopo la conquista e il saccheggio della città da parte di Uguccione della Faggiuola; può farvi ritorno solo nel 1331, rientrando in possesso dei propri beni. Di lui ci restano una canzone e diciassette sonetti, in parte ispirati alla sua passione politica e all’amarezza per la sconfitta e la lontananza dalla patria e in parte (benché in realtà sia felicemente sposato) caratterizzati da un acceso antifemminismo.
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