O anzoleta bella

LEONARDO GIUSTINIAN 23 maggio
O anzoleta bella,
cantando e’ vegno a dire
el mio martire
e l’aspro mio dolore.
5 Più tempo son passato
per sta contrata sol per lo tuo amore;
ahi, lasso sventurato,
zelar convegno sto mio grande ardore!
Sol per lo tuo onore
10 convieme star secreto,
ma pur quïeto
languisco, o zentil fiore.
Dona, quando te vedo,
guardar non olso el tuo zentil aspeto;
15 laso, ch’io non credo
senza ti mai aver alcun dileto.
El viver m’è in dispeto
poi che me vedo tolto
el tuo bel volto,
20 e vivo in gran dolore.
O morte, o mia fortuna,
o dio d’amore, o bei tempi pasati !
Da picoleto in cuna
finito avese i zorni sventurati!
25 I bei piaceri usati
non poso ricoprare,
né pur mirare
el tuo seren colore.
Se pur una fïata
30 senza suspeto mirar te potese,
l’anima sconsolata
se poi dal miser corpo [se] partese,
lasso, s’ ïo morese,
contento finiria
35 la vita mia
in questo tanto ardore.
Ahimé, quanto me dole
che mia cason me forza star luntano
dal volto che me tole,
40 quando el riguardo, ogni angosioso afano!
Questo mio greve dano
me sforza a lacrimare
e desirare
la morte in sto dolore.
45 Biastemo i penser mei,
i zorni andati e l’aspra mia fortuna,
poi che ho perdù colei
che del mio core era ferma colona.
O sola mia madona,
50 o solo mio dileto,
per mio difeto
te laso, o zentil fiore !
Ma poi che tal partire
contra mia voglia pur convegno fare,
55 el mio fìdel servire,
cara madona, non tel smentegare:
sol questo vo’ pregare,
misero, lacrimando;
me ricomando
60 a ti, lizadro fiore!

PARAFRASI

O bella angioletta, con questo canto ti vengo a rivelare la mia sofferenza e il mio aspro dolore. A lungo sono passato per questa strada soltanto per amor tuo; ahimé, povero sventurato, sono costretto a congelare questo mio grande ardore! Devo mantenere il segreto solo per (salvaguardare) il tuo onore, ma anche stando silenzioso io soffro, o gentile fiore. Donna, quando ti vedo non oso contemplare il tuo nobile aspetto; povero me, io non credo di poter mai avere alcun piacere senza di te. Non mi piace più vivere, giacché mi è sottratto il tuo bel viso, e vivo in grande dolore. O morte, o mio destino, o dio dell’amore, o bei momenti passati! (Volesse il cielo che) io avessi finito nella culla i (miei) giorni sventurati! Non posso recuperare i bei piaceri d’ un tempo, e neppure guardare il tuo viso luminoso. Se solo per una volta potessi contemplarti senza pericolo, e poi l’anima sconsolata si separasse dal misero corpo, ahimè, se io morissi, concluderei la mia esistenza contento in questo amore così ardente. Ahimè, quanto mi dispiace che la mia colpa mi costringa a stare lontano dal volto che, quando lo guardo, mi libera da ogni angoscioso affanno! Questo mio pesante fardello mi forza a piangere e a desiderare la morte in questo dolore. Impreco contro i miei stessi pensieri, i giorni passati e la mia crudele sfortuna, poiché ho perduto colei che era la salda colonna del mio cuore. O sola mia signora, o sola mia gioia, o nobile fiore, ti lascio soltanto per colpa mia! Ma dato che decido, pur controvoglia, di partire, non ti dimenticare della mia fedeltà nel servirti, cara madonna: voglio pregarti solo di questo, me infelice, piangendo: fiore leggiadro, a te mi raccomando!

COMMENTO

Il tema severo della dura necessità di lasciare la donna amata, con un dolore quasi disperato che percorre tutta la canzonetta in forma di ballata, sembra contrapporsi alla leggerezza ariosa e dolce del suo ritmo melodico, dovuta al fatto che si tratta di un testo composto per essere cantato in musica (della quale lo stesso poeta è il ‘cantautore’) e al fitto e ripetuto intrecciarsi di assonanze, di consonanze e di rime. Di molte composizioni simili, divenute presto molto popolari nel Quattrocento, non è certo che il vero autore sia Leonardo Giustinian, il quale però ne è considerato l’inventore; e “giustiniana” o “veneziana” è il nome rimasto a questo leggiadro genere letterario-musicale, d’argomento amoroso, scritto in veneziano italianizzato e in uno stile fra il colto e il popolaresco.

Scelta, parafrasi, commento e note bio-bibliografiche a cura di Gigi Cavalli

BIO AUTORE

Leonardo Giustinian (Venezia 1388-1446), di famiglia patrizia, umanista e traduttore di Plutarco, capo del consiglio dei Dieci e procuratore di San Marco (la seconda carica dello Stato, cui sarebbe seguita la nomina al dogato se non fosse morto improvvisamente), dice di trovare nella letteratura una sorta di rifugio “dalle quotidiane grandissime fatiche dei pubblici negozi”. È autore di Epistulae latine, di un trattato di mnemotecnica, Regulae artificialis memoriae, e - dal 1428 - di laude religiose. Famosi, però, sono soprattutto i suoi Strambotti (ottave) e le sue Canzonette di argomento amoroso, largamente imitati, stampati (postumi) dal 1474 in poi.