Già colgono i neri fiori dell’Ade

      Già colgono i neri fiori dell’Ade
       i fiori ghiacciati viscidi di brina
       le tue mani lente che l’ombra persuade
       e il silenzio trascina.
5        Decade sui fiochi prati d’eliso
       sui prati appannati torpidi di bruma
       il colchico struggente più che il tuo sorriso
       che la febbre consuma.
       Nel vento il tuo corpo raggia infingardo
10        tra vetri squillanti stella solitaria
       e il tuo passo roco non è più che il ritardo
       delle rose nell’aria.

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NOTE

1 neri ... Ade: i fiori funebri dell’Aldilà classico, il crisantemo e il colchico.
2 ghiacciati ... brina: freddi e resi viscidi dall’umidità autunnale.
3 lente: malferme per il passo incerto; le mani: sono il soggetto, i fiori: l’oggetto della frase.
5 Decade: si piega, declina; eliso: i Campi Elisi dell’Aldilà.
7 colchico: il Colchicum autumnale, tipico fiore dell’Oltretomba; struggente: pieno di tristezza.
9 raggia infingardo: splende, ma controvoglia.
10 tra ... solitaria: come una stella solitaria in un freddo splendore serale.
11-12 roco: come un bisbiglio sommesso; ritardo ... rose: il prolungarsi ultimo di un profumo di rose.

COMMENTO

La prima fase, da La barca ad Avvento notturno, della vasta produzione di Luzi, uno tra i più eminenti poeti italiani del secondo Novecento, ne fa il maggior rappresentante dell’ermetismo fiorentino, vicino a Bigongiari, a Parronchi e a Borlenghi. Di Avvento notturno fanno parte queste tre quartine; l’occasione è, il 2 novembre, il mazzo di crisantemi che la moglie dell’autore porta sulla tomba della propria sorella: una meditazione sull’angoscia e sulla morte. Sono evidenti e contrapposte le suggestioni funebri del mondo classico - l’Ade, l’eliso, il colchico - e la rappresentazione del corpo vivo, evocato attraverso le mani lente, il sorriso febbrile, il passo roco. L’atmosfera, che in parte ricorda quella dei simbolisti francesi e di Mallarmé, nelle opere successive si volgerà a un’inquietudine meno letterarizzata e più esistenziale.

Scelta, parafrasi, commento e note bio-bibliografiche a cura di Gigi Cavalli


Mario Luzi (Castello, Firenze, 1914 - Firenze 2005) nel 1936 si laurea in letteratura francese; frequenta i maggiori esponenti dell’ermetismo fiorentino e collabora a Frontespizio; dal 1962 al 1981 insegna all’università di Urbino. Nel 2004 è nominato senatore a vita. Tra i libri di versi: La barca (1935); Avvento notturno (1940); Un brindisi (1946); Quaderno gotico (1947); Primizie del deserto (1952); Onore del vero (1957); Nel magma (1963 e 1966); Dal fondo delle campagne (1965 e 1969); Su fondamenti invisibili (1971); Al fuoco della controversia (1978, premio Viareggio); Per il battesimo dei nostri frammenti (1985; Frasi e incisi di un canto salutare (1990); Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini (1994); Sotto specie umana (1999); Dottrina dell'estremo principiante (2004). Numerose le opere teatrali, da Il libro di Ipazia (1978) a Ceneri e ardori (1997). Tra i saggi: Un’illusione platonica e altri saggi (1941); L’inferno e il limbo (1964); Vicissitudine e forma (1974); Tra le prose, Biografia a Ebe (1942) e la raccolta Trame (1982).
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