In coppa d’or

      In coppa d’or zaffir, balasci e perle,
       cantar donna amorosa in verde prato,
       e con vittoria cavaliere armato,
       e fiammeggiare in ciel lucide stelle,
5        e fiera in selva con gaetta pelle;
       leggiadro drudo da sua donna amato,
       cantare in versi il suo benigno fato;
       amanti donnear vaghe donzelle.
       Tutto è nïente a veder questa dea,
10        che fa invidia al cielo onde è discesa
       e di bellezze avanza Citerea.
       Perché, dunque sostien’ cotale offesa,
       Amor, che fuor della tua corte stea
       chi s’arma contra te e fa difesa?

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PARAFRASI

Zaffiri, rubini e perle (disposti) in una coppa d’oro, una donna innamorata che canta in un prato verde, un cavaliere vittorioso nella sua armatura, lo splendore nel cielo di stelle lucenti, una belva dalla pelle screziata nella foresta, un bell’amante amato dalla sua donna, il cantare in versi la propria sorte fortunata, innamorati che fanno la corte a belle fanciulle. Tutto (questo) non è nulla (in confronto) al vedere questa dea (la donna amata), che rende invidioso il cielo dal quale è scesa, e con le sue bellezze supera Citerea (Venere). Perché, dunque, Amore, sopporti un simile affronto, (e cioè) che chi ti combatte e si vuole opporre (all’innamorarsi) rimanga fuori dalla tua corte (sottraendosi al tuo dominio)?

COMMENTO

Questo sonetto appartiene al genere del plazer (‘piacere’), tipico della poesia provenzale: vi è elencata una serie di cose e situazioni piacevoli e/o augurabili, cui è spesso contrapposto l’enueg (‘noia’,’ fastidio’); tra i più noti esempi italiani sono i sonetti dei “Mesi” di Folgore da San Gimignano e quelli, opposti, di Cenne da la Chitarra. Qui ogni singolo verso delle due quartine, di sonora limpidezza, contiene un’istantanea diversa; e diverse sono le situazioni, descrittive e in qualche modo narrative. Meno spontanee sembrano le due terzine (in particolare l’ultima, concettosa e ‘filosofica’), che fingono di annullare , a paragone dell’amata, tutte le cose belle prima enumerate, ivi comprese, curiosamente, l’immagine petrarchesca del cavaliere armato e quella dantesca della fera con gaetta pelle.

Scelta, parafrasi, commento e note bio-bibliografiche a cura di Gigi Cavalli


Cino Rinuccini (Firenze 1350 circa - 1417), di ricca famiglia, maestro di retorica, frequenta le riunioni che si tengono nella villa degli Alberti (il “Paradiso”) e fa parte della cerchia dell’umanista Coluccio Salutati, con il quale difende la tradizione del volgare fiorentino contro le invettive degli umanisti del nord, come Antonio Loschi, filovisconteo e grande fautore del latino. Le sue Rime, che comprendono 54 componimenti ( sonetti, canzoni e ballate), ispirati alla tradizione dello Stil novo e, anche nella struttura, all’ esperienza poetica del Petrarca, sono state inserite nella Raccolta Aragonese, la celebre antologia di rime toscane - composta a Firenze nel 1476- 1477 per volere di Lorenzo de’ Medici e a cura del Poliziano - inviata in omaggio a Ferdinando d'Aragona, figlio del re di Napoli Ferdinando I, per mostrare la nobiltà letteraria del volgare toscano
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