Ride la gazza, nera sugli aranci

SALVATORE  QUASIMODO 01 ottobre
Forse è un segno vero della vita:
intorno a me fanciulli con leggeri
moti del capo danzano in un gioco
di cadenze e di voci lungo il prato
5 della chiesa. Pietà della sera, ombre
riaccese sopra l’erba così verde,
bellissime nel fuoco della luna!
Memoria vi concede breve sonno:
ora, destatevi. Ecco, scroscia il pozzo
10 per la prima marea. Questa è l’ora:
non più mia, arsi, remoti simulacri.
E tu vento del sud forte di zàgare,
spingi la luna dove nudi dormono
fanciulli, forza il puledro sui campi
15 umidi d’orme di cavalle, apri
il mare, alza le nuvole dagli alberi:
già l’airone s’avanza verso l’acqua
e fiuta lento il fango tra le spine,
ride la gazza, nera sugli aranci.

NOTE

1 Forse ... vero: Forse (questa mia visione) è un sogno che sembra diventare realtà.
3-4 gioco ... voci: giocose cantilene di girotondi e nenie infantili; prato: il sagrato erboso.
5 Pietà: generosità caritatevole; ombre: sembianze dei compagni di giochi.
6 riaccese: fatte rivivere.
7 fuoco: la luce rossastra della luna che sorge.
9-10 scroscia ... marea: l’acqua della marea che sale raggiunge scrosciando il fondo del pozzo.
11 non ... mia: perché la mia infanzia è ormai lontana; arsi ... simulacri i compagni di giochi (sono solo) parvenze cancellate e lontane.
12 forte ... zàgare: dall’ intenso profumo di fiori d’arancio.
13 spingi: trasporta con il tuo soffio impetuoso; nudi: come nelle immagini dell’antichità classica.
14 forza: sollecita.
15 apri: fa spumeggiare.
16 alza ... alberi: solleva le nuvole sopra le cime degli alberi.
17 già: mentre scende la sera; l’airone: il trampoliere dalle lunghe gambe e dal lungo becco che conduce vita seminotturna.
18 fiuta... spine: cerca a passi lenti le sue piccole prede nell’acqua bassa dei canneti.
19 ride ... aranci: (mentre) sulle piante d’arancio la gazza, un corvide dal piumaggio prevalentemente nero, fa il suo verso che sembra una risata.

COMMENTO

Si parla, forse a torto, di due fasi per la poesia di Quasimodo: quella “ermetica”, in cui i temi della nostalgia della terra natale, mitizzata come un paradiso perduto, sono evocati dal poeta solitario in paesaggi di classicità mediterranea fuori dal tempo, in un linguaggio rarefatto ed evocativo, e quella più “impegnata” (anche politicamente, a sinistra) nelle tematiche sociali. Questi endecasillabi - del 1942 - aprono la raccolta maggiore, Ed è subito sera, e possono rappresentare il punto estremo della prima fase, dalla voce inconfondibile. Le luci e le ombre, i suoni e i colori di ricordi quasi sognati vi raggiungono un’intensità lirica di grande purezza.

Scelta, parafrasi, commento e note bio-bibliografiche a cura di Gigi Cavalli

BIO AUTORE

Salvatore Quasimodo (Modica, Ragusa, 1901 - Napoli 1968; l’accento sulla i per il cognome è una sua scelta), figlio di un ferroviere, geometra, interrotti gli studi universitari lavora a Roma e a Firenze (ove grazie a Elio Vittorini, suo cognato, entra in contatto con il gruppo della rivista Solaria); impiegato del Genio civile a Reggio Calabria, a Imperia, a Milano e in Valtellina dal 1926 al 1938, dal 1941 è professore di letteratura italiana al Conservatorio di Milano, critico teatrale e collaboratore di quotidiani e settimanali. Dopo il volume di traduzioni Lirici greci (1940), nel 1942 pubblica Ed è subito sera, che raccoglie i versi di Acque e terre (1930), Òboe sommerso (1932), Erato e Apòllion (1936) e Poesie (1938) con l’aggiunta di Nuove poesie. Seguono, nel dopoguerra, Con il piede straniero sopra il cuore (1946), Giorno dopo giorno (1947), (1949), Il falso e vero verde (1954 e 1956), La terra impareggiabile (1958, premio Viareggio), Dare e avere (1960). Fra le altre traduzioni sono quelle da Virgilio, da Catullo, dall’Iliade e dall’Odissea, dall’Antologia Palatina, dai tragici greci, da Shakespeare, Molière, Neruda, Arghezi, Éluard. Nel 1959, non senza polemiche, ottiene il premio Nobel per la letteratura (vinto da Montale, ma non da Ungaretti).