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La fede prima virtù teologica

PIER  MATTEO  PETRUCCI

13 settembre

      Ti vagheggiano in Ciel l’alme beate
       o somma Veritate.
       Or se qui tra le tenebre non crede,
       ma lumi e rai desia,
5        quando o dove avrà fé l’anima mia?
       Che dunque è questa fede!
       È luce oscura, è cecità che vede.

PARAFRASI

Le anime beate ti contemplano (con ammirazione e desiderio) in Cielo, o Verità superiore a ogni altra. Ora, se qui nelle tenebre (nel buio della vita terrena) la mia anima non crede, ma vorrebbe avere evidenze chiare e illuminanti, dove e quando mai potrà ottenere la fede? Che cosa è dunque mai questa fede? Una luce oscura, una cecità capace di vedere.

COMMENTO

Fra i rappresentanti del barocco “metafisico e concettoso”, Pier Matteo Petrucci traspone sul versante mistico-religioso l’intensa accensione drammatica della poetica del suo tempo. Questa composizione, dalle Poesie sacre e spirituali, appartiene a un gruppo di madrigali dedicato alle virtù teologali. Ricca di antitesi e di ossimori e quasi compressa dalla sua stessa brevità, sembra modellata in un fluido denso e rappreso, dal cupo splendore. Il tema della luce oscura riprende la ’ntenebrata luce ch’en me luce della lauda La Fede e la Speranza di Jacopone da Todi. La non visibilità, fortemente percepita, del Vero si riallaccia al famoso passo del Paradiso dantesco Fede è sustanza di cose sperate / ed argomento de le non parventi, eco a sua volta della Lettera agli Ebrei (XI, 1) di san Paolo, Est fides sperandarum substantia rerum, argumentum non apparentium.

Scelta, parafrasi, commento e note bio-bibliografiche a cura di Gigi Cavalli

BIO AUTORE

Pier Matteo Petrucci (Jesi, Ancona, 1636 - Montefalco, Perugia, 1701), dopo gli studi di filosofia e diritto, diviene sacerdote nel 1661. Predicatore, superiore della congregazione oratoriana nel 1678, è vescovo di Jesi nel 1681 e cardinale nel 1686. Nel 1688 è accusato di quietismo (la dottrina mistica, condannata dalla Chiesa nel 1687, che cerca la strada verso Dio e la perfezione cristiana attraverso uno stato di quiete passiva e fiduciosa dell’anima) e molti suoi scritti vengono posti all’Indice; all'avvento di papa Alessandro VIII è confinato nel suo vescovato, cui rinuncia nel 1696. Pubblica, tra l’altro, Lettere e trattati spirituali e mistici (1676, 1678, 1679); La contemplazione mistica acquistata (1681); Il nulla delle creature e ’l tutto di Dio (1682) e le raccolte di versi Poesie sacre e spirituali (1675), più volte ristampate e accresciute.