Rondinella pellegrina

      Rondinella pellegrina
       che ti posi in sul verone,
       ricantando ogni mattina
       quella flebile canzone,
5        che vuoi dirmi in tua favella,
       pellegrina rondinella?
       Solitaria nell’oblio,
       dal tuo sposo abbandonata,
       piangi forse al pianto mio
10        vedovetta sconsolata?
       Piangi, piangi in tua favella,
       pellegrina rondinella.
       Pur di me manco infelice
       tu alle penne almen t’affidi,
15        scorri il lago e la pendice,
       empi l’aria de’ tuoi gridi,
       tutto il giorno in tua favella
       lui chiamando, o rondinella.
       Oh se anch’io... Ma lo contende
20        questa bassa e angusta volta,
       dove sole non risplende,
       dove l’aria ancor m’è tolta,
       donde a te la mia favella
       giunge appena, o rondinella.
25        Il settembre innanzi viene
       e a lasciarmi ti prepari:
       tu vedrai lontane arene,
       nuovi monti, nuovi mari
       salutando in tua favella,
30        pellegrina rondinella:
       ed io tutte le mattine
       riaprendo gli occhi al pianto,
       fra le nevi e fra le brine
       crederò d’udir quel canto,
35        onde par che in tua favella
       mi compianga, o rondinella.
       Una croce a primavera
       troverai su questo suolo.
       Rondinella, in su la sera
40        sovra lei raccogli il volo:
       dimmi pace in tua favella,
       pellegrina rondinella.

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PARAFRASI

Rondinella venuta da lontano, che ti posi sul balcone cantando ogni mattina quel canto sommesso, che cosa vuoi dirmi nel tuo linguaggio, rondinella pellegrina? Sola, abbandonata e dimenticata dal tuo sposo, forse piangi per il mio pianto, piccola vedova sconsolata? Piangi, piangi nel tuo linguaggio, rondinella pellegrina. Eppure, meno infelice di me, tu almeno ti affidi alle tue ali, sorvoli il lago e la collina, riempi l’aria con i tuoi gridi, chiamando lui con il tuo linguaggio, o rondinella. Oh, se anch’io... Ma a me lo impedisce questa bassa e angusta volta (della cella), in cui non splende il sole, dove mi tolgono perfino l’aria, dalla quale la mia parola può giungere a stento fino a te, o rondinella. Sta per giungere settembre e tu ti prepari a lasciarmi: vedrai spiagge lontane, nuove montagne, nuovi mari, salutandoli nel tuo linguaggio, rondinella pellegrina; e io, tutte le mattine, riaprendo gli occhi per piangere, in mezzo alle nevi e ai geli crederò di sentire quel canto, con il quale sembra che tu, nel tuo linguaggio, pianga insieme con me, o rondinella. In primavera troverai su questa terra una croce (la mia). Rondinella, sul far della sera rattieni il tuo volo sopra di essa: augurami, nel tuo linguaggio, (di riposare in) pace, o rondinella pellegrina.

COMMENTO

La più famosa ballata del Romanticismo italiano, che fa parte del romanzo Marco Visconti, è il lamento di un prigioniero senza speranza rivolto a una rondine: una creatura libera, ma ugualmente infelice. Irrequietezza appassionata e malinconica, ricchezza affettiva e lirismo sentimentale fluiscono nei ritmi “popolari” e sonori del Grossi, come in questo componimento in sestine di ottonari, che è stato più volte musicato e, divenuto popolarissimo soprattutto in Toscana, è entrato a far parte del folclore risorgimentale italiano.

Scelta, parafrasi, commento e note bio-bibliografiche a cura di Gigi Cavalli


Tommaso Grossi (Bellano, Como, 1790 - Milano 1853) si laurea in legge nel 1810 e si trasferisce a Milano. Nel 1815 scrive la Prineide, satira politica in sestine di endecasillabi in dialetto milanese sul malgoverno della Lombardia sotto l’imperatore austriaco Francesco I; benché anonima, questa risveglia l’interesse della polizia. Divenuto amico di Carlo Porta e della cerchia dei poeti romantici, e poi di Alessandro Manzoni, nella cui casa andrà ad abitare stabilmente, compone altre novelle in versi come La fuggitiva, in milanese (1816) e poi in italiano, l’Ildegonda (1820) e Ulrico e Lida (1837) e il romanzo-poema storico I Lombardi alla prima crociata (1826) a cui si ispirerà Giuseppe Verdi per il suo melodramma (1843). Tra il 1831 e il 1834 scrive il romanzo storico Marco Visconti, di immediato e duraturo successo, che poi ispira, fra l’altro, un “melodramma tragico” di Errico Petrella (1854), due film diretti da Mario Caserini (1909) e da Mario Bonnard (1941) e uno sceneggiato televisivo diretto da Anton Giulio Majano (1975). Nel 1838, dopo le nozze, abbandonata la letteratura, si dedica con successo alla professione di notaio. Nel 1848 redige con un collega il documento di annessione della Lombardia al Piemonte; dopo un breve esilio a Lugano in seguito alla sua adesione al movimento rivoluzionario, può riprendere la professione a Milano.
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