Canzona di Bacco

LORENZO de' MEDICI 22 luglio
Quant’è bella giovinezza
che si fugge tuttavia!
Chi vuole esser lieto, sia,
di doman non c’è certezza.
5 Quest’è Bacco e Arïanna,
belli, e l’un dell’altro ardenti;
perché ’l tempo fugge e inganna,
sempre insieme stan contenti.
Queste ninfe e altre genti
10 sono allegri tuttavia.
Chi vuole esser lieto, sia,
di doman non c’è certezza.
Questi lieti satiretti,
delle ninfe innamorati,
15 per caverne e per boschetti
han lor posto cento agguati;
or da Bacco riscaldati,
ballon, salton tuttavia.
Chi vuole esser lieto, sia:
20 di doman non c’è certezza.
Queste ninfe anche hanno caro
da lor essere ingannate:
non può fare a Amor riparo,
se non gente rozze e ingrate;
25 ora insieme mescolate
suonon, canton tuttavia.
Chi vuole esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.
Questa soma, che vien drieto
30 sopra l’asino, è Sileno:
così vecchio è ebbro e lieto,
già di carne e d’anni pieno;
se non può star ritto, almeno
ride e gode tuttavia.
35 Chi vuole esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.
Mida vien drieto a costoro:
ciò che tocca, oro diventa.
E che giova aver tesoro,
40 s’altri poi non si contenta?
Che dolcezza vuoi che senta
chi ha sete tuttavia?
Chi vuole esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.
45 Ciascun apra ben gli orecchi,
di doman nessun si paschi,
oggi sìan, giovani e vecchi,
lieti ognun, femmine e maschi.
Ogni tristo pensier caschi:
50 facciam festa tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.
Ciascun suoni, balli e canti,
arda di dolcezza il core:
55 non fatica, non dolore!
Ciò che ha esser, convien sia.
Chi vuole esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

PARAFRASI

Com’è bella la giovinezza, che fugge senza sosta! Chi vuole essere lieto, lo sia (adesso): sul domani non c’è nulla di sicuro. Questi sono Bacco e Arianna (la figlia di Minosse re di Creta, che aiutò Teseo a uscire dal labirinto e, da lui abbandonata a Nasso, fu salvata da Bacco), belli e reciprocamente innamorati: giacché il tempo passa e illude, stanno felici sempre insieme. Queste ninfe (le baccanti) e altre divinità (del corteo bacchico) sono in perpetua allegria: Chi vuole esser lieto ... Questi allegri satiretti, innamorati delle ninfe, le insidiano di continuo nelle caverne e nei boschi; adesso, eccitati da Bacco, ridono e ballano senza sosta. Chi vuole ... A queste ninfe piace anche essere sedotte: ad Amore non possono resistere se non le persone rozze e incomprensive; ora, tutte insieme, non fanno che suonare e cantare. Chi vuole ... Questo peso, che segue su un asino, è Sileno (il satiro figlio del dio Pan): benché vecchio, è ubriaco e allegro, pur essendo grasso e in età; se non riesce a stare ritto, almeno continua a ridere e a godere. Chi vuole ... Dopo di loro viene Mida (il re della Frigia): tutto ciò che tocca si trasforma in oro. Ma a che serve la ricchezza se uno non è contento? Che dolcezza può sentire chi ha sempre sete? Chi vuole ... Aprite tutti bene gli orecchi, nessuno si accontenti del domani, tutti, oggi, giovani e vecchi, femmine e maschi, stiano allegri. Lasciamo perdere tutte le preoccupazioni, continuiamo a festeggiare. Chi vuole ... Donne e giovani innamorati, evviva Bacco ed evviva Amore! Ciascuno suoni, balli e canti, il cuore si accenda di dolcezza: non più fatica, non più dolore! Accada pure quello che deve accadere. Chi vuole essere lieto, lo sia (adesso): sul domani non c’è nulla di sicuro.

COMMENTO

La Canzona di Bacco è il più famoso dei Canti carnascialeschi, ideati dallo stesso Lorenzo e composti per essere eseguiti con musica e in forma corale durante le feste del Carnevale, descrivendo e accompagnando lo sfilare di carri mascherati di argomento mitologico. La ballata risale probabilmente al 1490 - due anni prima della morte dell’autore - e tratta del tema laurenziano per eccellenza: l’esortazione a godere pienamente delle gioie della vita (i sensi, la bellezza, l’amore) nella consapevolezza della loro fugacità. Rimane nella memoria il suo ritornello ritmato, intenso, ossessivo, quasi una formula magica e salvifica per compiere il miracolo di fermare il tempo e la luce della giovinezza.

Scelta, parafrasi, commento e note bio-bibliografiche a cura di Gigi Cavalli

BIO AUTORE

Lorenzo de’ Medici, detto il Magnifico (Firenze 1449 - 1492), figlio di Piero di Cosimo, alla morte del padre (1469) assume, a soli vent’anni, la cura della città e dello Stato. Grande letterato e mecenate, padre di Giovanni, il futuro papa Leone X, è l’“ago della bilancia” della politica italiana. La sua produzione letteraria è cronologicamente divisibile in tre fasi, benché molte opere siano frutto di successive rielaborazioni. Agli anni intorno al 1470 risalgono le prime Rime, di stampo petrarchesco; la Nencia da Barberino e l’Uccellagione di starne (o La caccia col falcone), in ottave; il Simposio, in terzine; le due novelle Giacoppo e Ginevra. Agli anni fino al 1484 si ascrivono le opere maggiormente segnate dall’influsso del neoplatonismo di Marsilio Ficino: il dialogo filosofico Altercazione, o De Summo Bono, in terzine; i primi Capitoli religiosi; la seconda parte delle Rime, d’influenza stilnovistica; il Comento sopra alcuni de’ suoi sonetti. Alla terza fase appartengono i poemetti Ambra, Corinto, Apollo e Pan, Amori di Venere e Marte, Selve d’amore in due libri; le Laudi, le Canzoni a ballo, i Canti carnascialeschi e la Rappresentazione di san Giovanni e Paolo, dramma sacro del 1491).