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La follìa

      Una foglia cadde dal platano, un fruscìo scosse
       [il cuore del cipresso,
       sei tu che mi chiami.
       Occhi invisibili succhiellano l’ombra, s’infiggono
5        [in me come chiodi in un muro,
       sei tu che mi guardi.
       Mani invisibili le spalle mi toccano, verso
       [l’acque dormenti del pozzo mi attirano,
       sei tu che mi vuoi.
10        Su su dalle vertebre diacce con pallidi taciti
       [brividi la follìa sale al cervello,
       sei tu che mi penetri.
       Più non sfiorano i piedi la terra, più non pesa il
       [corpo nell’aria, via lo porta l’oscura vertigine,
15        sei tu che mi travolgi, sei tu.

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COMMENTO

Il vibrante impeto lirico della “maestrina di Lodi” è ampiamente orchestrato in questi versi fortemente ritmati, nei quali la passione amorosa dilaga in un crescendo turbinoso, come una forza della natura cui nulla può resistere, quasi riecheggiando in un’“oscura vertigine” il delirio amoroso di Saffo, la maggior lirica greca. Tuttavia va anche notato che qui non siamo nell’Ellade sacra, bensì in Lombardia, nel primo dopoguerra: l’atmosfera in cui si sta formando il partito fascista.

Scelta, parafrasi, commento e note bio-bibliografiche a cura di Gigi Cavalli


Ada Negri (Lodi 1870 - Milano 1945), di umili origini, maestra elementare a Motta Visconti (Pavia) e poi insegnante nelle scuole medie a Milano, di idee socialiste, amica di Filippo Turati, Anna Kuliscioff e Benito Mussolini, irrompe impetuosamente nel mondo letterario con raccolte concitate, intrise di problematiche sociali e umanitarie, come Fatalità (1892), Tempeste (1894), Maternità (1906), Dal profondo (1910), nelle quali echi leopardiani, carducciani, pascoliani e dannunziani trovano cadenze nuove e inconsuete. Con Il libro di Mara (1919), da cui è tratta La follìa, la sua vena lirico-drammatica trova forse il suo accento più felice. Più letterarie e manierate sono le raccolte successive, tra cui I canti dell'isola (1924), Vespertina (1930), Il dono (1936). Scrive anche opere narrative (Le solitarie, novelle, 1917; Stella mattutina, 1921, la più riuscita, romanzo autobiografico, 1926; Sorelle, 1929; Di giorno in giorno, 1932; Erba sul sagrato, 1939; Oltre, 1946, postumo), fino a divenire nel 1940 - prima tra le donne - membro dell’Accademia d’Italia, per poi scendere a poco a poco nell’oblio.