Shemà

      Voi che vivete sicuri
       Nelle vostre tiepide case
       Voi che trovate tornando a sera
       Il cibo caldo e visi amici:
5        Considerate se questo è un uomo
       Che lavora nel fango
       Che non conosce pace
       Che lotta per mezzo pane
       Che muore per un sì o per un no.
10        Considerate se questa è una donna,
       Senza capelli e senza nome
       Senza più forza di ricordare
       Vuoti gli occhi e freddo il grembo
       Come una rana d’inverno.
15        Meditate che questo è stato:
       Vi comando queste parole.
       Scolpitele nel vostro cuore
       Stando in casa andando per via,
       Coricandovi alzandovi;
20        Ripetetele ai vostri figli.
       O vi si sfaccia la casa,
       La malattia vi impedisca,
       I vostri nati torcano il viso da voi.
                                   10 gennaio 1946

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COMMENTO

Shemà (in ebraico 'Ascolta'), dice l’autore, “è l’inizio della preghiera fondamentale dell’ebraismo, in cui si afferma l’unità di Dio. Alcuni versi di questa poesia ne sono la parafrasi”. Questa composizione (da Ad ora incerta) è posta in epigrafe alle pagine di Se questo è un uomo anticipate su L’amico del popolo nel 1947. La sua struttura, la scansione dei versi, la chiusa perentoria, riecheggiano il dettato biblico, con parole semplici e dense in cui la tensione espressiva si fa portatrice di chiarezza abbagliante e di memore testimonianza.

Scelta, parafrasi, commento e note bio-bibliografiche a cura di Gigi Cavalli


Primo Levi (Torino 1919-1987, forse suicida), di famiglia ebraica della media borghesia, laureato in fisica ma esperto chimico, partigiano in Val d’Aosta, è arrestato nel 1943 e nel febbraio 1944 è trasferito nel Lager di Auschwitz III. Dopo l’evacuazione del campo nel gennaio 1945, ammalato e sbandato, con un lungo e travagliato viaggio di ritorno attraverso Polonia, Bielorussia, Ucraina, Romania, Ungheria, Germania e Austria, in ottobre raggiunge Torino, ove comincia a scrivere opere di testimonianza della propria odissea. Dal 1947, dopo il matrimonio, lavora come chimico in una fabbrica di vernici per quasi trent’anni, senza abbandonare l’attività di scrittore. Tra le opere: Se questo è un uomo (1947 e 1958), La tregua (1963, premio Campiello), Storie naturali (1966, con lo pseudonimo Damiano Malabaila), Vizio di forma (1971), Il sistema periodico (1975), La chiave a stella (1978, premio Strega), l’antologia La ricerca delle radici e Lilit e altri racconti (1981), Se non ora, quando? (1982, premio Viareggio e premio Campiello), L’altrui mestiere (1985), Racconti e saggi e I sommersi e i salvati (1986). Collaboratore de La Stampa, vi pubblica varie poesie, raccolte in L’osteria di Brema (1975) e Ad ora incerta (1984).
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