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Dorme

FAUSTO MARIA MARTINI

17 luglio

      Annie dorme: un chiaror discreto
       avvolge come in un segreto
       la bruna testa, china giù
       sullo scrittoio d’acajù.
5        Nell’ombra, un suo braccio scoperto
       ancora tocca un libro aperto:
       intorno a quella nudità
       rosea, trema l’oscurità...
       Annie, per quale lontananza
10        la dolce anima tua s’avanza,
       mentre riposi, china giù
       sullo scrittoio d’acajù?

NOTE

4 acajù: nome esotico (in francese acajou) del legno della Swietenia Mahagoni, comunemente detto mogano.
9 per quale: verso quale.

COMMENTO

Le poesie giovanili di Fausto Maria Martini, appartenente alla corrente dei ‘crepuscolari’, manifestano di quella dimessa poetica, immersa in un mite e lungo tramonto, il tono intimista e familiare, in cui si avvertono reminiscenze di un mondo pascoliano (e anche protodannunziano) di tono minore. Anche in queste quartine di novenari a rima baciata, tratte dalla sua prima raccolta, Le piccole morte, prevalgono, come in un bozzetto postimpressionista, ombre e penombre: un raccoglimento - un tremito - leggermente velato di mistero, la nudità rosea del braccio femminile, la lontananza in cui s’immagina avanzare la dolce anima della fanciulla. Il quadretto, tuttavia, sembra impacchettato nella carta velina di una romantica e disillusa ironia, già di tipo ‘moderno’: nella chiusa, come nella prima quartina, il forestierismo acajù rima vezzosamente con il modesto china giù.

Scelta, parafrasi, commento e note bio-bibliografiche a cura di Gigi Cavalli

BIO AUTORE

Fausto Maria Martini (Roma 1886-1931), poeta crepuscolare come il suo caro amico Sergio Corazzini, pubblica alcuni libri di versi, come Le piccole morte (1906) e Poesie provinciali (1910). Nel 1907 fa un viaggio in America, di cui resta la bella rievocazione nel volume Si sbarca a New York (1930). Gravemente mutilato nella prima guerra mondiale, si dedica all’attività di giornalista, critico drammatico per La Tribuna e Il Giornale d’Italia (Cronache, 3 voll., 1923-28), e scrittore di romanzi e racconti, di una sensibilità fra pascoliana e dannunziana (Verginità, 1920; Il cuore che mi hai dato, 1925; I volti del figlio, 1928; Il silenzio, postumo, 1932), e di commedie intimiste, dai motivi crepuscolari con echi pirandelliani, tra cui Il fiore sotto gli occhi (1922) e L'altra Nanetta (1923).