Il passo delle Nazarene

      Nazarene bianche, Nazarene nere.
       Del fiume a le rive
       si guardan da tanto i conventi,
       si guardan con occhio di vecchia amicizia
5        le piccole torri, una bianca e una nera,
       le suore s’incontran la sera,
       la sera al crepuscolo.
       Due volte s’incontran, le bianche e le nere,
       sul ponte, sul ponte che unisce i conventi,
10        gli unisce da tanto per vecchia amicizia,
       le piccole torri si guardan ridenti
       una bianca e una nera,
       le suore s’incontran la sera,
       la sera al crepuscolo.
15        Le piccole chiese al crepuscolo s’aprono,
       ne sortono leste le suore ed infilano il ponte;
       nel mezzo s’incontran,
       s’inchinan le bianche e le nere,
       si recan l’un l’altre a la piccola chiesa al saluto;
20        vi fanno una breve preghiera
       e leste rinfilano il ponte.
       Di nuovo nel mezzo s’incontran,
       s’inchinan le file, una bianca e una nera,
       le suore s’incontran la sera,
25        la sera al crepuscolo.

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COMMENTO

Noto ai più come narratore, fra i maggiori del Novecento, Aldo Palazzeschi esordisce come poeta, decisivo liquidatore del ritmo e del verso tradizionale, prima dei futuristi (Il passo delle Nazarene fa parte di Lanterna, del 1907), che lo adottano, ma con i quali non condivide il dinamismo interventistico; vicino ai crepuscolari e precursore degli astrattisti e dei dadaisti, con la sua venatura surrealistica o iperrealistica, di ilare spregiudicatezza, e col suo tipico ritmo ternario, senario, novenario, riccamente rimato. Qui le immagini speculari – i due conventi, le due torri, le due file di suore, una bianca e una nera - si muovono come un misterioso e silenzioso orologio meccanico, su una scacchiera onirica, in un’atmosfera metafisica: calma eppure sottilmente inquietante.

Scelta, parafrasi, commento e note bio-bibliografiche a cura di Gigi Cavalli


Aldo Palazzeschi, pseudonimo di Aldo Giurlani [Palazzeschi è il nome della nonna materna] (Firenze 1885-Roma 1974), di agiata famiglia di commercianti, studia ragioneria e recita in teatro nella compagnia di Lida Borelli, ma presto abbandona le scene per la letteratura. Pubblica a sue spese le raccolte di versi I cavalli bianchi (1905), Lanterna (1907), Poemi (1909), cui segue L’incendiario (1910), poi ripubblicati nella seconda edizione dell’Incendiario (1913). Nel 1911 esce il primo, e il più originale, dei suoi romanzi, Il codice di Perelà, cui seguono Due imperi... mancati (narrativa, 1920) e La piramide (1926), che con Allegoria di Novembre (1943) costituiranno la trilogia dei Romanzi straordinari; Stampe dell’Ottocento (novelle, 1932), Sorelle Materassi (il romanzo più noto, 1934), Il palio dei buffi (novelle, 1936 e 1945). Dal 1941 a Roma, torna al romanzo con I fratelli Cuccoli (1948, premio Viareggio), Roma (1953, premio Marzotto), Il doge (1967) e ad altri volumi di narrativa, tra cui Scherzi di gioventù (1955) e di poesia (Viaggio sentimentale, 1955). Nel 1957 riceve il premio internazionale dell’Accademia dei Lincei.
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