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Loda una chioma nera

MARCELLO GIOVANETTI

      Chiome, qualor disciolte in foschi errori
       da la fronte vi miro in giù cadenti,
       e velate al mio sol gli aurei splendori,
       siete nubi importune, ombre nocenti.
5        Ma s’in groppo accogliete i vostri orrori,
       nera cote sembrate, ove pungenti
       rende Amor le saette; e l’ambre e gli ori
       vincete d’ogni crin, chiome lucenti.
       Escon da’ vostri torbidi volumi,
10        come lampo talor da nube impura,
       verso il mio cor d’accese fiamme i fiumi;
       ch’arte fu, non error, se diè natura,
       quasi pittor che mesce l’ombre ai lumi,
       de la fronte al candor la chioma oscura.

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PARAFRASI

O chiome, quando, sciolte in oscure volute (in boccoli neri), vi vedo scendere sulla fronte (di lei), e offuscate gli splendori dorati del mio sole, voi siete nuvole fastidiose, ombre nocive. Ma se raccogliete in un nodo i vostri ciuffi tenebrosi voi sembrate la nera pietra (su cui si affila una lama) sulla quale Amore aguzza le proprie frecce; e voi, chiome lucenti, superate i colori castani o biondi di ogni altra capigliatura. Dalla vostra oscura massa, come (scocca) talora un lampo da una nuvola tempestosa, escono verso il mio cuore fiumi di fiamme ardenti; ma è stato un accorgimento artistico, e non un errore, se la natura, come fa un pittore che mescola le ombre alle luci, ha dato (contrapposto) la chioma scura al candore della fronte.

COMMENTO

Nelle Rime di Marcello Giovanetti, scomparso prematuramente a trentatré anni, gli schemi barocchi della scuola marinista lasciano filtrare una concreta vitalità poetica abbastanza personale, in cui certamente non manca - come in altri poeti del tempo - un’ispirazione di genere erotico-tenebroso. Uno dei suoi sonetti più noti è intitolato Bella cortigiana frustata; in un altro, che tratta di un’esecuzione capitale a cui assiste una dama, c’è un parallelo tra gli effetti della condanna a morte e la strage di cuori compiuta dalla donna ('Resta per doppia strage il petto essangue: / fan bellezza e spavento eguali prove / e nuotano gli Amori in mezzo al sangue'). Qui in tutto il sonetto - con i foschi errori, le ombre nocenti, gli orrori, i torbidi volumi, la nube impura, le accese fiamme, d’ispirazione quasi luciferina - e più dichiaratamente nel penultimo verso, l’effetto di uno “stupore” visivo, o addirittura visionario, sembra rivaleggiare con le luci e le ombre che animano la pittura del Caravaggio.

Scelta, parafrasi, commento e note bio-bibliografiche a cura di Gigi Cavalli


BIO AUTORE
Marcello Giovanetti (Ascoli Piceno 1598-1631), avvocato molto stimato a Roma, è autore di Rime (1620) e di Sonetti, canzoni, madrigali (1626), nonché di una favola pastorale, la Cilla (1626).