Il cocomero

      È un picciol orto fresco d’acqua viva
       e d’un’erba verdissima che trema
       al vento della sera. Un pergolato
       tutto lo cinge, vi son frutta; il fico
5        molle di latte, pendono conserte
       alle pere, le mele variopinte,
       e sotto il verde di sue foglie il pesco
       mostra le vaghe poma. In mezzo è un chiuso
       d’arboretti che curvansi ne’ rami,
10        e dentro al fresco stan garzoni e donne
       assisi innanzi ad una pietra, e tutti
       riguardano un cocomero che aperto
       sulla pietra bianchissima fiammeggia.
       Un villanello empie i bicchieri: incontro
15        guida la danza il mandolino, ed entra
       a poco a poco il chiaro della luna.

  • Condividi
NOTE

5 molle di latte: gonfio di lattice.
conserte: intrecciate.
8-9: vaghe poma: bei frutti; chiuso ... rami: il pergolato, una piccola cupola di rami intrecciati.
10 garzoni: giovani.
12 riguardano: guardano attratti.
13 fiammeggia: splende, rosso come una fiamma.

COMMENTO

Giambattista Maccari, con il fratello minore Giuseppe (1840-1867), fa parte dei poeti della cosiddetta “scuola romana”, contrapposta alla poesia arcadica e neoclassica e ispirata alla purezza naturale dei poeti del Trecento e agli idilli del Leopardi, dei quali accresce con amorevole partecipazione gli effetti descrittivi. Questi endecasillabi sciolti (dalle Nuove poesie), fluenti con la naturalezza di un’acqua sorgiva, tratteggiano un raffinato quadretto campestre, con ragazzi e ragazze che sotto una pergola si accingono ad affettare un’anguria molto attraente. Il verde dell’erba del fogliame del pesco, il biancore del lattice del fico, i colori delle mele e delle pere variopinte, il rosso del cocomero che fiammeggia, formano un quadretto vivace e delicato, che si accorda con la leggerezza della danza, accompagnata dalla musica lieve di un mandolino, nella luce serale, mentre a poco a poco sorge la luna.

Scelta, parafrasi, commento e note bio-bibliografiche a cura di Gigi Cavalli


Giambattista Maccari (Frosinone 1832 - Roma 1868), laureato in legge, amico di Domenico Gnoli, traduce i poeti greci (Anacreonte, Esiodo) e compone ballate ispirate a quelle di Franco Sacchetti, idilli, anacreontiche: Poesie (1856), Nuove poesie (1869, postume).
0