Eo sono Amor

LAPO GIANNI 19 giugno
“Eo sono Amor, che per mia libertate
venuto sono a voi, donna piagente,
ch’al meo leal servente
sue greve pene deggiate lenare.
5 Madonna, e’ no mi manda, e questo è certo;
ma io, vedendo ’l su’ forte penare
e l’angosciar che ’l tene in malenanza,
mi mossi con pietanza a voi vegnendo:
ché sempr’e’ tene lo viso coverto,
10 e gli occhi suoi non finan di plorare
e lamentar di sua debol possanza,
merzede a la su’ amanza e me cherendo.
Per voi non mora, po’ ch’io lo difendo;
mostrate inver’ di lui vostr’allegranza,
15 sì ch’aggia beninanza.
Merzé: se ’l fate, ancor poria campare”.
“Non si convene a me, gentil segnore,
a tal messaggio far mal’acoglienza:
vostra presenza vo’ guiderdonare,
20 sì come sòle usar bona ragione.
Veniste a me con sì libero core,
di vostro servo avendo cordoglienza:
gran canoscenza lo vi fece fare,
ond’ i’ vo’ dare al su’ mal guarigione.
25 Portateli lo cor ch’avea ’n pregione,
e da mia parte li date allegranza:
ch’e’ stea fermo a su’ amanza
di buono amore puro da laudare”.
“Mille merzé, gentil donna cortese,
30 del buon risponso e del parlar piagente,
ché ’nteramente m’avete appagato,
ed adoblato mia domandagione:
sì che ’nver’ voi non posso usar riprese,
che suo servente aggia sì meritato,
35 ch’è suscitato da morte e pregione.
Donn’ e donzelle ch’amate ragione,
deh or ecco donna di gran valentia,
che per sua cortesia
vuole su’ servo sì guiderdonare!”.

PARAFRASI

“Io sono Amore, che di mia spontanea volontà sono venuto da voi, amabile signora, perché voi vogliate alleviare i gravi dolori del mio leale servitore. Madonna, certamente non è lui a mandarmi; ma io, vedendo la sua grande pena e l’angoscia che lo tiene nel tormento, mi sono mosso a pietà venendo da voi: giacché lui tiene sempre il volto coperto, e i suoi occhi non cessano di piangere e di lagnarsi della sua debolezza, chiedendo pietà alla sua amata e a me. Non lasciate che muoia a causa vostra, dato che lo difendo io; mostrate nei suoi confronti la vostra buona disposizione, in modo che lui possa trarne beneficio. Vi prego: se lo fate, potrà ancora sopravvivere”. “A me non si addice, nobile signore, fare cattiva accoglienza a tale messaggero: voglio ricompensare la vostra persona, come suole (deve) fare una giustizia giusta: siete venuto da me con un cuore così liberale, avendo compassione del vostro servitore: grande saggezza vi ha spinto a farlo, e quindi io voglio guarire il suo male. Riportategli il cuore che io tenevo prigioniero, e da parte mia dategli di che rallegrarsi: rimanga saldo nella sua maniera di amare, con amore buono e puro, degno di lode”. “Mille volte grazie, nobile gentildonna, per la vostra buona risposta e per le gradite parole, giacché mi avete completamente appagato, e raddoppiato quanto vi avevo richiesto: tanto che non ho nulla da rimproverarvi, poiché non ho mai trovato nessun’altra donna di tale valore che abbia tanto rimeritato il suo servitore, che è risuscitato dalla morte e dalla prigione. Donne e fanciulle che amate le cose giuste, ecco (guardate) una donna di grande valore, che grazie alla sua nobiltà d’animo vuole ricompensare così bene il proprio servo!”.

COMMENTO

Questa ballata in endecasillabi e settenari, solidamente strutturata - con lo schema XYyZ per la ‘ripresa’, AB(b)C(c)D per i ‘piedi’ e DE(e)Z per la ‘volta’delle tre stanze di dodici versi, e con la frequente rimalmezzo -, testimonia sia la maestria del rimatore sia, con l’alta stilizzazione dei suoi contenuti di grazia raffinata e intellettualistica, le tendenze ideologiche degli stilnovisti. Il dialogo fra Amore, che intercede di persona per l’innamorato infelice, e Madonna, pronta a cedere alle sue richieste, si svolge in un’atmosfera elegante, in presenza di donne e donzelle che alla fine sono chiamate ad ammirare, e imitare, la cortesia e la gran valentia di lei, che teneva prigioniero il cuore del suo innamorato e che ora è disposta ad affidarlo al messaggero perché glielo riporti.

Scelta, parafrasi, commento e note bio-bibliografiche a cura di Gigi Cavalli

BIO AUTORE

Lapo Gianni (probabilmente Lapo di Gianni Ricevuti, fiorentino, attivo tra il 1298 e il 1328), notaio a Firenze, nel Casentino, a Cortona, a Venezia e a Bologna, è un grande amico di Dante Alighieri, che lo nomina nel celebre sonetto giovanile Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io, nel quale ricorda anche Alagia (monna Lagia), la donna amata da Lapo, e che nel De Vulgari Eloquentia lo cita fra i quattro maggiori poeti dello Stil novo (Guido Cavalcanti, Lapo, lo stesso Dante - indicato con discrezione come unum alium, ‘un altro’ - e Cino da Pistoia) che secondo lui raggiungono la “vulgaris excellentiam”. Di lui ci sono giunti diciassette componimenti (undici ballate, tre canzoni, due stanze isolate di canzone e un sonetto doppio caudato).