Canto della sposa

      Se i pavimenti odorano di ragia
       se splende in ordine la sua povera casa
       se respira nei fiori
       se gli salta in collo il più chiaro bambino
5        se riposa
       la gota fresca di bagno contro la sua mascella dura
       forse m’incoronerà di uno sguardo
       forse scioglierà in un sorriso la sua cura.
       Ma chi conosce il suo pensiero
10        forse il suo desiderio si è già allontanato.
       Voltati e ricevi la casa dell’amore
       tutta ricordi di anima che quando li abbiamo portati
       nelle stanze vuote si sente battere il nostro cuore.
       Per una amara parola che ci hai lasciato stamani
15        tutt’oggi non mi sono seduta.
       Ma ci nega uno sguardo la sera
       ma anche questa giornata è perduta.
       Se non si dimentica, se non si consola
       se non si rasserena
20        se la sua carezza è mancata
       se non confida la sua pena
       allora questa casa è sbagliata
       allora la vecchia fede è vilipesa.
       Sei un uomo e forse volevi una donna di gioia
25        non una fedeltà, ma una sorpresa.
       O se non mi avesse sposata!
       almeno sarebbe durato l’amore
       un poco per giorno te l’avrei misurato.
       Ma chi conosce il suo pensiero
30        il suo desiderio si è allontanato.
       Mi sono aperta troppo, mi sono sfogliata
       son brutta e non ho più nulla da dare;
       nessuno mi ha insegnato a vestire
       e perché mi levavano i fiocchi quand’ero piccina.
35        Allora la vecchia fede mi ha ingannata
       Allora non gli son più vicina.
       Sei brutta e hai perso il suo pensiero
       il suo desiderio si è allontanato.
       Ma dicevi che è bello il viso più usato
40        dolce carezza la mano operosa:
       ora ti aspetta la mano ruvida
       ora ti aspetta il viso scavato
       ora, finita la donna
       ti aspetta la tua sposa.
45        Ritorna, te che sei stato il mio fidanzato
       quando camminavamo sulle cime
       la strada d’oro che solo insieme possiamo scoprire.
       Quel che ti manca in me, l’amore te lo fa mancare.
       Amami e sono vergine ancora
50        tanto bene nuovo ti debbo ancora dare.
       Ma solo cose assenti lo fanno amare
       cose invisibili lo fanno soffrire
       non per me che son sempre uguale
       io che sono tanto noiosa, vero
55        allora se fossi lontana
       allora se potessi morire
       ma chi conosce il suo pensiero…

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NOTE

1 ragia: acquaragia, olio di trementina.
3 respira ... fiori: è adornata di fiori profumati.
4 chiaro: pulito e luminoso.
7 m’incoronerà: mi onorerà come se mi ponesse sul capo una corona regale.
8 scioglierà ...cura: dissolverà in un sorriso le sue preoccupazioni.
10 forse: sa bene che forse.
11-13 Volgiti ... cuore: Rivolgi (marito mio) la tua attenzione alla nostra casa, (che pure è stata a lungo) il tempio dell’amore, tutta (piena) di ricordi dell’anima che, portati anche in queste stanze vuote, fanno (ancora) sentire i battiti dei nostri cuori.
15 tutt’oggi ... seduta: per tutta la giornata non ho potuto trovare un momento di tranquillità.
23 la vecchia ... vilipesa: la fede stessa che ci univa viene tradita.
24-25 donna ... sorpresa: un’amante, capace non di fedeltà,ma di dare sempre nuovo piacere.
28 misurato: centellinato.
31 sfogliata: avvizzita come una corolla sfiorita.
34 i fiocchi: i nastri, non abbastanza austeri.
37 hai ... pensiero: ormai non pensa più a te.
39 usato: consunto dal trascorrere degli anni.
40 dolce ... operosa: era dolce la carezza della mano che aveva tanto lavorato.
43 finita la donna: venuta meno la sua bellezza.
46 camminavamo: percorrevamo.
49 vergine: ragazza illibata.
47 la strada d’oro: la strada dorata dell’amore felice.
51 solo ... amare: sembra che gli interessino solo altre cose.
53 non ... uguale: non si occupa più di me, che sono sempre la stessa.
54 vero: non è forse vero?
55 allora ... lontana: chissà, se io fossi lontana.
56 morire: sparire per sempre (allora forse mi amerebbe ancora...).

COMMENTO

Pubblicato per la prima volta sulla rivista Riviera ligure nel 1916, il Canto della sposa - forse il capolavoro di Jahier poeta - è lo struggente soliloquio mentale di una donna non più giovane che sente di aver perduto l’amore del marito: rimpiange la propria dedizione di sposa e madre fedele, anziché di amante (donna di gioia) sempre attraente; ricorda il tempo in cui camminava al suo fianco su strade luminose; attribuisce quasi a una propria colpa l’essere invecchiata, sempre uguale e tanto noiosa, quasi augurandosi la morte per riconquistarne l’amore. Lo sconsolato ritornello Ma chi conosce il suo pensiero... ne accompagna le amare riflessioni. Dalle cadenze severe e dolorose di questi versi, memori delle letture della Bibbia, affiora pur sempre un’interiorità feconda, animata da una delicatezza tanto psicologicamente penetrante quanto poeticamente esemplare.

Scelta, parafrasi, commento e note bio-bibliografiche a cura di Gigi Cavalli


Piero Jahier (Genova 1884 - Firenze 1966), primo di sei figli di un pastore protestante di origine valdese suicida nel 1897, lascia la scuola di teologia per impiegarsi nel 1905 nelle Ferrovie, ove resterà per tutta la vita; è anche gerente responsabile della Voce, la rivista fiorentina a cui collabora con intransigenza morale. Nel 1915 pubblica Resultanze in merito alla vita e al carattere di Gino Bianchi, grottesca satira della burocrazia impiegatizia. Volontario nella prima guerra mondiale, ufficiale degli alpini, pubblica in zona di operazioni il settimanale L’Astico e, nel 1919, Ragazzo, insieme di liriche e prose, e Con me e con gli alpini, anch’esso composto di prose e versi, tra i più sinceri e ispirati volumi nati dall’esperienza della guerra. Antifascista, perseguitato dal regime, si laurea in legge e in letteratura francese e pubblica traduzioni dal francese e dall’inglese (tra gli altri autori, Claudel, Calvino, Proudhon, Molière, Stevenson, Conrad, Collins, Hardy, Greene, Lin Yutang, E.L. Masters, Pound). Nel 1943 partecipa all’attività partigiana; nel 1945, sistemati i quattro figli, torna a Firenze. Le Poesie sono raccolte, postume, nel 1964.
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